Ricerca

Provare ma con patti chiari

Affrontare in modo banale e riduttivo questioni invece importanti è un comportamento francamente inaccettabile e intollerabile, in particolar modo nel momento in cui si tratta e si argomenta della salute delle persone, di esempi di speculazioni e affini nel corso di questi anni ce ne sono stati e non fanno bene non solo ai malati come alla ricerca scientifica indirizzata a migliorare la condizione di vita e con la, le patologie.

Oggi nella rete se un individuo sano o colpito da malattia è interessato ad avere informazioni circa la possibilità di accedere ai trials clinici per partecipare nella sperimentazione di nuovi farmaci e terapie per la cura delle svariate patologie, diabete compreso, può reperire le informazioni base sui protocolli e metodiche impiegate nella ricerca, test e applicazioni negli individui.

Un trial clinico è uno studio biomedico sull’uomo che segue dei protocolli predefiniti. Esistono trial in cui vi è l’intervento diretto dei medici attraverso la somministrazione di farmaci o altre sostanze, con successiva valutazione degli effetti. Sul versante opposto esistono studi basati soltanto sull’osservazione, senza alcun intervento diretto dei medici che si limitano ad operare osservazioni e misurazioni.

La partecipazione ad un trial clinico è un importante scelta personale e prima di approdarci è necessario, doveroso parlarne con il proprio medico, con i familiari e amici per decidere se partecipare o meno a una fase test. La partecipazione ad un trial porta ogni soggetto partecipante a giocare un ruolo attivo per cercare di migliorare la propria salute, avere accesso a nuovi trattamenti prima della loro disponibilità collettiva, ottenere cure specialistiche presso centri all’avanguardia, infine aiutare gli altri contribuendo alla ricerca medica.

Un passaggio importante da conoscere circa i protocolli usati per selezionare i partecipanti ai trial clinici riguarda la lettura delle linee guida che ne definiscono la partecipazione. I fattori che ci permettono di partecipare ad un trial clinico sono chiamati di inclusione, quelli che ne vietano la partecipazione sono chiamati criteri di esclusione. Questi sono basati su fattori quali l’età, il sesso,

il tipo di malattia, precedenti terapie e altre condizioni mediche. È importante notare che i criteri di inclusione o esclusione non sono usati per discriminare i partecipanti; al contrario sono usati per identificare le persone più appropriate e garantirne la sicurezza.

Durante la fase di test i medici verificano le condizioni di salute dei partecipanti all’inizio del trial, forniscono loro specifiche istruzioni, li monitorizzano durante il trial, restando in contatto anche dopo la fine dei test. Molti trial clinici implicano maggiori test e visite mediche rispetto a quelle che i partecipanti avrebbero normalmente per la loro malattia o condizione. La partecipazione fornisce i migliori risultati quando il protocollo è strettamente seguito e vi sono frequenti contatti con i medici che conducono lo studio.

Naturalmente quanto descritto è solo una parte del percorso di ricerca e sperimentazione compreso all’interno del trial clinico, ma al di là di tutto resta una questione di fondo da far emergere ancora dal lato oscuro della materia: come essere informati in modo univoco su queste possibilità, un passaggio basilare per rendere più ampia e chiara la strada della ricerca medica e del miglioramento delle terapie e cure per il diabete.

Chi ha una malattia che progredisce nonostante le cure, si sposta pian piano verso una delle frontiere della medicina. Verificato l’insuccesso di terapie standard, gli viene proposto di entrare in uno studio clinico. Si parte dal luogo in cui si vive per affidarsi a medici del policlinico universitario più vicino, oppure si punta a Milano o Roma.

Più raramente all’estero. La speranza di guarire ha un percorso standard: veri- fica della diagnosi presso il policlinico del capoluogo di regione, visita privata e pagamento del professionista più bravo indicato dal passa parola, fallimento delle cure prescritte, passaggio ad altro professionista, più lontano e meno accessibile ma più famoso, ulteriore fallimento delle cure, ritorno al policlinico di partenza per accedere a cure sperimentali, fallimento delle stesse, rientro a casa e ricovero all’ospedale vicino dove finire i propri giorni, passando impropriamente dal Pronto Soccorso.

È probabile che questa storia sia stata vissuta da molti familiari che riconoscono in tale sintetico percorso il calvario vissuto dal proprio congiunto deceduto per una malattia in- guaribile.

Ciascuno ha diritto di sperare, ma come può evitare di cadere in errori che possono abbreviare e rovinare la vita che resta da vivere? L’accesso a studi clinici controllati avviene sottoscrivendo un consenso in- formato.

Ciascuno deve sapere il numero di serie dello studio nel quale è inserito, da chi è diretto e quale obiettivo si propone. Il servizio è sul web: http://clinical-trials.gov.

Sperimentazioni fuori da queste sono inaffidabili, non di rado caratterizzate da interessi più commerciali che scientifici. Statene prudentemente fuori.