Dai media social e web

Insight

Affrontare la vita con leggerezza

Il diabete tipo 1 nella media è un qualcosa che pesa oppure cosa? Domandona vero! E sorge per un semplice fatto: venendo a mancare dati strutturati e affidabili sulla condizione diabetica di tipo 1 in Italia si naviga a vista, con livelli approssimativi circa l’effettivo impatto della patologia sulle persone e sistema sanitario.

Pubblicità e progresso

Sui numeri si gioca spesso e volentieri, un dato secco: in Italia come per buona parte dei paesi europei manca il registro per la patologia diabetica, strumento che, se ci fosse, servirebbe non solo per il censimento sanitario della popolazione con questa malattia, ma anche per condurre analisi e ricerche per la cura, le criticità e problematiche che tale fenomeno porta nella salute della popolazione.

E allora si ha solo una percezione del problema, di quanto siamo e come stiamo.

I social network, e Facebook in particolare, sembrano fornire uno riscontro sullo stato d’animo dei diabetici, seppur preso con le pinze e guardato con attenzione,

Da “ Insight” il tool di amministrazione della pagina di questo blog sul predetto social network dai cui si estraggono i dati sull’interazione dei profili con Il Mio Diabete si ha una campionatura piuttosto chiara di come si approcciano e vivono la malattia i diabetici tipo 1 e una quota parte dei tipo 2

Quanto emerge è un scenario variabile tendente al bello dalle circa 35000 interazioni quotidiane sulla pagina.

Praticamente il 90% dei diabetici non ha problemi con la malattia, o non li avverte, tra i due tipi il 2 è quello più preoccupato circa il proprio stato e l’evoluzione della condizione.

Il 10% di coloro che avvertono difficoltà o stanno male a causa del diabete sono ripartiti al loro interno tra origine mentale del malessere, la preponderante, e carnale in ultimo grado.

Certo la scientificità di queste rilevazioni non attendibile ma rappresenta comunque sempre un indicatore da non trascurare se comparato con i risultati prodotti da studi e analisi comprovate e testate a livello transnazionale.

In conclusione il “popolo diabetico” dei social vive bene la malattia e siccome la buona parte di questa popolazione ha meno di 40 anni d’età il valore del risultato è ancora più incoraggiante e pesante per la sua portata complessiva.

È evidente che i livelli di autarchia gestionale della malattia coniugati con un quadro patologico buono rendono bene in termini di condizione di salute.