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Diabete: l’autocontrollo oggi è la cura e pertanto occorre fornire al diabetico tutti gli strumenti indispensabili perché si sappia gestire bene. Informazione, formazione e motivazione

Bello vero? Ma resta ancora lettera morta. Secondo i risultati dell’indagine promossa tra dicembre 2016 e febbraio 2017 da questo blog sullo stato di approccio e consapevolezza dei diabetici con la malattia – a proposito a breve i dati saranno resi noti sia sul blog che a mezzo stampa – emerge che solo il 25% dei tipo 1 ha ricevuto una qualche forma di educazione terapeutica e sulla conta dei carboidrati! E l’autocontrollo in chi fa insulina con iniezioni multiple è fondamentale per il raggiungimento del compenso glicemico.

L’alfabetizzazione del diabetico in particolare interessa due categorie della popolazione: i duri di comprendonio, e ce ne sono molti (io tra questi perlomeno nel passato): gli immigrati nel nostro paese che, essendo un percentuale sempre più consistente e con il diabete di tipo 2 in particolare il quale colpisce molti di questi, fa rendere necessario un processo di educazione rivolto proprio a tutta questa gente.

Credo che l’argomento non sia più rinviabile e occorra rendere comprensibile la gestione della malattia superando le barriere linguistiche e nel rispetto delle culture di ciascuno. La ragione è semplice e ancora una volta va ribadita: il diabete è una patologia in cui concorre per più del 50% il paziente a renderla meno incasinata e più equilibrata, mediante l’autocontrollo dello zucchero nel sangue e urine, la gestione della terapia o con iniezioni graduate e intensive d’insulina o la somministrazione per via orale di ipoglicemizzanti, il controllo e l’amministrazione della dieta e del peso, l’esercizio fisico e lo stile di vita, il monitoraggio della pressione arteriosa.

La comprensione e presa in carico di questi passaggi non sono cose di poco conto anche perché date le dimensioni e la crescita dell’epidemia diabetica sarà sempre più difficile se non impossibile nel prossimo futuro poter contare sul tradizionale e frequente feedback medico dal vivo, quindi avere le giuste informazioni e conoscenze, un’adeguata formazione periodica aiuta il diabetico a fare le cose giuste e possibilmente a scongiurare l’aggravamento della malattia con tutti gli oneri e costi diretti e riflessi per il servizio sanitario pubblico.

Sull’educazione terapeutica ci sono diversi aspetti che vanno esaminati, in primo luogo laddove non la si fa il perché, poi invece nei centri ove viene praticata, come è organizzata e strutturata e l’impatto che ha sull’esito del compenso glicemico, dati questi mancanti da quanto si evince.

Per concludere ancora una volta l’argomento educazione e diabete le scuse e giustificazioni per non farla sono nulle, oggi con i mezzi esistenti la si può fare in tutte le forme e salse: sul posto, online e molto altro ancora.

Capitolo a parte lo meriterebbe la preparazione all’uso del microinfusore e sensore glicemico, lo farò in un’altra puntata tanto l’argomento non va in “pensione”.