Mangiare

Passami gli alimenti

I pericoli dell’alimentazione», «Gli alimenti che ci avvelenano», «The war on delicious»… Non passa settimana senza che libri, riviste, servizi televisivi ci rivelino le sostanze nascoste negli alimenti che consumiamo quotidianamente. Non passa mese, non passa anno senza che ci venga proposto un nuovo nemico da combattere.

Dopo il burro, il sale, lo zucchero e di recente il glutine, adesso è il turno della carne di salire sul banco degli imputati e di subire l’accusa –scusate se è poco –di essere nociva per la salute! All’improvviso, mangiare sarebbe diventato quasi una forma di incoscienza, una costrizione oppure un atto di resistenza. Si sfiora il ridicolo, tramutando quello che dovrebbe essere un piacere, una pausa tranquilla nella giornata, un’occasione per fare il pieno di energia che serve al corpo, in una prova in cui gli imperativi contraddittori si moltiplicano rendendo sospetta la nostra alimentazione.

Una cacofonia dietetica, come l’ha definita il sociologo Claude Fischler. Sopraffatti dagli allarmi alimentari che ci rendono diffidenti, soffocati dai diktat della snellezza o del perfezionismo dietetico per «mantenerci in salute», siamo sempre più confusi.

Ritrovare il sorriso mangiando un pomodoro Se ci lasciamo alle spalle i messaggi ansiogeni, ritroviamo il piacere elementare di mangiare e farci del bene. Perché esistono ancora, malgrado tutto, alimenti che rendono felici. Sì, l’alimentazione quotidiana può procurare a tutti i livelli benessere, gioia e piacere; meglio ancora, la nostra alimentazione contiene i semi della felicità.

Quantificabile, verificabile, scientificamente misurata. Gli alimenti vengono osservati, scorticati, analizzati con regolarità sotto la lente d’ingrandimento dagli scienziati. Spesso per studiarne gli effetti nefasti, per esempio il loro ruolo nell’aumento dei rischi cardiovascolari, del diabete, dell’obesità e persino della depressione.

Ma quello che ci interessa, qui, è che queste analisi, i test e le osservazioni racchiudono spesso «buone» sorprese. E che alla luce del sole fioriscono le nuove virtù di questo frutto, di quella verdura o magari della loro combinazione in un piatto. Certo, non siamo ingenui, la felicità dipende da ben altri parametri rispetto al semplice contenuto del piatto.

Ma l’intuizione del buonsenso è ormai confermata dalla scienza: alcuni alimenti hanno virtù «antidepressive» e possono renderci più sereni. Il loro effetto non è fugace e psicologico –come quello di certi comfort food, spesso zuccherati e grassi, anche se proprio questi prodotti possono rientrare nel novero dei piccoli piaceri da concedersi, a patto di non farsi illudere su quello che apportano e di saperli consumare –ma reale e duraturo.

A condizione di consumarli regolarmente, questi alimenti favoriscono la produzione di neurotrasmettitori cerebrali che influiscono in modo diretto sul nostro umore. Ne illustreremo i meccanismi.



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