Terapie

Te lo caccio nel telesaluto?

Lo scorso mese di settembre si è rivelato su di me come una miniera di seccature e intoppi, alcuni dei quali piuttosto pesanti nell’impatto sulla vita quotidiana, tra queste praticamente la mancanza di connessione a internet per quasi tutto il mese, con conseguenti ritardi, ad esempio, nei lavori preparatori per l’evento Diabeteasy in calendario a Bologna il prossimo 4 novembre.

Quanto è successo mi porta a parlare di un tema a me caro e oggetto di altri articoli su queste pagine: la telemedicina.

Pubblicità e progresso

Curarsi da casa è comodo per chi non può spostarsi facilmente e per chi abita in posti isolati, e inoltre comporta un notevole risparmio di denaro. Nonostante i numerosi vantaggi che la telemedicina assicura per i pazienti e l’intero Sistema sanitario nazionale, in Italia stenta a decollare e diffondersi in maniera omogenea. L’obiettivo principale della telemedicina è di curare nel miglior modo possibile le persone senza costringerle a recarsi in ospedale per sottoporsi a dei controlli che possono essere effettuati comodamente in casa propria.

L’ erogazione dei servizi sanitari avviene attraverso i mezzi informatici. Il medico è in grado di assicurare le cure ai pazienti anche a distanza, senza lasciare lo studio o l’ospedale in cui lavora, chiedendo un consulto specialistico se è necessario, e intervenendo tempestivamente se si verifica un’emergenza.

Presso il centro specialistico in cui il medico lavora e in casa dei pazienti che lui segue possono essere installate videocamere, computer, sensori ed apparecchiature che trasmettono i dati rilevati in tempo reale e consentono di monitorare costantemente lo stato di salute dei pazienti. La telemedicina non sostituisce certo i controlli e le visite dirette del medico ai propri pazienti, ma tende a razionalizzare gli interventi: i controlli, i monitoraggi e le medicazioni possono essere eseguiti da casa senza alcun problema.

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La telemedicina può essere facilmente applicata in tutte le discipline afferenti il campo medico-chirurgico. Nello specifico si parla di: telemedicina perinatale (attraverso cui si può controllare il battito cardiaco fetale del neonato e le eventuali apnee, sia le contrazioni uterine della futura mamma), tele cardiologia (consente di controllare le persone con problemi cardiologici, attraverso la misurazione della pressione sanguigna, l’elettrocardiogramma, l’impianto di pacemaker per il rilievo di eventuali aritmie cardiache. In caso di anomalie, il medico ne è subito a conoscenza), teleriabilitazione (per i soggetti che seguono un programma di riabilitazione attraverso specifici esercizi rieducativi della postura e dei movimenti). Esiste inoltre un tele monitoraggio delle malattie croniche, che permette di tenere sotto controllo i pazienti affetti da diabete, morbo di Parkinson, ulcere, asma, e qualsiasi altra patologia invalidante. La tele psichiatria è rivolta invece alle persone con disagi psichici, che possono ricevere un consulto direttamente a casa propria, tramite telefono. Molti centri di cura dispongono del servizio di “Teleconsulto” attraverso cui i medici possono prendere visione di immagini, dati e video diagnostici e chiedere pareri ulteriori in caso di incertezza sulla diagnosi.

Questo servizio si rivela molto utile per i medici che operano in luoghi isolati (valli montane o isole).

Gli elementi a favore della telemedicina sono numerosi: tempi di diagnosi più brevi: intervento immediato in caso di emergenza; riduzione di ricoveri e giorni di degenza in ospedale (con minore affollamento delle corsie e risparmio economico); possibilità di avvalersi di consulenze di vari ospedali; opportunità, da parte dei medici, di seguire e curare più assistiti, garantendo l’intervento tempestivo solo se e quando è necessario; possibilità, per chi è già malato o debilitato, di ricevere cure direttamente a casa, evitando spostamenti; miglioramento dell’organizzazione dei tempi e metodi di lavoro.

Ad oggi, però, manca una normativa che stabilisca le linee generali della telemedicina, mentre le sperimentazioni sono partite grazie all’intraprendenza di alcuni centri ospedalieri, come il Niguarda, il Monzino di Milano, il San Camillo di Roma.

Pare che anche la Asl 8 di Arezzo si stia adoperando per coinvolgere i medici in un progetto di medicina telematica.

Tra i pare ed sperimentazioni varie ci sono due grossi ostacoli da abbattere prima che la telemedicina diventi un protocollo stabile in sanità: l’affidabilità e sicurezza della rete di connessione dati in Italia, poiché quanto mi è successo e succede a tanti altri, di essere lasciato a piedi con la connettività rende la telemedicina sul lato client qualcosa di precario. Poi al di là degli aspetti normativi, che abbondano nel paese, c’è l’aspetto economico/compensativo della visita o consulto che sia in telemedicina per retribuire il medico o professionista sanitario. Aspetto non considerato e che produce lo stesso effetto già visto con l’educazione sanitaria, ovvero lasciato ai margini del sistema.



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