Mangiare

Perché ingrassiamo?

L’obesità altro non è se non il primo anello di una catena che collega tra loro le “malattie del progresso”, tanto vale allargare il tiro e parlare direttamente di queste ultime. Una teoria condivisa da molti ricercatori è quella che considera la sindrome metabolica, l’obesità e le malattie a queste collegate come patologie da malnutrizione. Non siete forse d’accordo sul fatto che un obeso/ a è una persona che soffre di una serie di carenze nutrizionali? Si tratta di una teoria piuttosto innovativa e diffusa da un po’ di tempo, ma che curiosamente non è ancora stata recepita dalla maggior parte dei medici. È vero, si tratta di un fatto apparentemente paradossale e difficile da credersi, eppure si è visto che nei paesi evoluti la maggior parte delle deficienze nutrizionali si riscontra proprio negli adulti e nei bambini obesi.

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Nonostante il concetto appaia bizzarro, la spiegazione è piuttosto intuitiva; la maggior parte degli obesi ottiene la maggior parte delle calorie ingerite a partire da cibi molto ricchi di calorie, ma assai poveri di nutrienti. Zucchero, fruttosio e derivati, grassi vegetali di bassissima qualità nutrizionale, grano e altri cereali ricchi di glutine e ad una quantità di additivi chimici derivanti dall’elevato consumo di alimenti industriali. Nel 2000 -per la prima volta nella storia dell’uomo -il numero di individui obesi ha superato quello degli individui sottopeso. In entrambi i casi si tratta di vittime inconsapevoli dei paradossi della distribuzione e della composizione del cibo.

Ma ammalarsi per erronea scelta degli alimenti è cosa molto più grave che non ammalarsi per la loro scarsità. Se vi eravate sempre chiesti perché gli obesi siano sempre così affamati questa è una delle principali motivazioni; fino a che il corpo non ha assunto una quantità di nutrienti sufficiente a coprire le sue necessità metaboliche continua a produrre ormoni della fame. La fame è infatti un meccanismo di retroazione che serve a segnalare al corpo uno stato carenziale. La carenza può riguardare macronutrienti come le proteine, vitamine come la vitamina D, oppure oligoelementi quali il magnesio, il selenio, il ferro e molti altri ancora. È stato dimostrato che il solo fatto di aggiungere un supplemento di vitamine e minerali alla dieta di un obeso/ a è in grado di innescare una perdita di peso significativa.

Memorizzate questo concetto! Fino a che il corpo percepisce uno stato carenziale continua a produrre ormoni della fame indipendentemente dalla quantità di calorie assunte. Non esiste infatti alcun meccanismo fisiologico di retroazione collegato all’introito calorico, in quanto non sono le calorie a controllare la sensazione di fame. Una volta sviluppatasi una sindrome metabolica, le cellule dei parenchimi nobili divengono insulino-resistenti; in pratica non riescono più a introdurre al loro interno glucosio a sufficienza per funzionare adeguatamente, e questo porta a un aumento dell’insulina circolante e a un ulteriore aumento di fame, che consegue anche allo sviluppo di una leptino-resistenza (la leptina infatti è l’ormone che stimola il senso di sazietà). Oggi sappiamo che la sindrome metabolica e l’insulino-resistenza che ne è il determinante fisiologico si trovano al crocicchio di tutta quella serie di alterazioni biochimiche da cui dipendono le principali malattie del progresso (cardiovasculopatie, diabete tipo 2, malattie degenerative del sistema nervoso e tumori). Il meccanismo mediante il quale la sindrome metabolica è in grado di causare tutte queste patologie è multifattoriale e consiste in una molteplicità di alterazioni che, una volta innescate, si rinforzano a vicenda.

Tra queste le principali sono l’alterazione delle quote relative di lipidi circolanti (trigliceridi e colesterolo LDL e VLDL), un aumento dei mediatori dell’infiammazione (citochine e prostaglandine) e un’alterazione del microbioma intestinale. Anche il microbioma intestinale (la flora batterica in pratica), proprio così. Si è visto che è possibile indurre una sindrome metabolica in qualsiasi animale, semplicemente trapiantando nel suo intestino la flora batterica di una donna al terzo trimestre di gravidanza (uno stato che fisiologicamente si associa a una sindrome metabolica reversibile). Ma lo stesso risultato può essere ottenuto anche trapiantando nell’intestino di un animale normopeso la flora batterica intestinale di un animale obeso di qualsiasi specie. In parole povere, la sindrome metabolica e l’obesità causano una tale perturbazione del microbioma intestinale che è possibile riprodurre queste condizioni patologiche semplicemente inoculando la flora batterica di un individuo malato nell’intestino di un individuo sano.

E non è un caso, dato che oggi sappiamo che uno dei fattori critici nel mantenimento di una condizione di obesità è proprio il fatto di ospitare nel proprio intestino una popolazione di batteri capaci di estrarre una maggiore quantità di nutrienti (e calorie) dagli alimenti ingeriti. Da qui al definire l’obesità e la sindrome metabolica come malattie trasmesse da un’infezione batterica il passo è ancora lungo, ma il solo fatto di aver scoperto queste correlazioni permette oggi di ipotizzare interventi di rimodulazione delle popolazioni batteriche intestinali come terapia per l’obesità. Veri e propri trapianti di batteri intestinali. Certo, la soluzione non può limitarsi a questo, dato che abbiamo detto che l’obesità dipende anche da uno stato globale di malnutrizione, è necessario correggere questo deficit e affrontare contemporaneamente lo stato di infiammazione sistemica permanente causato dalla sindrome metabolica. L’nfiammazione è infatti il principale fattore che innesca la maggior parte delle malattie cardiovascolari, neurodegenerative e oncologiche. È stupefacente rendersi conto di quanto semplici possano essere condizioni che in apparenza appaiono come infinitamente complesse. Avete mai pensato che affrontare un problema come l’epidemia di obesità potrebbe essere così facile?

Sarebbe sufficiente introdurre una dieta in grado soddisfare i bisogni nutrizionali dell’organismo per combattere la sindrome metabolica e le principali co-morbidità a questa associate. Il difficile è farlo vivendo in un mondo dove il marketing del cibo inquina e condiziona qualsiasi cosa, dalla percezione psicologica della fame e della sazietà, fino alle ricerche epidemiologiche destinate ad accertarne gli effetti salutari o nocivi. Avete mai provato a contare quanti spot pubblicitari che invitano a consumare alimenti (invariabilmente di tipo industriale) ci arrivano ogni giorno dai più diversi media (dalla cartellonistica stradale, alla radio, alla televisione, al cinema)?

E quelli che arrivano ai vostri bambini? Nulla è più aggressivo del marketing del cibo, e ciò spiega come mai nell’ultimo secolo questo abbia cercato con ogni mezzo di assumere il controllo di quella branca della scienza che studia gli effetti degli alimenti sul corpo umano, generando tutto il caos di cui abbiamo parlato. Di tutto questo capitolo è importante memorizzare una sola cosa: che l’obesità è una malattia che deriva in buona parte da una carenza dietetica di nutrienti essenziali. È infatti possibile indurre l’obesità in qualsiasi animale semplicemente privandolo di uno o più nutrienti fondamentali per il funzionamento del suo corpo. Tale mancanza darà luogo inevitabilmente a un senso di fame che porterà l’animale a mangiare sempre più senza percepire alcun senso di sazietà, con tutte le conseguenze che ne derivano. Il segreto per riuscire a vivere sani nel mondo occidentale consiste nell’imparare come nutrirsi in maniera adeguata.