Topolinia, vapori e fantascienza

Quinto potere

[themoneytizer id=”15570-2″]

 

Qualche giorno addietro ho pubblicato un articolo che esordiva dicendo: “Può essere facile essere fuorviati da rimedi non scientifici. Impara come gestire questa malattia con informazioni basate sulla ricerca.

Come diabetico tipo 1 ho sentito molte persone che hanno la mia stessa malattia condividere ciò che definisco “cure magiche” per la medesima. Questi rimedi provengono spesso da pubblicità televisive e/o radiofoniche, ma ci sono anche libri scritti da cosiddetti “esperti” che promuovono un’erba, un cibo a base vegetale o una pillola che miracolosamente inverte i sintomi associati al diabete, curando quelli afflitti da questa malattia per sempre.

Sfortunatamente, non esiste attualmente una cura per il diabete, basata sulla ricerca. Tuttavia, ci sono modi per gestire la malattia che possono aiutare a prevenire o ritardare le complicazioni e consentire a quelli con il tipo 1 di vivere una vita lunga e sana. “

Beh neanche farlo apposta è assunto agli onori della cronaca nazionale mediatica e della comunità diabetica, da qualche mese in qua, un sedicente  “giornalista” di cui non farò il cognome e nome poiché di pubblicità ne ha già avuta parecchia, dico solo che ha una forte somiglianza con il defunto Gianroberto Casaleggio, il quale sostiene la cura del diabete tipo 1 con le erbe anziché le iniezioni d’insulina.

Ora è evidente che tale azione porta a conseguenze ben precise: fare breccia su quanti, giovani in primo luogo, vivono male il rapporto con il diabete tipo 1 fatto di iniezioni quotidiane d’insulina da commisurare in unità rapportate con i valori dello zucchero nel sangue, quindi oltre alle punture per iniettare il farmaco occorre fare prelievi ematici dalle punta delle dita per testare tali valori, ecco in questo contesto le pozioni del maghetto di turno possono trovare qualche pesciolino che abbocca. Quando si è adolescenti e giovani adulti, è capitato anche a me, si ha voglia di andare controcorrente fino a rifiutare in ultima analisi di fare la terapia. Solo che nel diabete tipo 1 l’insulina occorre farla perché per una reazione autoimmunitaria nel pancreas: le cellule beta che producono insulina vengono soppresse dal sistema immunitario in toto. L’ormone dell’insulina “livella” lo zucchero nel sangue, pertanto senza questo elemento accade che i livelli della glicemia partono per quote tali da divenire letali, e quindi far morire nel giro di poco tempo il diabetico.

Pertanto chi sostiene, con qualsiasi mezzo e forma, che il diabetico tipo 1 non debba fare insulina e al suo posto impiegare “cure alternative”, nei fatti fa istigazione o aiuto al suicidio che è un reato previsto dal codice penale italiano tramite l’articolo 580, il quale recita:

« Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio ».

Ora vanno bene appelli di ogni specie delle associazioni di medici operatori sanitari e pazienti, ma credo non bastino. Occorre dare un fermo a questi soggetti: come? Ad esempio denunciando questo tipo per il predetto reato di istigazione o aiuto al suicidio, magari presentando una denuncia collettiva. Credo che “lo sputtanamento” sia un mezzo ora non più sufficiente per cercare di arginare fenomeni di questa natura.