Educazione

E’ nulla

E’ basilare allineare la mente a uno stato di positività, superando gli schemi di pensiero negativi sussistenti e creandone di nuovi, più ottimisti e sani, al fine di affrontare con fiducia la propria esperienza di vita e raggiungere l’equilibrio psicofisico.

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Lo spirito positivo nasce e si sviluppa come percorso di modifica e di miglioramento della qualità della vita attraverso l’osservazione e la gestione cosciente dei propri pensieri. Uno dei principali presupposti su cui si basa la linea entropatica del pensiero positivo è infatti che i pensieri sono materia viva e creativa, sulla quale abbiamo ampia possibilità d’intervento.

Il percorso principale attraverso il quale lo spirito positivo viene messo in atto è costituito dalle “affermazioni”, ovvero frasi che contengono in sé le caratteristiche mentali, fisiche e spirituali che desideriamo possedere oppure gli eventi che si desidera accadano. Le affermazioni possono essere pronunciate ad alta voce, pensate o anche cantate, portando così attraverso questa costante ripetizione a una lenta riprogrammazione della mente subconscia.

Altre tecniche a corollario usate nello spirito positivo per rafforzare l’efficacia delle affermazioni sono la visualizzazione creativa e la meditazione.

Pertanto un atteggiamento non pregiudicato: riuscire a relativizzare le proprie convinzioni, il proprio modo di pensare ed assumere uno stile fondato sull’ enteropatia, che non è accettazione incondizionata della visione del giovane diabetico ma sospensione momentanea dei propri schemi interpretativi.

La capacità empatica ed entropatica di chi si rapporta con il giovane adulto diabetico: operatore sanitario, tutor, genitore ma anche il diabetico “anziano” è fondamentale nel processo formativo, la capacità di accettare, comprendere ed entrare in sintonia. Ogni individuo utilizza i propri schemi personali ed inconsci per valutare e giudicare gli altri, schematizzazioni che si sono formate negli anni, con tutte le esperienze, positive o negative che si sono vissute.

Il bambino o l’adolescente, con la sua inquietudine, può suscitare operatore, animatore, tutor e parente “risonanze emotive” che possono riattivare nell’interlocutore fantasie, simbolizzazioni, conflitti irrisolti, meccanismi che possono ostacolare la relazione, inducendo ciò che in psicologia si definisce tendenza autoritaria ipercompensatoria, spesso di sentimenti di inferiorità; l’ansia, l’insicurezza, le contraddizioni possono essere legate a processi identificatori inconsci – o rifiuto degli stessi.

Essere consapevole della possibilità dell’instaurarsi di questi meccanismi può aiutare il formatore a combatterli, cercando di assumere atteggiamenti quanto più possibile di disponibilità ed affetto.

Considerando che qualunque tipo di apprendimento coinvolge due aspetti interagenti in ogni individuo, uno cognitivo ed uno affettivo e che l’intervento pedagogico deve comprenderli tutti e due per essere davvero efficace.

L’educatore deve essere tramite concreto alla costruzione dell’identità dell’altro, funzionalmente anche alla prevenzione del disagio adolescenziale. Per fare questo è necessario trovare un luogo d’incontro fra docente e discente e lo si può fare unicamente sospendendo il giudizio. L’efficacia dell’intervento educativo è subordinata a queste capacità come determinanti della qualità dell’interazione.

Chi ha vissuto esperienze negative può vivere con difficoltà le relazioni interpersonali, in un clima di sfiducia e di diffidenza. Sono individui che tendono ad attendersi sempre il peggio e sentono che, in qualunque circostanza, gli altri prima o poi finiranno per deluderli, per ingannarli o per abbandonarli. Molti più ragazzi di quanti si crede vivono con questa forma di disagio, anche se non sempre è evidenziata dal comportamento.

Questo tipo di persone tendono a mettere in atto una serie di strategie difensive per evitare che l’altro si comporti nel modo temuto. Le strategie psicologiche operate, più o meno inconsciamente per evitare possibili delusioni, sono di diverso tipo e muovono dal controllo dell’altro, alla continua richiesta di rassicurazioni affettive, al comportamento aggressivo della persona che aggredisce per non essere attaccata.

Chiaramente sono comportamenti inadeguati che fanno percepire all’altra persona – l’educatore- che non è stimata e che non si ha fiducia in lei e per questo, se non si prende coscienza di questo fenomeno psicologico, si tende a reagire di conseguenza. Al di là quindi della condotta che il giovane in formazione ha verso l’adulto è necessario riuscire a trasmettere la fiducia di poter riuscire. Se l’educatore ha un’immagine negativa dell’educando, per la vita che questi ha vissuto, o per gli atti che ha commesso, non sarà possibile procedere, perché la relazione pedagogica valida si fonda inequivocabilmente sull’accettazione incondizionata del discente e sulla favorevole disposizione verso di lui. In caso contrario l’educando stesso percepirebbe il rifiuto e ciò annullerebbe e danneggerebbe non solo l’apprendimento ma anche la futura vita di relazione del ragazzo.

È indispensabile perciò costruire un rapporto basato sulla fiducia reciproca, non è sufficiente che l’educando abbia fiducia nell’educatore perché verrebbe meno nel momento in cui percepisse la mancanza di fiducia da parte dell’educatore, vanificando l’incontro formativo e danneggiando pesantemente il concetto di sé e l’autostima del ragazzo.



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