Diritti e rovesci

56 anni e mezzo

Che cos’è il bene comune?
È l’insieme delle condizioni di vita di una società, che favoriscono il benessere, il progresso umano di tutti i cittadini.
Ad esempio, bene comune è la democrazia; bene comune sono tutte quelle condizioni che promuovono il progresso culturale, spirituale, morale, economico di tutti, nessuno escluso. Ci accorgiamo allora quanto sia importante e prezioso questo «bene comune». In qualche maniera è previo al costituirsi di una società (perché esso consiste nella realtà dei rapporti ben stabiliti tra le persone), e nello stesso tempo deve risultare dall’impegno di tutti e non solo di alcuni.
Sul «bene comune» sono dunque chiamate a vegliare le istituzioni – la famiglia, la scuola, tutte le realtà sociali -; ciascuno di noi e noi tutti insieme siamo responsabili di esso. Tutto in linea di principio e nella pratica attuale?

Sono nato il 4 settembre e Il 4 marzo faccio 56 e mezzo. Il 4 marzo resto a casa: per la prima volta nella mia vita non eserciterò il diritto civile-politico di voto nelle elezioni per rieleggere il Parlamento. Non ho mai utilizzato questo blog per trattare di temi politici, questa unica volta accade per un semplice motivo: nel corso di questi anni ho, in alcune occasioni, agito per porre alle istituzioni pubbliche questioni importanti riguardanti l’assistenza sanitaria per i diabetici a fronte di un’assenza di interventi fondanti nella cura della patologia, vedi l’educazione terapeutica negli adulti come esempio. Nessuna risposta concreta è mai pervenuta. Se un bene comune non è il diritto universale alla salute, sempre più ridotto e parcelizzato, ma il diritto alla cura, una politica sanitaria fatta non solo dalla seppur necessaria terapia, ma dalla prevenzione ed educazione e informazione sanitaria, beh non solo tutto questo resta lettera narrata e non praticata, ma a queste elezioni si ripresentano due organizzazioni politiche che aspirano a governare il paese e propugnano, sostengono la non vaccinazione della popolazione con tutte le conseguenze e ricadute che tale scelta ha sulla collettività e la salute pubblica.

La democrazia parlamentare come sistema è finita, sempre che sia mai esistita, e uno degli elementi probanti sta proprio nel non rispondere, non affrontare i problemi, riducendo il tutto a una rappresentazione figurata, a una recita mediatica tra televisione, web e social, a una fabbrica inutile di interrogazioni, interpellanze, risoluzioni e progetti di legge.

Gli stessi eletti non sono più rappresentanti della società, ma scelti da una ristretta oligarchia di soggetti extraparlamentari: tra liberi professionisti (avvocati), lecchini e personaggi folcloristici in prevalenza.

Naturalmente la mia scelta è ininfluente rispetto all’esito, destino dell’Italia, un paese fondato sull’individualismo, narcisismo senza spirito di solidarietà.

Essendo il nostro un paese indebitato all’inverosimile il controllo del debito è nelle mani di stati e fondi sovrani esteri, pertanto qualsiasi azione di spesa che va a sforare i conti viene troncata dai garanti italiani. Quindi in un sistema parlamentare come il nostro, con un numero di eletti complessivo pari a quello dell’Assemblea Nazionale Cinese, la scelta di nominare, pardon eleggere delle rappresentazioni è obbligata fin quanto non si riuscirà a invertire la crescita peraltro costante del debito, anche a ragione del fatto di avere una classe non dirigente, ovvero incapace di fare scelte reali di riforme ed eliminazione dei veri centri di costo e sperpero, come di far pagare le tasse. Una classe dirigente che non sa fare politica, fare scelte sane e progettare un futuro migliore per le generazioni che verranno.

Mi auguro che un giorno si esca dalla rappresentazione e si torni a rappresentare la popolazione, per il bene comune.



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