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C’è cece?

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I ceci sono legumi conosciuti fin dall’età egizia, quando erano considerati un alimento da poveri e usati solo dagli schiavi. Molto sviluppata in Italia prima della Seconda guerra mondiale, questa coltura sta assumendo solo di recente nuova importanza. Le vecchie varietà a semi piuttosto piccoli sono quasi estinte: prevalgono quelle a semi grossi e, secondo la varietà, rugosi o lisci. La forma più antica è quella rugosa e il nome arietinum, dato alla specie, si deve al fatto che il seme ricorda la testa di un ariete.

È meglio scegliere specie a semi piccoli, possibilmente locali: bastano 300 gr di semi per coltivare 30 m2 di terreno che produrranno circa 5 kg di legumi secchi, sufficienti per il consumo familiare e la nuova semina dell’anno successivo. Il cece preferisce terreni argillosi senza ristagni; si semina a marzo in file distanti circa 60 cm per poter eliminare bene le piante infestanti: i semi vanno deposti nel solco ogni 5 cm e ricoperti con circa 3 cm di terra. Nel Sud si può seminare anche in autunno, ma queste semine autunnali vanno ripulite dalle infestanti anche nei mesi invernali. La raccolta verso fine luglio si ha a pianta secca: i baccelli tondeggianti hanno 1-2 semi e “suonano” come campanelli.




Una volta raccolte, le piante vanno battute per rompere i baccelli, come per i fagioli?: anche per la conservazione del seme valgono gli stessi metodi, sebbene il cece sia meno soggetto ad attacchi d’insetti, soprattutto se è stato seccato bene al sole.

Caratteristiche nutrizionali – I ceci sono, fra i vari legumi, quelli più calorici; da cotti contengono il 6% di grassi –contro l’ 1-2% di fagioli, lenticchie e piselli –fra cui l’acido linoleico (omega 6). Sono ricchi di proteine, secondi solo alla soia. Utili contro la stipsi, vanno evitati in caso di intestino irritabile.

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