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Trattiamone

E’ primavera, oggi la festeggiamo trattando di un ortaggio a noi caro: il cetriolo. 

Le prime notizie su questa pianta giungono dalle pendici dell’Himalaya e risalgono a circa 5.000 anni fa. Successivamente il cetriolo sarebbe arrivato nel Mediterraneo grazie agli Egizi.

Ortaggio affine ad anguria, melone e zucca, richiede tecniche di coltura simili: la sola differenza è che va considerato una pianta rampicante come certe varietà di pisello e di fagiolo.

Ne esistono a frutto grosso e a frutto molto piccolo: quelli piccoli di solito non hanno una superficie liscia, al contrario di quelli grossi, ma ultimamente sono molto coltivati gli ibridi.

Se non si vogliono conservare sott’aceto, una sola pianta a famiglia è sufficiente, anche se, per evitare imprevisti, è meglio coltivarne 2 o 3: si mettono 3-4 semi in buchette di 2-3 cm di profondità lasciando poi vivere una sola pianta quando emergono dal terreno.

Dato che possono superare i 2 m d’altezza con varie ramificazioni, le piante vanno sostenute legandole via via, non molto strette, a canne o bastoni circondati di reti in plastica a maglia larga.

Per facilitare la produzione di più germogli, quando le piante sono alte circa 30 cm è bene tagliarne la sommità.

I cetrioli tendono a maturare sulla pianta: vanno raccolti quando sono ancora verdi e i semi ancora piccoli. La raccolta è scalare e dura a lungo se si irriga in abbondanza vicino alle radici.

Caratteristiche nutrizionali Molto ricco d’acqua, purifica e disintossica l’organismo; l’alto contenuto di sali minerali e vitamine (A, E, K, B1 e B2, acido folico e vitamina C) fa del cetriolo un ottimo alleato per eliminare gli acidi urici e prevenire la formazione di calcoli renali.

Essendo un alimento basico combatte l’acidità di stomaco e la gastrite. Gli enzimi che contiene, infine, contribuiscono ad assimilare le proteine.

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