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Determinanti sociodemografici e variazioni degli esiti in individui con diabete tipo 1: studio basato sul registro

Lo stato socioeconomico, l’origine o le caratteristiche demografiche non determinano la qualità dell’assistenza sanitaria, secondo, ad esempio, le norme delle Nazioni Unite e dell’Unione europea. L’equità della salute è stata definita come l’assenza di disparità sistematiche e differenze ingiustificate tra gruppi definiti da disparità nei vantaggi sociali. È stato condotto uno studio dal  Dipartimento di Scienze cliniche e pedagogia, Karolinska Institutet, Stoccolma, Svezia per accertare se questo fosse applicabile alla cura del diabete mellito di tipo 1 ( T1D ) in un setting con assistenza sanitaria universale, finanziata con tasse.

Questo studio retrospettivo sul registro era basato su dati a livello di paziente provenienti da individui con diagnosi di T1D nel 2010-2011 (n = 16.367) in uno dei sette consigli di contea svedesi (che coprivano il ~ 65% della popolazione svedese). L’equità alla salute nella cura del T1D è stata analizzata mediante analisi di regressione multivariata su livello assoluto di HbA1c al follow-up a un anno, variazione di un anno nella velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) e variazione di un anno nel punteggio di rischio cardiovascolare, utilizzando dimensioni sociodemografiche selezionate con fattori caso-mix.

Il livello di istruzione superiore era coerentemente associato ai livelli più bassi di HbA1c, e così per chi era stato sposato. Ma i sposati erano associati a un peggior sviluppo di eGFR e un livello di istruzione più basso, contestualmente associato a un più alto rischio cardiovascolare. Le donne avevano livelli di HbA1c più alti rispetto agli uomini e il controllo della glicemia era significativamente peggiore nei pazienti di età inferiore ai 25 anni.

Il profilo sociodemografico dei pazienti era fortemente associato con i livelli assoluti di controllo del fattore di rischio nel T1D, ma anche con un deterioramento annuale aumentato di eGFR. Se queste differenze sistematiche derivino da problemi relativi al paziente o da carenze organizzative sanitarie è una questione per ulteriori ricerche. 

I risultati, tuttavia, evidenziano la necessità di un’intensificata educazione alla gestione del diabete e di una prevenzione secondaria rivolta ai pazienti T1D, tenendo conto delle caratteristiche sociodemografiche.

Lo studio è pubblicato sulla rivista scientifica PLOs One del 29 giugno 2018.

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