Ricerca

Dall’insulina ‘arrugginita’ un nuovo esame del sangue per scoprire chi svilupperà il diabete di tipo 1

  • Uno studio internazionale al quale hanno preso parte ricercatori
    dell’Università Campus Biomedico di Roma, della Queen Mary
    University di Londra e dell’Università di Linköping (Svezia) ha
    scoperto che l’insulina ‘arrugginita’ dai radicali liberi prodotti nel
    corso dell’infiammazione viene riconosciuta come una sostanza
    estranea dal sistema immunitario che comincia così a distruggere
    le cellule beta pancreatiche produttrici di insulina
  •  I ricercatori hanno quindi dimostrato che la misurazione di
    questi anticorpi contro l’insulina ‘arrugginita’ (oxPTM-INS-Ab)
    rappresenta un test molto accurato nel determinare se un
    paziente svilupperà un diabete di tipo 1 e potrebbe dunque essere
    utilizzato nella pratica clinica come nuovo biomarcatore che si va
    ad aggiungere a quelli attualmente utilizzati (anticorpi beta-
    cellulari: GADA, IA-2A, IAA)
  • Qualora studi futuri dovessero confermare il ruolo dell’insulina
    ossidata nella genesi del diabete di tipo 1 sarebbe ipotizzabile
    considerarla un possibile target terapeutico

Berlino, 4 ottobre 2018. Il diabete tipo 1 è una patologia autoimmune in
cui il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas
che producono insulina, creando infiammazione e distruggendole
determinando così il deficit assoluto di questo ormone. Nei nostri
precedenti studi, abbiamo dimostrato che sostanze tossiche come i
radicali dell’ossigeno rilasciate durante l’infiammazione possono legarsi
all’insulina, modificarne la struttura e renderla dissimile dalla insulina
normalmente prodotta, innescando così una risposta contro queste forme
‘modificate’ di insulina.

Infatti, la maggior parte (oltre l’80 per cento) dei pazienti con diabete
tipo 1 presenta anticorpi circolanti contro insulina ‘ossidata’; tali anticorpi
sono già presenti anche vari anni prima dello sviluppo del diabete.
Pertanto, abbiamo valutato se gli anticorpi anti ‘insulina-ossidata’
(oxPTM-INS-Ab) possano fungere da biomarcatore per individuare
precocemente e in modo accurato il diabete tipo 1. L’obiettivo dello studio
è stato valutare se la presenza di anticorpi circolanti anti insulina ossidata
può migliorare la possibilità di prevedere la comparsa del diabete tipo 1,
rispetto ai biomarcatori ‘standard’ attualmente disponibili per la diagnosi
della malattia (i cosiddetti anticorpi beta-cellulari: GADA, IA-2A, IAA).
Lo studio è stato svolto in collaborazione tra i laboratori del professor
Paolo Pozzilli (Università Campus Bio-Medico di Roma), della
professoressa Ahuva Nissim (Queen Mary, University of London); sono
stati utilizzati i campioni di siero raccolti dal professor Johnny
Ludvigsson (Linköping University) nell’ambito dello studio ‘All Babies in
Southeast Sweden’ (ABIS), che ha messo a disposizione i dati
sull’incidenza del diabete tipo 1 relativi a 17 mila bambini svedesi seguiti
dalla nascita per circa 20 anni. Abbiamo quindi misurato gli anticorpi anti-
insulina ossidata nel siero di un sottogruppo di bambini appartenenti allo
studio svedese ABIS prima della diagnosi del diabete tipo 1.  I risultati
dello studio dimostrano che gli anticorpi anti insulina-ossidata (oxPTM-
INS-Ab) sono altamente sensibili e specifici nel predire lo sviluppo futuro
di diabete tipo 1 e che presentano un potere predittivo superiore a quello
di altri biomarcatori standard comunemente utilizzati nella diagnosi del
diabete tipo 1, nella fattispecie gli autoanticorpi anti insulina (IAA) che
riconoscono la forma naturale (non modificata) di insulina. L’utilizzo del
dosaggio per oxPTM-INS-Ab al posto degli IAA e in combinazione agli altri
due biomarcatori standard (GADA e IA-2A) permette di individuare la
totalità (100 per cento) dei bambini destinati a sviluppare il diabete tipo
1, rispetto all’84 per cento ottenibile con i soli biomarcatori standard.
Le ricadute pratiche di questo studio sono da punto di vista diagnostico
un nuovo esame del sangue pratico e accurato per la diagnosi e
l’identificazione precoce dei soggetti che svilupperanno in futuro il diabete
1. Sul versante della terapia invece l’insulina ossidata potrebbe avere un
ruolo nello sviluppo del diabete di tipo 1 e pertanto potrebbe
rappresentare un target terapeutico per la prevenzione della malattia.
In conclusione, i biomarcatori attualmente disponibili non permettono di
identificare in modo sufficientemente accurato i soggetti che
svilupperanno in futuro il diabete tipo 1. Questo studio dimostra che la
misurazione degli anticorpi anti insulina ossidata (oxPTM-INS-Ab) facilita
l’identificazione precoce di questi soggetti, identificando la totalità dei
futuri diabetici se misurato in combinazione con gli altri biomarcatori. Il

suo potere diagnostico è superiore a quello degli anticorpi anti insulina
non ossidata.
“Questo studio – commenta il dottor Rocky Strollo, endocrinologo e
ricercatore presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma – da sostegno
alla nostra ipotesi secondo cui modificazioni ossidative dell’insulina sono
coinvolte nello sviluppo del diabete tipo 1. Il passo successivo è capire se
l’insulina ossidata sia causa primaria della malattia e definire i fattori che
determinano l’ossidazione dell’insulina, al fine di sviluppare una terapia
preventiva”.

Antibodies to oxidised insulin improve prediction of type 1 diabetes in
children with positive standard islet-autoantibodies
Autori: R. Strollo 1 , C. Vinci 2 , N. Napoli 1 , E. Fioriti 1 , E. Maddaloni 1 , L. Akerman 3 , R.
Casas 3 , P. Pozzilli 1 , J Ludvigsson 3 , A. Nissim 2 .
1 Università Campus Bio-Medico, Roma, Italy, 2 Queen Mary , University of London, UK,
3 Linköping University, Sweden

Uno dei lavori dei giovani ricercatori italiani presentati all’Easd
grazie ad un travel grant della Società Italiana di Diabetologia SID

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