Compliance

Diabete: di pompe e altre bazze

Sarò breve e didascalico: tra venerdì e lunedì c’è stata una convergenza planetaria, a livello giornalistico, sui dispositivi medici (peacemaker e simili, microinfusori d’insulina e CGM). L’Associated Press, la più grande agenzia d’informazione mondiale, ha pubblicato bene tre reportage sull’argomento riporto titoli e link.

Le pompe per insulina hanno la maggior parte dei problemi segnalati nel database FDA.

Il percorso del dispositivo “difettoso” della FDA persiste con il sostegno dell’industria.

Alla FDA, un nuovo obiettivo, quindi una spinta per le revisioni veloci dei dispositivi.

Gli articoli sono in lingua inglese e si riferiscono alla situazione esistente negli USA, ma siccome l’autorità di controllo su farmaci e dispositivi medici fa d’avvio anche per l’Europa tramite la relativa organizzazione parallela EMA, e la stragrande maggioranza di aziende farmaceutiche e di device stanno nel nuovo continente, le faccende ci interessano eccome.

A corollario di tutto questo lunedì sera è andata in onda la puntata della trasmissione giornalistica d’inchiesta Report ove hanno trattato anche lì dell’argomento microinfusori d’insulina e sensori, riportando la frase che ha fatto reagire quota parte di noi diabetici: il 62% delle pompe non funziona.

Come stanno le cose?

  1. In Italia non esiste un registro della patologia diabetica in grado di raccogliere in modo organico e strutturale i dati epidemiologici della popolazione colpita da tale malattia che, occorre ricordarlo, al suo interno comprende una miriade di sottotipologie (T1, T2, LADA, Mody, GDM, ecc).
  2. Il microinfusore è una tecnologia esistente da 40 anni, in continua evoluzione e miglioramento, che funziona bene, semmai le problematiche riguardano il comparto dei sensori glicemici continui per i quali ci sono ancora miglioramenti da compiere nella stabilità e affidabilità delle strumentazioni.
  3. La terapia con microinfusore, consente uno stile di vita flessibile, può essere molto utile nei pazienti che soffrono spesso di ipoglicemia o iperglicemia e può essere utilizzata anche nei bambini molto piccoli. L’apparecchio, inoltre, è particolarmente indicato nei pazienti che presentano una ipersensibilità rispetto all’insulina, poiché consente di somministrare la quantità di ormone necessaria in frazioni più piccole e meglio tollerate.
  4. Essendo una strumentazione invasiva, ti porti addosso un catetere tramite una cannula e serbatoio d’insulina collegato a una pompa, richiede l’accettazione di una simile condizione h24.
  5. Non solo, occorre una adeguata preparazione da parte del personale sanitario che del paziente diabetico, per utilizzare al meglio e con meno difficoltà il dispositivo.
  6. Il vero problema sta proprio qui: ovvero il tempo insufficiente a fare educazione a operatori e pazienti, ed effettuare a monte una selezione in grado di avere una reale capacità di intendere e volere circa l’autogestione dell’apparecchio, che non è un player musicale.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.