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Diminuzione dell’attività cerebrale spontanea e connettività funzionale nei pazienti diabetici di tipo 1 senza complicazioni microvascolari.

È stato dimostrato che il diabete mellito di tipo 1 (T1DM) è associato ad un aumentato rischio di disfunzione cognitiva. In questo studio, gli scienziati del Dipartimento di Endocrinologia, Nanjing First Hospital, Nanjing Medical University, Nanjing, Cina hanno mirato ad indagare se l’attività spontanea interrotta e la connettività funzionale (FC) esistano in pazienti T1DM utilizzando la risonanza magnetica funzionale a riposo (rs-fMRI) e per rilevare le relazioni di questi parametri con la compromissione cognitiva.

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I pazienti con T1DM (n = 35) sono stati confrontati con controlli sani a livello di età, sesso ed educazione (n = 50) attraverso rs-fMRI. Usando il software professionale rs-fMRI, avevano calcolato l’ampiezza della fluttuazione a bassa frequenza (ALFF), l’omogeneità regionale (ReHo) e l’FC a seme nella corteccia cingolata posteriore (PCC) per misurare l’attività neurale spontanea nei gruppi. La relazione tra i dati rs-fMRI e le prestazioni cognitive è stata ulteriormente studiata.

Rispetto ai controlli sani, i pazienti con T1DM hanno mostrato valori di ALFF significativamente ridotti nel PCC e giro frontale inferiore destro (IFG), valori ReHo ridotti nel giro medio frontale destro (MFG) e FC ridotta tra PCC e MFG di destra. Inoltre, è stata trovata una correlazione positiva tra i valori diminuiti di ALFF nel PCC e Rey-Osterrieth Complex Figure Test (CFT) – punteggi di ritardo nei pazienti con DM1 (r = 0,394, p = 0,026). Inoltre, i punteggi di Trail Making Test-B (TMT-B) hanno mostrato correlazioni negative con valori ReHo ridotti nell’MFG destro (r = -0,468, p = 0,007) e FC ridotto tra PCC e MFG destro (r = -0,425, p = 0,015).

Le analisi combinate hanno rivelato una diminuzione dell’attività spontanea e FC principalmente all’interno della rete in modalità predefinita, che era correlata con il funzionamento cognitivo alterato specifico in T1DM. Questo studio chiarisce quindi i meccanismi neurofisiologici alla base del deterioramento cognitivo correlato a T1DM e può fungere da riferimento per la futura diagnosi clinica.

Pubblicato sulla rivista Cellular Physiology and Biochemistry del 18 dicembre 2018