Diritti e rovesci

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A mia firma solitamente pubblico articoli e riassunti provenienti dal mondo della ricerca sulla cura del diabete di tipo 1 e altre forme della patologia, come novità biomedicali e utili per una vita serena e sana, Oggi faccio una eccezione: prendo spunto da quanto aveva scritto qualche settimana fa Roberto, ovvero di fare altro per essere coinciso.

Non lo biasimo, d’altronde lo scenario nel medio termine per chi ha il diabete di tipo 1, al di là delle aspettative sulla ricerca e innovazioni terapeutiche, rende e renderà l’accesso a queste nuove soluzioni fruibile ad una élite di pazienti, e già oggi stanno così le cose. I CGM, ad esempio, li hanno, in Europa il 10% dei T1D, i percorsi educativi verso la patologia, area pediatrica a parte, vengono effettuati ad una ristretta percentuale di noi adulti. Da me negli USA l’educazione terapeutica in massima parte si paga se la vuoi. E allora anche qui come da voi ci si arrangia.

Non mi dilungo molto, conto di riprendere l’argomento un’altra volta ma tra malati non esiste solidarietà, fatte le debite eccezioni alla regola, e mi rendo conto che, qui negli USA, buona parte del prezzo esorbitante dell’insulina e serve a compensare il costo calmierato presente in Europa, Italia compresa. Resta il fatto che i poveri restano poveri ovunque. 

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1 risposta »

  1. Grazie Peter, il divario assistenziale e negli standard di cura è un dato che perdura da tempo, semplicemente la forbice si sta allargando come la confusione e il tiro alla fune tra chi, specie nei social, tende a minimizzare i problemi e chi invece li enfatizza. E nel nostro ambiente prevalgono i mannequin e comparse accreditati dalle élite dei vari e tanti klan.