Ricerca

Voglio dirvi ancora una cosa

Ricerca, innovazione, competitività e cultura sono il motore dello sviluppo di un Paese. Su questi fattori si deve puntare sia a livello euoropeo che nazionale. La ricerca scientifica è una priorità chiave decisiva per vincere la sfida della globalizzazione, accanto a una politica energetica comune, al sostegno alle università, alla gestione dell’immigrazione, e alla creazione di un fondo per la globalizzazione. Per generare nuova occupazione, maggior benessere e coesione sociale.

Tutto ciò non è possibile senza la creazione di un appropriato capitale umano e, quindi, senza adeguati investimenti in educazione. La ricerca scientifica fa parte di questo capitolo, in quanto interattiva con i sistemi educativi.

Occorre chiedersi che cosa significa “fare ricerca” oggi, abbandonando ogni definizione generica che non trovi riscontri nella realtà. La ricerca è, prima di tutto, un’attività dinamica che ha l’obiettivo di costruire un patrimonio crescente di conoscenze e, in una visione meno riduttiva, un’attività con l’obiettivo di dare nuova linfa al sistema produttivo, attraverso il trasferimento di conoscenze e tecnologie, in modo da renderlo più competitivo.

Non è automatico che la ricerca generi innovazione e che quest’ultima, a sua volta, generi maggiore competitività. Il risultato si può ottenere attivando un meccanismo virtuoso in base al quale ricerca, innovazione e competitività crescano armoniosamente, in equilibrio con i bisogni individuali e collettivi del Paese, come se fossero i quattro vertici di un quadrilatero che li contiene e che si “dilata” con essi.

In questa dimensione, perdono di significato definizioni come “ricerca di base”, “ricerca applicata” e “trasferimento tecnologico”, che riportano ad una visione lineare e sequenziale non corrispondente alle modalità secondo le quali le conoscenze si accumulano, per diventare successivamente valore, e quindi prodotto. Il trasferimento tecnologico non può essere ricondotto ad un modello sequenziale, che vede il primo passo nella ricerca di base esplorativa, a cui fanno seguito l’ingegnerizzazione e, infine, le applicazioni, basti pensare a quanto veloce e imprevedibile sia il passaggio dalle nuove conoscenze al prodotto finale. In realtà, il processo di innovazione tecnologica è ben altro, ed è molto più articolato; di conseguenza, va organizzato il dialogo fra il mondo della ricerca, il mondo delle imprese e di chi ha cuore un futuro vivo e vuole investire in questo.

La ricerca scientifica, e quella nel campo del diabete, è nell’angolo del dimenticatoio, se poi si parla del diabete di tipo 1 beh il quadro è ancora più triste e depressivo – 100.000 euro l’anno vengono investiti in tale ambito. Quello che gira è grazie ai progetti e fondi raccolti dai vari JDRF, Trialnet e Unione Europea.

Ma noi diabetici italiani che ne sappiamo? Beh i dati emersi da una indagine della Nielsen di qualche anno fa sono coerenti con la miseria di fondi totalizzati per ricerca. Il 95% dei diabetici italiani non sa che si fa ricerca scientifica sul diabete. Di quella risicata percentuale del 5% che sa qualcosa il risultato emergente è ben poco confortante: solo un 10% di essi ha fiducia nella ricerca, il 50% se non ha un tornaconto personale non interessa e un 40% sostiene la presenza di un complotto dei poteri forti (bigpharma, medici e finanziarie). Insomma il quadro è pesante: manca informazione e dialogo, non solo sul capitolo diabete aggiungo ma nell’intero campo della salute e del suo impatto nel sociale.

Perché fra due settimane faremo Diabeteasy? Marzo è sinonimo di mese dedicato alla ricerca scientifica per individuare cure incisive e innovative ne trattamento terapeutico del diabete giovanile (T1D), con l’Associazione Giovani Diabetici AGD Onlus Bologna, Il Mio Diabete, pubblicazione online esistente da 11 anni si è voluto l’evento per affrontare lo stato della ricerca per la cura del diabete tipo 1 – tra terapie e tecnologie innovative”. Una conferenza tenuta dai scienziati, medici e ricercatori del Diabetes Research Institute of Miami – Centro Ricerca Pediatrica Invernizzi – UNIMI, Ospedale Niguarda di Milano e del Policlinico Universitario di Sant’Orsola di Bologna.

Un evento aperto e interattivo rivolto ai pazienti, loro familiari, studenti universitari ove si tratteranno i temi della ricerca per la cura, e le tecnologie avanzate nel trattamento terapeutico della patologia.

L’obiettivo dell’evento è volto a migliorare e diffondere le conoscenze scientifiche e l’impegno, i progressi e difficoltà della ricerca in tale ambito, ma non solo: quello di promuovere la ricerca in ambito scientifico e clinico motore chiave nell’innovazione della cura e miglioramento della stessa, nonché per la crescita economica e sociale del paese di cui la nostra Sanità è asse centrale per la ripresa sotto tutti i punti vista.

Noi ci proviamo e voi che fate?

 

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