Complicanze varie/eventuali

Il nostro trattamento nel diabete mellito di tipo 1 (modelli di terapia insulinica, controllo metabolico) è ottimale per prevenire la neuropatia cardiovascolare autonomica?

Un scarso, insufficiente controllo metabolico a lungo termine favorisce l’insorgenza di complicanze microvascolari, quali la neuropatia cardiovascolare autonomica e l’iperlipidemia aterogenica, che si traduce in un aumento della mortalità nei pazienti con diabete di tipo 1(DM1).

Per valutare la prevalenza della neuropatia cardiovascolare autonoma (CAN) in pazienti con DMT1 in relazione al metodo di trattamento (infusione sottocutanea continua di insulina (CSII) rispetto a più iniezioni giornaliere con penne (MDI)) e controllo lipidico, una equipe di ricercatori Katedra i Klinika Chorób Metabolicznych, Collegium Medicum Uniwersytetu Jagiello?skiego w Krakowie, Polonia ha condotto un apposito studio.

Il gruppo di studio comprendeva 93 adulti (60 donne, 33 uomini), età media 31, con T1DM in trattamento in un centro clinico locale nel periodo 2011-2015. Sono stati analizzati la presenza di CAN e i risultati di test di laboratorio e dati antropometrici. I soggetti sono stati divisi in due gruppi secondo il metodo di trattamento (CSII, MDI).

La durata mediana del diabete era di 16 anni. Il 61% dei soggetti ha utilizzato MDI, il 39% ha utilizzato CSII. Il 41% dei soggetti presentava CAN (confermato con i test di Ewing utilizzando l’apparecchio ProSciCard), con una prevalenza significativamente più bassa nel gruppo di pazienti trattati con CSII (15,4% vs 60,4%; p <0,001). Il livello medio di HbA1c nel gruppo trattato con CSII era notevolmente inferiore (7,44 ± 1,67% vs 8,55 ± 1,1%, p <0,001) e questi pazienti avevano anche diminuiti livelli di trigliceridi (0,71 vs 1,32 mmol / l, p <0,001). Indipendentemente dal modello di trattamento, il 72% di tutti i pazienti di età inferiore ai 40 anni ha raggiunto l’obiettivo terapeutico del livello di colesterolo LDL <2,6 mmol / l, mentre solo il 13% di tutti quelli di età superiore ai 40 anni ha raggiunto LDL <1,8 mmol / l.

L’ottimizzazione del controllo metabolico, in particolare il livello di glicemia, mostra una correlazione positiva con la diminuzione della frequenza dello sviluppo della CAN. I risultati presentati in questo studio attirano l’attenzione sull’alta prevalenza di CAN tra i pazienti con T1DM. Inoltre, lo studio rivela la necessità di un monitoraggio e di un trattamento più intensi dell’iperlipidemia, nonostante il buon controllo glicemico, specialmente in quelli di età superiore ai 40 anni.

Lo studio è pubblicato su Endokrinology Polska del 7 marzo 2019.