Terapie

Il diabetico tipo 1 campa a lungo

C’è il risultato di uno studio che ricorre con una certa assiduità in queste ultime settimane nelle riviste scientifiche e anche oggi viene riproposto dalle agenzie così come è già stato pubblicato qui ne Il Mio Diabete. Oltre un terzo delle persone con più di 30 anni d’età, a cui viene inizialmente diagnosticato il diabete di tipo 2 hanno effettivamente il tipo 1, questo significa che non ricevono il trattamento giusto. E fin qui nulla da eccepire, a parte una considerazione circa la “malasanità” applicata al diabete e agli effetti, ricadute sulla salute individuale di chi subisce una diagnosi e terapia errata.

Poi.

Lo studio, condotto dall’Università di Exeter, mostra che il 38% dei pazienti con diabete di tipo 1 che si riscontra dopo i 30 anni sono stati inizialmente trattati come diabete di tipo 2 (senza insulina). il team ha scoperto che metà di quelli mal diagnosticati erano ancora diagnosticati come diabetici di tipo 2 13 anni dopo.

Il primo ministro Theresa May è un classico caso di diagnosi errata in età avanzata. All’inizio fu diagnosticata erroneamente con diabete di tipo 2 e trattata con cambiamenti dello stile di vita e compresse che non funzionavano, prima di essere nuovamente testata e identificata come affetta da diabete di tipo 1 e poi ricevere la prescrizione terapeutica a base di iniezioni multiple d’insulina.

Il dott. Angus Jones, University of Exeter Medical School, a capo della ricerca, ha dichiarato: “per le persone con diabete di tipo 1, un trattamento farmacologico e terapeutico basato sull’assunzione di compresse e la perdita di peso non sono efficaci – hanno bisogno di trattamento con insulina. La nostra ricerca mostra che se una persona diagnosticata come diabete di tipo 2 ha bisogno di trattamento insulinico entro tre anni dalla diagnosi del diabete, ha un’alta probabilità di essere un diabetico di tipo 1. Pertanto è necessario un esame del sangue per confermare il tipo di diabete che hanno, per garantire che ricevano il monitoraggio, l’educazione e il trattamento giusti.”

La ricerca, finanziata da NIHR e Wellcome Trust, è pubblicata sulla rivista Diabetologia. Con il sostegno del NIHR Exeter Clinical Research Facility, il team ha analizzato 583 persone con diabete insulino-trattato e diagnosticato dopo i 30 anni d’età. Le caratteristiche della loro malattia sono state confrontate con altri partecipanti che hanno producevano un po’ di insulina, così come con 220 individui con grave insulino-carenza diagnosticata prima dei 30 anni.

Il T1D è caratterizzato dalla rapida e grave perdita di produzione di insulina poiché le cellule del pancreas che producono l’ormone vengono attaccate e distrutte dal sistema immunitario del corpo. Gli individui con la malattia perdono la capacità di produrre la propria insulina e quindi richiedono dosi regolari di insulina per controllare il glucosio nel sangue, sia sotto forma di iniezioni o tramite una pompa, e a differenza di molte persone con T2D, non possono gestire le loro condizioni attraverso la dieta, esercizio e le sole compresse. Poiché hanno un rischio molto elevato di ipoglicemia, di solito imparano ad abbinare l’insulina al cibo (conteggio dei carboidrati) e possono utilizzare nuove tecnologie come pompe per insulina e monitoraggio continuo della glicemia. Questi trattamenti non sono disponibili per le persone con diagnosi di diabete di tipo 2, anche se continuano a richiedere iniezioni di insulina,

Il primo autore, il dott. Nick Thomas, dell’Università di Exeter Medical School, ha dichiarato: “Mentre le persone con diabete di tipo 2 possono eventualmente aver bisogno di insulina, il loro trattamento e istruzione sono molto diverse dal tipo 1. Se le persone con diabete di tipo 1 non ricevono insulina possono sviluppare glicemia molto alta e sviluppare una condizione pericolosa per la vita chiamata chetoacidosi, questo significa che avere la diagnosi corretta è di vitale importanza anche se il trattamento con insulina è già stato avviato.”

Sotto il profilo osservazionale traggo una conclusione: l’età dell’esordio del diabete tipo 1 fa la differenza in termini di sopravvivenza, si perché un tipo 1 come il mio diagnosticato a un anno e otto mesi di vita senza insulina anche per un settimana schiatta, mentre dopo i 30 anni, vedi i casi sopra citati, si tira di lungo per più tempo. Anche sul questo argomento fare chiarezza nel carrozzone diabetico è basilare. In ogni modo dai tracciati provenienti dalle società scientifiche italiane e dai social media il tipo 1 da sta bene e vive a lungo.

 

Categorie:Terapie

Con tag: