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Farmaci associati alle terapie insuliniche nel diabete di tipo 1 : il viaggio è appena iniziato

Il trattamento del diabete di tipo 1(T1D) è attualmente basato esclusivamente sulla terapia sostitutiva dell’insulina. Tuttavia, è necessario un migliore controllo glicemico, minori tassi di ipoglicemia, una più efficace gestione del peso e un’ulteriore riduzione del rischio cardiovascolare nelle persone con T1D.

In questo contesto, gli agenti della faretra farmaceutica del diabete di tipo 2 sono stati testati in studi clinici, in aggiunta alle terapie insuliniche per i pazienti con T1D.

Nonostante la quantità limitata di prove rilevanti e la variabilità inter-classe, si può affermare che questi agenti hanno un ruolo nell’ottimizzare il controllo metabolico, assistere la gestione del peso e ridurre la variabilità glicemica nelle persone con T1D.

Problemi specifici di sicurezza, compreso l’aumento del rischio di ipoglicemia e chetoacidosi diabetica, a questo proposito un gruppo di diabetologi greci appartenenti alla Divisione di Endocrinologia e Centro per il Diabete e il Metabolismo, Primo Dipartimento di Medicina Interna, Scuola di Medicina, Università Aristotele di Salonicco, Ospedale Universitario AHEPA, ha effettuato una ricognizione sull’impiego dei farmaci per via orale di cui sopra (diabete tipo 2) nel tipo 1, tra pro  e contro:  Biguanidi (metformina), Inibitori DPP-4, Agonisti GLP-1, Analoghi dell’amilina (pramlintide), Inibitori SGLT-2, I tiazolidinedioni (vedi tabella 1 e 2).

Nonostante l’entusiasmo iniziale per le potenziali implicazioni cliniche dell’immunoterapia nel T1D, sostengono i greci, la ricerca sul campo non ha finora impedito l’insorgenza o l’inversione del diabete autoimmune. Le terapie con cellule staminali, ablazione immunitaria e immunosoppressori standard sono state testate in diversi studi, tuttavia non essendo in grado di confermare le aspettative derivate da modelli animali, almeno per il momento.

Le strategie di prevenzione immunitaria hanno testato basse dosi di insulina e vie di somministrazione alternative ( es . Insulina orale) per prevenire il diabete in individui ad alto rischio di T1D, non hanno ancora mostrato alcun beneficio notevole. Studi condotti su farmaci immunosoppressivi non antigenici hanno dimostrato risultati incoraggianti nel prolungare la remissione del T1D; tuttavia, a un costo di tossicità ed effetti collaterali. La leptina potrebbe rivelarsi utile per sopprimere le concentrazioni di glucagone, ma i benefici clinici del suo uso nel T1D dovrebbero essere ulteriormente valutati da studi clinici. Di conseguenza, la sicurezza e l’efficacia di questi trattamenti nel T1D rimangono un’area per gli studi futuri.

In conclusione, nonostante i limiti delle evidenze disponibili e la variabilità inter-classe, l’aggiunta alle terapie insuliniche può avere un ruolo nell’ottimizzare il controllo metabolico, nell’assistere il controllo del peso e nella riduzione della variabilità glicemica nelle persone con T1D.

Specifici aspetti di sicurezza, tra cui l’aumento del rischio di ipoglicemia e DKA, nonché gli effetti di questi trattamenti sui principali esiti cardiovascolari dovrebbero essere ulteriormente valutati da studi futuri, prima che queste scelte terapeutiche diventino ampiamente disponibili per la gestione del T1D. Sembra che sia per i medici che per le persone affette da T1D sia appena iniziato un affascinante viaggio nella terra della terapia farmacologica associata alle terapie insuliniche.

Report pubblicato su il World Journal of Diabetes del 15 aprile 2019 (full text).

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