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Allarme ossa

knee-2253047_1280Gli esperti considerano l’osteoporosi una vera e propria epidemia silenziosa che, secondo quanto emerso dal nuovo sondaggio pubblicato in data odierna, è trascurata e non adeguatamente affrontata.

– Si stima che l’osteoporosi colpisca 200 milioni di persone in tutto il mondo1 e che provochi una frattura ogni 3 secondi2, eppure una recente indagine rivela che gli specialisti in Europa ritengono che non sia adeguatamente riconosciuta3

– Gli specialisti intervistati (82%) ritengono che l’osteoporosi sia un’epidemia silenziosa, eppure solo il 24% di loro crede che il loro sistema sanitario sia adeguatamente preparato a sostenere i pazienti affetti da osteoporosi3

 – Secondo la metà (53%) degli specialisti, i loro pazienti ritengono che l’osteoporosi o le fratture da fragilità abbiano un effetto solo nel breve termine3, nonostante la chiara evidenza dell’impatto a lungo termine sulla qualità della vita e sulla loro indipendenza4,5

BRUXELLES, 21 settembre 2019 /PRNewswire/ — Una recente indagine europea, pubblicata in data odierna da UCB, rivela che gli specialisti ritengono che l’osteoporosi e le fratture da fragilità siano trascurate e non siano considerate una priorità dai rispettivi sistemi sanitari e che sia quindi necessario intervenire.3 L’indagine, condotta ad agosto 2019, ha richiesto a 401 specialisti di 11 Paesi europei di descrivere la loro esperienza nella gestione dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità.3

Il 66% dei partecipanti all’indagine condivideva l’opinione che l’osteoporosi sia una condizione trascurata e solo il 10% degli specialisti ha affermato che l’osteoporosi e le fratture da fragilità sono attualmente considerate altamente prioritarie dalle autorità sanitarie locali.3 La maggioranza (90%) ritiene che la condizione debba essere considerata una priorità sanitaria pubblica e il 91% ha affermato che una gestione più efficace potrebbe migliorare gli outcome e ridurre i costi.3 Attualmente, nelle donne di oltre 45 anni di età, l’osteoporosi è responsabile di più giorni di ricovero ospedaliero rispetto a numerose altre malattie, compresi il diabete e il tumore al seno.6 Nel 2010, il costo delle fratture da fragilità nell’Unione Europea è stato di €37 miliardi7 e, sulla base dei cambiamenti demografici in atto, è destinato a raddoppiare entro il 2050.1

“Questi risultati confermano ciò che molti di noi già sapevano. Ogni anno che passa, a sempre più pazienti viene potenzialmente negata una gestione efficace della patologia e questo li espone a fratture in grado di cambiare la loro vitaAbbiamo bisogno di gruppi di pazienti e di consulenti che possano sostenere gli specialisti nazionali per implementare approcci efficaci in modo da rendere il tema una priorità per le istituzioni politiche, i medici di base e i pazienti”, ha commentato il Dott. Kassim Javaid, Consulente in reumatologia presso l’Università di Oxford. “Benché il fine ultimo sia prevenire la prima frattura, servizi integrati di gestione del paziente post-frattura come il Fracture Liaison Service (FLS) hanno iniziato a colmare il divario nell’ambito delle cure sanitarie ed è adesso necessario espanderli a livello internazionale. Una volta attivati questi sistemi, i modelli FLS possono evolversi per identificare i gruppi di pazienti ad alto rischio e prevenire la prima frattura, che resta il nostro obiettivo primario.”

L’indagine suggerisce inoltre che i pazienti non siano bene informati sull’osteoporosi e sul relativo impatto. Solo un terzo (33%) degli specialisti ritiene che i loro pazienti comprendano l’impatto a lungo termine dell’osteoporosi e più della metà (53%) afferma che i loro pazienti ritengono che vi sia un rischio basso o nullo di fratture da fragilità successive alla prima,3 nonostante l’evidenza mostri che dopo avere subito la prima frattura si corre un rischio cinque volte superiore di subire un’altra frattura entro un’anno.8 La situazione è ulteriormente aggravata tra le persone che hanno una frattura dell’anca: il 40% non è più in grado di camminare autonomamente9 e fino a un quarto delle persone che hanno una frattura dell’anca muore durante l’anno successivo alla frattura.10,11

Inoltre, l’indagine ha evidenziato che le problematiche di gestione dell’osteoporosi possono anche risiedere a livello di cure primarie. La maggioranza (84%) degli specialisti intervistati ritiene che siano necessarie una maggiore consapevolezza e una maggiore comprensione dell’osteoporosi da parte dei medici di base e solo il 32% ha affermato che i medici di base inviano tempestivamente a uno specialista le diagnosi sospette di osteoporosi.3

Essendo l’osteoporosi la patologia ossea più comune a livello globale, che causa oltre 8,9 milioni di fratture da fragilità ogni anno in tutto il mondo,12 è necessario fare di più per istruire e sostenere i medici di base e I pazienti sull’importanza di una gestione efficace e un tempestivo consulto specialistico.

“I pazienti affetti da osteoporosi possono dover affrontare una grave perdita dell’indipendenza e una qualità della vita ridotta, soprattutto dopo avere subito una frattura da fragilità. I risultati di questa indagine evidenziano che, secondo gli specialisti, non si fa abbastanza per garantire la priorità necessaria a livello di sistema sanitario”, ha affermato Pascale Richetta, Head of Bone ed Executive Vice President di UCB. “Dobbiamo contribuire a prevenire il diffondersi di questa epidemia silenziosa educando maggiormente le istituzioni politiche, i medici e i pazienti sull’impatto a lungo termine dell’osteoporosi, in modo da poter gestire efficacemente questa condizione e da ridurre il rischio di successive fratture.”

Informazioni sull’indagine

UCB ha condotto un’indagine presso operatori sanitari specializzati in disturbi del metabolismo osseo. L’indagine è stato condotto in agosto-settembre 2019 come parte di un’iniziativa mirata a indagare gli atteggiamenti e la priorità percepita dell’osteoporosi e delle fratture da fragilità in undici dei principali Paesi industrializzati: Germania, Spagna, Francia, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia e Romania. 401 professionisti sanitari sono stati intervistati online in merito all’osteoporosi e alle fratture da fragilità.

Bibliografia

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