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Mi attacco al ciuccio?

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Children’s dummy. Child taking the pacifier.

Questo è l’ultimo post, articolo che pubblico prima della pausa che prendo per agosto, fatta per riordinare l’intera impalcatura del blog e vedere di farlo ricominciare a settembre con nuovo vigore. Prima della pausa una riflessione sulla ricerca della cura per il diabete tipo 1.

Ieri uno dei più importanti ricercatori e medici mondiali nonché direttore del Diabetes Research Institute del San Raffaele di Milano, il professore Lorenzo Piemonti su Facebook scriveva e pubblicava un post:

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Effetti collaterali

JDRF è la principale organizzazione globale focalizzata nella ricerca sul diabete di tipo 1. Finanzia progetti in tutto il mondo su base competitiva. Covid-19 ha incrinato del 40% la sua capacità di drenare risorse per la ricerca nel campo del diabete di tipo 1. Di conseguenza molto progetti già finanziati nel mondo e in corso sono stati chiusi e dovranno terminare nelle prossime settimane, con una perdita importante di risultati, risorse e investimenti. Purtroppo, anche 4 progetti di punta del DRI in Italia. Accanto all’erosione delle risorse sanitarie e economiche la pandemia sta erodendo anche le risorse della ricerca scientifica rallentando e purtroppo tra presto temo fermando la ricerca nei campi non correlati alla infezione da Sars-CoV-2.

«Ha da passa’ ‘a nuttata» …sperando di risvegliarci

Queste informazioni le avevo già pubblicate 4 mesi fa sul blog. Il quadro non è così catastrofico: il professore Fiorina ha ottenuto 32 milioni di euro per la ricerca sul T1D che vede il fondo JDRF dentro al progetto, ma semmai restano ferme e irrisolte alcune questioni: le terapie veramente innovative sono per il diabete tipo 2. L’esempio più evidente e attuale concerne il Jardiance® che riduce del 50% il rischio di morte cardiovascolare o di ricovero per insufficienza cardiaca e il fanno renale. Ma tale farmaco è precluso al diabetico tipo 1 in quanto aumenta i chetoni nel sangue o nelle urine.

Insomma la JDRF ha cinquant’anni, e che il suo leader sia un diabetico tipo 1 ha poca importanza, la questione è: la ricerca se si ha la forza e l’ottimismo della volontà, va avanti altrimenti diciamo chiaramente all’opinione pubblica che si stava scherzando e ne riparleremo tra cent’anni come cantava Ron.

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