Terapie

Qua la Zampa: pillole per i diabetici tipo 2 dai medici di base

Il sottosegretario alla Salute ha risposto a un’interrogazione parlamentare in merito. Le sue dichiarazioni incontrano il favore del presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici.

“Rassicuro gli onorevoli interroganti che vi è consapevolezza dell’importanza che vi sia un maggiore coinvolgimento dei medici di medicina generale (MMG) nella prescrizione dei farmaci antidiabetici e dei farmaci respiratori indicati nel trattamento della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Per tale ragione, l’Aifa riferisce che già negli scorsi mesi è stato avviato un percorso di definizione di note prescrittive, relative alle due categorie di farmaci citati, con l’intento di giungere a un graduale superamento degli attuali piani terapeutici specialistici”. Questa la risposta del sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, all’interrogazione parlamentare posta alla Camera da Vito De Filippo e altri sulla possibilità di aprire anche ai medici di medicina generale la prescrizione di alcuni farmaci, oggi limitata agli specialisti di centri autorizzati.

Soddisfazione da parte della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che aveva accolto con favore l’intervento dei parlamentari. “Consentire a tutti i medici la prescrizione di questi farmaci – spiega il presidente Filippo Anelli –, che hanno ampiamente dimostrato la loro efficacia e sicurezza, e che, comparati ai medicinali più ‘vecchi’, hanno notevoli vantaggi terapeutici, significa fare un passo avanti nell’universalità dell’accesso alle cure. Accogliamo dunque con estremo favore la risposta del sottosegretario, che conferma l’attenzione del ministero della Salute a questa materia. Ora auspichiamo l’apertura di un tavolo congiunto Fnomceo-Aifa sulla prescrizione e reiteriamo l’appello a coinvolgere i medici in tutti i tavoli dell’Agenzia Italiana del Farmaco”.

Anelli prosegue citando il Codice deontologico: “La prescrizione a fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità e deve far seguito a una diagnosi circostanziata o a un fondato sospetto diagnostico. La prescrizione è dunque una delle espressioni più alte e complesse della professione medica, perché compendia e sintetizza l’anamnesi, la diagnosi, il consenso informato e la terapia. Per questo la legge la affida al medico, e il Codice di deontologia ne reitera l’autonomia, la libertà, l’indipendenza, esortando il professionista a valutare l’applicabilità di raccomandazioni e linee guida al caso specifico”.

E ancora: “Proprio in quella valutazione dell’applicabilità al caso specifico, della quale è presupposto la diagnosi e strumento la relazione di cura, si gioca la differenza tra essere scienziato, essere politico ed essere medico. Per questo ribadiamo ancora una volta l’appello a coinvolgere i medici nei tavoli dell’Aifa: non si può parlare di farmaco in assenza dei professionisti deputati alla diagnosi e alla prescrizione. Il rischio è quello di una medicina amministrata, che ritenga sinonimi appropriatezza e risparmio economico. La vera appropriatezza sta invece nel trovare il farmaco giusto al momento giusto per il paziente giusto, oltre che nell’educazione dei cittadini a un uso corretto dei medicinali: quello che i medici italiani fanno ogni giorno”.

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