Diritti e rovesci

Covid-19 e test sierologici a scuola, FISMU al ministro Speranza: “Assumere i giovani medici precari”

Roma, 11 agosto 2020 – Assistiamo da mesi a diverse iniziative di Governo e Regioni per contenere la diffusione del Covid-19, anche con esiti positivi, ma anche a un continuo dibattito sulla necessità di potenziare la medicina sul territorio per le politiche di prevenzione che però non trova uno sbocco fattivo. Mancano da molto anni i cosiddetti “medici dei servizi” (esistono spesso solo sulla carta), cioè quei professionisti che si dovrebbero occupare della prevenzione scolastica, delle vaccinazioni, dell’epidemiologia, anche di coordinare i cosiddetti test sierologici, e si scarica invece ancora tutto su ospedali, sul 118 e sul pronto soccorso, le neonate (e spesso improvvisate) Usca e sugli ambulatori dei medici di famiglia. Questa la denuncia della Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti-FISMU che insiste nel contestare questo approccio nella battaglia ancora non vinta contro la pandemia.

Sostienici con un acquisto o donazione

Francesco Esposito, segretario generale Fismu critica, “la mancanza di un progetto complessivo nella lotta al Covid-19 e l’assenza di una urgente e necessaria riorganizzazione della sanità pubblica per evitare nel futuro il ripetersi di situazioni tragiche come quelle che hanno colpito l’Italia (e non solo) a marzo-aprile di questo anno”.

“Convivere con questo virus – spiega il dirigente Fismu – gestire le prossime ondate, ma anche future epidemie, impone una vera e propria rivoluzione copernicana, non provvedimenti improvvisati come imporre ai medici di famiglia di fare i test sierologici per il Covid-19, oltretutto gratis, intasando così gli ambulatori. I medici di famiglia devono continuare a dare l’assistenza primaria, un servizio di importanza strategica in questa fase, soprattutto per le persone più anziane, con cronicità. Non possono e non devono diventare un laboratorio di test e analisi”.

“Infine – conclude Esposito rivolgendosi al ministro Speranza – la strada è quella del potenziamento reale del territorio, dando linfa vitale alla cosiddetta medicina dei servizi, ora smantellata, e non richiamare dalla pensione i medici per metterli nelle scuole, come qualcuno propone: sarebbe una assurda e ulteriore improvvisazione. Serve, invece, assumere 10.000 giovani medici, ora precari (a partire da quelli vittime del cosiddetto imbuto formativo, esclusi dalla scuole di specializzazione) e ridare forza alla medicina scolastica, alle campagne di vaccinazione, alla prevenzione e all’epidemiologia (gestione dei test sierologici compresi). Abbiamo bisogno di una nuova e vitale sanità pubblica. Se non ora, quando”.

Sostienici con un acquisto o donazione
Sostienici con un acquisto o donazione