Counseling/consulenze

#EASD2020 Diabete e disturbi alimentari: un’esplorazione della “Diabulimia”

“Diabulimia” è il termine dato alla somministrazione deliberata di insulina insufficiente ai fini della perdita di peso. Sebbene la diabulimia possa essere pericolosa per la vita e i tassi di prevalenza nel diabete siano alti, mancano ricerche su come supportare efficacemente le persone con questa condizione. Questo studio esplorativo mirava a fornire le informazioni tanto necessarie agli operatori sanitari e guidare l’attenzione per la ricerca futura.

Quarantacinque individui con diabete mellito di tipo 1 (T1DM) e una storia di abuso di insulina hanno completato un questionario online. Ciò includeva una valutazione della loro psicopatologia dei disturbi alimentari con il Questionario per l’esame dei disturbi alimentari (EDE-Q) e 16 domande a risposta aperta che esploravano la loro esperienza di Diabulimia. Le risposte alle domande aperte sono state analizzate utilizzando l’analisi tematica.

Il punteggio EDE-Q globale medio era di 3,96 (1,21), che è coerente con le popolazioni di disturbi alimentari. I temi comuni identificati erano preoccupazioni sul peso, difficoltà a far fronte al diabete, traumi passati e l’importanza delle relazioni. Le esperienze con gli operatori sanitari sono state decisamente negative. La maggior parte dei partecipanti aveva subito un serio intervento medico a causa della diabulimia ed era pienamente consapevole delle conseguenze della restrizione dell’insulina.

Nel complesso, le persone ritengono che sia necessaria una maggiore consapevolezza della Diabulimia e una maggiore formazione per gli operatori sanitari. Mentre l’educazione sull’abuso di insulina può essere un primo passo necessario nel trattamento, il supporto psicologico è fondamentale. Per fornire un trattamento efficace, i medici dovrebbero essere consapevoli dei problemi specifici che devono affrontare coloro che soffrono di Diabulimia. L’attuale studio ha identificato temi che i medici potrebbero trovare utile da considerare.

Studio condotto dal Trainee Clinical Psychologist, University of Manchester, Manchester, UK

Pubblicato il 24 settembre 2020 in BMC Psychology.