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CURE VALLEY: IL CONTRIBUTO DI AGD BOLOGNA ALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

Pubblichiamo integralmente il documento inviato stamani da AGD Bologna al Presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e all’Assessore regionale alla Sanità Raffele Donini, un contributo costruttivo e completo per il rilancio delle questioni chiave nella ricerca per la cura del diabete e ottimizzazione delle prestazioni assistenziali ai diabetici tipo 1 in età pediatrica e adulta.

 

CURE VALLEY: IL CONTRIBUTO DI AGD BOLOGNA ALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA

 

La Regione Emilia-Romagna è riconosciuta a livello internazionale quale territorio d’eccellenza per una serie di

elementi come la gastronomia, la sanità, la cultura, la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica. Termini come

Food Valley e Motor Valley, ad esempio, sono diventati veri e propri brand. Nel nostro presente, a livello globale la

pandemia da Coronavirus continua a colpire le comunità ed è sempre più centrale il ruolo svolto dalla ricerca

scientifica. Come Associazione vorremmo lavorare per un rafforzamento di questi concetti, per una loro estensione

fattuale rivolta alla cura e alla semplificazione di quelle sfide quotidiane con la malattia. La Regione Emilia-Romagna

può diventare la Cure Valley: per farlo, dobbiamo partire col sostenere ancora di più medici, infermieri, operatori

sanitari e tutte quelle forze socio-economiche regionali.

In questo contesto, tanti volontari ed associazioni, grazie alle donazioni offerte dalla cittadinanza, hanno contribuito al

supporto della lotta contro il contagio pandemico, consentendo al nostro sistema di sopravvivere grazie ad una

solidarietà forte. Dal punto di vista umano e sociale, siamo pronti ad impegnarci per proseguire nella nostra attività di

sostegno e supporto a tutte le famiglie colpite dalle difficoltà di una malattia cronica quale il diabete. Tuttavia, la nostra

sopravvivenza ed efficacia sono garantite dalla collaborazione con le Istituzioni e con quelle realtà territoriali in grado

di investire proattivamente sul complesso piano della ricerca.

 

FARE RICERCA:

 

COSTITUZIONE DI UN ISTITUTO PER LA RICERCA SUL DIABETE (IRD)

Attraverso diversi decreti economici, in questi mesi il governo ha stanziato cifre sostanziali: 250 milioni di euro a

partire dal 2021 per il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica, più altri 300 milioni nel 2022, e

300 milioni nei prossimi due anni per il fondo per il finanziamento ordinario delle università. Per i nuovi ricercatori, si

stanzieranno 200 milioni a partire dal 2021, più altri 50 milioni nello stesso anno per l’assunzione di ricercatori negli

enti pubblici di ricerca. La previsione è che ai 1.607 ricercatori di cui è stata già prevista l’assunzione se ne

aggiungeranno altri 3.333, per un totale di 4.940 ricercatori assunti al 1° gennaio 2021.

Nel frattempo, il Ministero ha lanciato una consultazione pubblica sul programma nazionale per la ricerca 2021-2027.

La consultazione, aperta fino all’11 settembre e accessibile tramite un questionario online, è destinata a tutte le tipologie

di portatori di interessi, dagli enti di ricerca alle aziende, dai sindacati alle associazioni, fino ai singoli cittadini. Si tratta

di una novità rilevante, che per la prima volta porta l’Università fuori dalla propria torre d’avorio per avvicinarla ai temi

e le priorità del Paese.

È necessario investire, irrobustire quel potenziale di ricerca italiana in quegli àmbiti, ai fini tanto della competitività

internazionale quanto della capacità di produrre contributi utili al mondo dell’industria, delle imprese e della società.

Sul capitolo della ricerca non vi è solo la parte propriamente di laboratorio ma parimenti quella clinica: i sistemi di

gestione del diabete digitale (“cure connesse al diabete”) hanno il potenziale per diventare parte di un nuovo modello di

cura della patologia del millennio, aumentando la pratica tradizionale del trattamento del diabete fornendo assistenza

continua e su richiesta che si allinea con il fabbisogno 24/7 della patologia come malattia cronica. La tecnologia

esistente e la ricerca a supporto di approcci connessi alla cura del diabete sono sufficienti per supportare ulteriori

esplorazioni e spiegazioni.

La ricerca futura dovrebbe (1) analizzare i benefici dei numerosi componenti di un intervento di assistenza

connessa; (2) investigare l’efficacia diretta di queste offerte per varie popolazioni, o cercare una maggiore trasparenza e

unanimità nella progettazione dello studio per consentire confronti; e (3) studiare il grado in cui l’assistenza connessa

può aumentare gli effetti dei farmaci e dei dispositivi esistenti.

Favorire la collaborazione tra la ricerca accademica e la ricerca industriale permette di supportare sia un’importante

attività di ricerca, sia una costante formazione in campo scientifico e in particolare nel settore diabetologico/metabolico.

In tal senso gli obiettivi sono:

  • Promuovere e supportare la formazione di giovani ricercatori ospitando dottorandi nei propri laboratori, in

collaborazione con l’Università (dipartimenti DIMEC, DIMES e DISAA DISBI);

  • Svolgere attività di insegnamento, ove richiesto, all’interno dei corsi di Laurea di ambito biomedico in

collaborazione con l’Università (dipartimenti DIMEC, DIMES e DISAA DISBI);

  • Promuovere e sostenere la qualificazione e l’aggiornamento professionale di professionisti che si occupino di

diabete sul versante scientifico-clinico-assistenziale.

La mission è incentrata sulla cura e la prevenzione del diabete, attraverso il raggiungimento di obiettivi scientifici,

didattici/formativi e divulgativi. Le potenziali aree di ricerca sono:

  • Previsione e prevenzione di T1D;

  • Resistenza-insulinica, obesità, sindrome metabolica;

  • Complicanze del diabete;

  • Cardio-diabete e Nefro-diabete;

  • Rimpiazzo/sostituzione di cellule beta e terapia cellulare nel T1D;

  • Tecnologie del diabete (cellule beta staminali, trapianto, pancreas artificiale, terapia cellulare).

La ricerca medica non va disgiunta dalla cura. Solo fino a luglio 2020 si sono presentati 30 nuovi esordi di bambini

con Diabete Tipo 1 nel centro di riferimento per la pediatria endocrinologica del Policlinico di Sant’Orsola. A questi si

aggiungono gli attuali 500 assistiti a carico della struttura, con un organico composto da due medici specialisti e un

infermiere a mezzo servizio (sono presenti un dietista e una psicologa, i quali sono tuttavia retribuiti da AGD Bologna).

Il Piano Nazionale per la malattia Diabetica dispone la presenza e formazione del team multi-specialistico nei centri

di riferimento della diabetologia pediatrica e dell’adulto. Nel Policlinico di S.Orsola sono già presenti entrambi i team,

che meritano attenzione e potenziamento. Nello specifico:

 

per l’area pediatrica:

  • Andrebbe potenziata l’area che riguarda la tecnologia, con la presenza di un infermiere dedicato che dovrà

occuparsi anche dei frequenti contatti con l’ambiente scolastico;

  • Andrebbe potenziato il settore che riguarda la specifica alimentazione soprattutto riferita all’utilizzo delle

tecnologie avanzate mediate l’utilizzo di un dietista formato e orientato verso la statistica e la ricerca.

 

Per l’area della diabetologia degli adulti:

  • Va mantenuta la solida continuità del percorso di transizione con un ambulatorio dedicato al tema e va ancora di più

potenziato il percorso specifico per i pazienti con diabete tipo 1. Va mantenuta l’attuale cabina di regia per le condizioni

di criticità, con particolare attenzione nella fase di transizione dalla pediatria agli adulti, ai processi di abbandono dei

controlli e terapia con insulina;

  • Andrebbero ancora più stimolati i percorsi di cura per i diabetici di tipo 1. Vanno, qualora si rendesse necessario,

ancora più sviluppati gli ambulatori destinati ai pazienti che si affidano alle tecnologie avanzate per la gestione della

terapia e del compenso (microinfusori e sensori per il monitoraggio continuo del glucosio nel sangue). Vanno preservate le iniziative già in atto che propongono ai pazienti incontri per massimizzare le applicazioni tecnologiche date dai nuovi

dispositivi (cosiddetti ambulatori point of care). Per i pazienti diabetici tipo 2 insulino-trattati, che presentano multiple

complicanze derivate dal diabete (retinopatia, nefropatia, patologie cardiovascolari e piede diabetico), che vengono

sottoposti a trapianto d’organo e per il diabete gestazionale o in gravidanza vanno mantenuti e se possibile potenziati gli

ambulatori dedicati, congiunti e multi-specialistici già in atto;

  • I processi di telemedicina nei percorsi di cura per il diabete vanno standardizzati e resi coerenti con i percorsi

tradizionali di visita in loco;

  • Ravvisiamo la necessità di garantire una adeguata formazione sanitaria e gestionale della malattia, sia nella fase di

esordio, sia lungo il progredire della stessa, anche attraverso corsi da remoto stile webinar;

  • È obiettivo di migliorare e diffondere le conoscenze sul diabete attraverso iniziative che contribuiscano al

miglioramento delle cure prestate al paziente con diabete e allo studio della malattia. In particolare, si propongono

eventi d’informazione e/o formazione; la diffusione di studi, libri, riviste e articoli divulgativi; campagne di

sensibilizzazione.

 

A tale proposito preme sottolineare come AGD Bologna sostenga da anni la ricerca scientifica in solido per la cura

del diabete tipo 1 e da 5 anni lo fa contribuendo ad una borsa di studio per un lavoro scientifico frutto di un protocollo

d’intesa tra l’Università degli Studi di Bologna e il Diabetes Research Institute of Miami – Florida – USA.

Questa nostra proposta vuole rimarcare la volontà di essere e restare una forza del terzo settore, impegnata a fornire

ogni supporto necessario. Il fine ultimo è quello di garantire un costante senso di comunità solidale, capace di crescere

consapevolmente attraverso la sensibilità e la conoscenza, promuovendo ideali e raggiungendo obiettivi in tutto il nostro

territorio.

 

Cordialmente,

Il Presidente AGD Bologna – ODV

Salvatore Santoro

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