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Aspettando Godot/1: con jl diabete le cose da fare immediatamente sono…

Dear friends a partire da questo post domenicale e per tutto il mese di novembre apro una nuova voce nella categoria “Testimonianze” dal titolo: aspettando Godot, ovvero gli argomenti eterni che attanagliano la categoria dei diabetici e le azioni conseguenti che si potrebbero assumere, fare ma per una sorta di abulia e apatia, menefreghismo strutturale restano in salamoia senza rabbia senza gioia.

Non siamo usciti dall’emergenza, ma è già tempo per guardare indietro e capire come possiamo migliorarci. Vediamo cosa abbiamo imparato.

Prima evidenza: avere il diabete non aumenta il rischio di contrarre il virus, ma averlo non sotto perfetto controllo aumenta enormemente il rischio di una prognosi peggiore, anche infausta. Era prevedibile: il diabete non controllato (ancor più se non noto) peggiora la prognosi di tutte le malattie: cardio- vascolari, chirurgiche, infettive, reumatologiche.

Tutte. Da qui la prima raccomandazione: se si ha il diabete (o si è a rischio) è bene “presentarsi” alla prossima possibile ondata con le analisi in ordine. Almeno la fondamentale: si chiama emoglobina glicosilata o HbAlc. Seconda evidenza: le diabetologie, e tutte le specialità di malattie croniche, devono trovare un modo per controllare clinicamente i propri assistiti.

Molti hanno trasformato il proprio ambulatorio in un centro di telemedicina, su base volontaria, giacché spesso la telemedicina non ha avuto copertura finanziaria. E sotto il profilo delle varie linee guida, PDTA e similia non si trovano indicazioni al riguardo. Oggi non esiste un protocollo sanitario elaborato dalle società scientifiche che tratti della telemedicina e diabete. Perché se non basta una bella canzone a cambiare il mondo così nella telemedicina non basta una computer e una webcam. Ancora (terza evidenza): molti dei farmaci per il diabete sono di esclusiva prescrizione specialistica e necessitano di un piano terapeutico da compilare ogni 6-12 mesi.

Questa procedura medievale, che non ha nessun altro paese del mondo, comporta che chi non va dal diabetologo non ha accesso ai migliori farmaci, in grado di ridurre drasticamente rischio cardiovascolare, scompenso cardiaco, insufficienza renale; così potenti da funzionare anche in chi non ha nemmeno il diabete. Non potendo ancora iniziare a pieno ritmo le attività ambulatoriali (per il distanziamento sociale) e ancor meno recuperare le visite perse.

Ministero, Aifa e Regioni continuano a prorogare la validità di questi “permessi di accesso al farmaco”. Ma prima o poi scadranno: tutti insieme. E sarà un problema. Per ultimo: abbiamo bisogno di cultura scientifica della salute. Diffondere conoscenza della salute è più efficace di qualsiasi campagna di prevenzione. E per concludere ciò di cui ancora di più c’è necessità e di una vera capacità di fare comunicazione, non a paroloni ma cominciando dalle piccole e buone pratiche, ad esempio: un vademecum pratico per l’accesso ai servizi della diabetologia, un chi fa cosa e dove. Infine offrire una lista dei medici specialisti presenti e disponibili sul territorio con un rating in grado di aiutare il paziente a fare scelte ponderate e non a caso.

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