testimonianze

Diabete: Che problema c’è?

Photo of man wearing black eyeglasses

Riprendo, e concludo, il tema posto con il post di domenica scorsa dal titolo: Un banale diabete, in quanto occorre fare alcune aggiunte. La popolazione, l’opinione pubblica non ha tutti i torti a ritenere il diabete una malattia banale: ricordo da bambino, anni 60, lo stupore degli adulti quando apprendevano del mio diabete con: “diabetico così piccolino? Sapevo che il diabete colpisce i più vecchi che mangiano molto”. E da allora la mentalità non è cambiata mica tanto, il sentire comune è rimasto tale.

Ma c’è dell’altro: il diabete, un termine che comprende un svariato catalogo di forme è dominato al 95% dal tipo 2 e questa forma ricorda a livello terapeutico i giochi di ruolo multilivello tipo “World of Worldcraft”, si passa dal prediabete tipo 2 al diabete tipo 2 trattato con solo un intervento sulla dieta e lo stile di vita (lotta alla sedentarietà), a volte può bastare e la fascia di diabetici trattati con questo modello terapeutico sono circa il 20%. Poi si passa a livello successivo: i diabetici tipo 2 trattati con ipoglicemizzanti orali (pastiglie) che hanno lo scopo di abbassare la glicemia, glucosio alto nel sangue, questi sono il 50% del totale. Ancora c’è un livello successivo che fa una terapia ibrida compresse ipoglicemizzanti e insulina o ipoglicemizzante iniettabile, questi sono circa il 10%. Ed infine l’ultimo livello: un 15% che fa come i diabetici tipo 1, una terapia intensiva iniettabile con insulina.

In conclusione, la stragrande maggioranza fa terapia con le pastiglie. Poi c’è l’ampio capitolo della inerzia terapeutica e rifiuto della terapia, specie con insulina nei diabetici tipo 2.

Insomma, all’esterno il diabete è visto non solo come una sorta di malattia che “te la sei andata a cercare”, spesso associandola come la naturale conseguenza dell’obesità, ma che poi con una pastiglia e una dieta stile campo di concentramento tutto passa.

E allora che problema c’è?

Il problema è che non c’è problema secondo il prontuario farmaceutico, perché a cento anni dalla scoperta dell’insulina l’arsenale disponibile è talmente vasto da riportare almeno 300 principi attivi commercializzati e altrettanti, se non di più, di dispositivi medici per la diagnostica. Bello ed efficace? Certo alcuni di questo migliorano determinate condizioni e complicanze, ma molto resta ancora da fare per arrivare ad una cura efficace per il diabete, specie il tipo 1, e che semplifichi la gestione quotidiana della malattia fatta di autocontrolli e attenzioni.

E allora che problema c’è?

Ce ne sono due: l’ignoranza diffusa e amplificata dalle banalità a tutto campo dispensate in rete e dai social. Ma l’ignoranza è ben radicata anche tra i diabetici stessi per via di una mancata e adeguata educazione nella gestione della malattia e informazione, a partire proprio da uno dei punti chiave: la dieta e la nutrizione, spesso lasciata al fai da te. E per concludere quando fate la visita di controllo per il diabete chiedete al vostro specialista se ci sono novità per la cura del diabete? Se la risposta è: “la situazione è in movimento”, direi che si illustra da sé.

La soluzione del diabete sta nell’uscire dalle banalità e avere forza di volontà concreta, non a chiacchere, da parte di tutti per far sì che la ricerca in questo campo incida e non sia uno specchio per allodole. Se si vuole la soluzione si trova (vedi coronavirus), senza aspettare Godot o il prossimo millennio.

Categorie:testimonianze

Con tag:

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.