Mangiare e bere

Mi faccia il piacere

Shopping bags with groceries isolated on white

La parola dieta, da diabetico nativo e tipo 1, mi provoca turbamento perché non c’è nulla di più sfruttato, bistrattato, alterato e manipolato nella società contemporanea del termine dieta. Basta essere anche solo un fugace osservatore per notare come sull’alimentazione, la nutrizione umana siamo ostaggio del far west, tra sedicenti diete e nuove formule che sbucano come funghi pratolini dopo un temporale in rete, sui social network e media tradizionali. E la confusione regna sovrana, anzi viene alimentata per usare un gioco di parole, e anche noi diabetici non siamo esenti da questo fenomeno.

Oggi però non affronto l’argomento infodemia alimentare, tra notizie false ed eccessi di ogni tipo, ma proprio per cercare di mettere un poco d’ordine sull’argomento desidero fare e offrire una panoramica su alimentazione e diabete.

Pubblicità e progresso

I tre pilasti nella cura e autogestione della terapia diabetica sono: un’alimentazione e nutrizione equilibrata accompagnata da uno stile di vita attivo (sport, attività quotidiane e hobby), assieme alla cura di sé attraverso l’aderenza lineare alle terapie per il diabete e i relativi controllo sanitari.

Nel piano terapeutico e sanitario del diabetico, in particolar modo per il paziente che assume ipoglicemizzanti orali e fa terapia intensiva con insulina, e previsto al momento della presa in carico da parte dello specialista o medico di medicina generale referente per il diabete, la predisposizione di una dieta da parte di un dietista, la dieta va rivalutata, fatti salvi eventi eccezionali, ogni dieci anni. Nel diabetico tipo 1 non vi sono particolari restrizioni o impedimenti salvo il fatto che per questo tipo di paziente la regola base è costituita dal conteggio dei carboidrati in rapporto al valore preprandiale della glicemia per saper dosare la giusta quantità d’insulina da iniettare, finalizzata al raggiungimento e conservazioni del compenso glicemico. Mentre nel diabetico tipo 2, nella buona parte dei casi, vi sono limiti sul consumo di determinati alimenti e per contenere l’impatto degli zuccheri alimentari sulla glicemia viene impiegato l’IG (l’Indice Glicemico): un sistema di classificazione, che misura la velocità di digestione e assorbimento dei cibi contenenti carboidrati e il loro effetto sulla glicemia, cioè sui livelli di glucosio nel sangue. Ad esempio, un cibo con IG alto produce un grande picco di glucosio dopo il suo consumo.

In entrambi i tipi di diabete la dieta messa lì davanti al paziente non basta: occorre un programma di educazione sanitaria ed alimentare adeguato e personalizzato nel primo caso per imparare a gestire la conta dei carboidrati e nel secondo l’lG, e in entrambi i casi i vari aspetti di una pratica alimentare utile per restare in salute ma senza essere a discapito del piacere della tavola, dalla preparazione dei piatti, alla cottura e conservazione dei cibi, lettura dei valori nutrizionali e valori di scambio.

Tutto molto bello vero?

Peccato che i principi restano tali in massima parte e nella pratica siano poche le realtà che li mettono in essere. Quanti sono gli uffici medici e centri specialistici che offrono linee alimentari e nutrizionali personalizzate adeguate al momento della presa in carico e le aggiornano nel corso del tempo? E quanti offrono momenti, in presenza o a distanza, di educazione sanitaria e alimentare ai diabetici? Quanti sono le strutture sanitarie e ambulatoriale che hanno nella propria squadra di specialisti una dietista e/o nutrizionista?

Essendo l’alimentazione uno dei pilastri della cura e trattamento del diabete va gestita e trattata di pari passo al resto dei percorsi terapeutici. E non chiamiamo dieta per diabetici quello che ci viene dato ma indicazioni e linee personalizzate per un rapporto equilibrato col cibo all’interno di uno stile di vita sano e armonioso.

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