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Altro che stato sociale: siamo e restiamo soli ad arrangiarci.

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Riportiamo la lettera di una mamma di Bologna che ha una bambina diabetica che risponde al Direttore Sanitario della USL di Bologna circa la volontà espressa di non offrire più l’assistenza infermieristica ai bambini con diabete tipo 1 nei campi estive e nelle scuole. Welfare state addio!
Gentilissimi,
Devo dire che questa lettera mi lascia abbastanza confusa. Come mamma non credo che il rischio per i nostri figli sia la perdita di una goccia di sangue. Credo che il rischio sia la gestione del diabete nel suo complesso e la somministrazione dell’insulina. La tecnologia aiuta, è fondamentale, migliora la gestione, ma non esclude il rischio. Benissimo la formazione, ma non credo che agli insegnanti anche la responsabilità della somministrazione dell’insulina sia giusta.
In quanto avere un alunno diabetico comporta già un carico di responsabilità notevole: oltre a controllare la glicemia, bisogna non sottovalutare come intervenire di conseguenza, avere sempre un occhio di attenzione ad eventuali sintomi di crisi ipoglicemiche e nel caso intervenire prontamente, verificare che al pasto i bambini mangino tutto e nel caso intervenire per compensare con altri alimenti per non rischiare crisi ipoglicemiche, gestire le integrazioni con gli altri bambini evitando che vengano aggiunti come diversi e tutto ciò che aggiunge la normale attività scolastica.
In aggiunta gli potremmo chiedere anche di somministrare l’insulina, essendo consapevoli che in quel momento hanno la vita dei nostri figli nelle loro mani? Ho visto insegnanti a cui tremavano le mani solo per il controllo glicemico.
Forse sarebbe utile che le decisioni venissero prese dopo averlo provato sul campo: provate a passare una giornata a scuola con un bambino diabetico magari vi illumina. Mia figlia ha frequentato il nido grazie proprio alla collaborazione tra azienda Usl e scuola, non aveva neanche due anni di vita. L’anno educativo venne intitolato a mia figlia proprio per il successo dell’esperienza.
Con gli stessi infermieri al momento della somministrazione dell’insulina capita, che nonostante il microinfusore, ci sentiamo per situazioni che magari generino qualche dubbio sul da somministrare, non posso pensare che una maestra debba anche fare queste valutazioni. E gli altri bambini della classe? Cosa fanno nel frattempo? Io credo fermamente che la gestione del diabete infantile a Bologna sia una eccellenza che deve essere presa come riferimento a livello nazionale. Ho conosciuto famiglie di Firenze, Roma, dove uno dei due genitori ha dovuto lasciare il lavoro perché non avevano l’assistenza infermieristica a scuola e guardavano alla mia esperienza con invidia.
Perché togliere un servizio che funziona così bene? Dov’è il razionale?
Meglio concentrarsi su quelli che non funzionano. Relativamente ai campi estivi, questi sono nati proprio per aiutare le famiglie, se viene fatta una differenziazione in base alla fragilità della situazione socio – famigliare (che poi bisognerebbe capire cosa significa), a cosa serve? E’ un servizio rivolto proprio alle famiglie che lavorano, se non viene garantita l’assistenza si mette nella possibilità dei bambini diabetici a parteciparvi e si mettono in seria difficoltà le famiglie. E’ in questa direzione che vuole andare la Regione Emilia Romagna? E’ questa l’inclusione? L’assistenza alle famiglie? Alle donne lavoratrici? Si fanno tanti proclami, ma come sempre sono i fatti che contano. Ribadisco che sono molto confusa.
Francesca, una mamma molto soddisfatta dell’assistenza ricevuta fino ad oggi. (A seguire la lettera citata della USL di Bologna)
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