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Diabete a aria fritta/1: Digital divide

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Tra le possibili barriere verso l’adozione della digital health non solo l’età, ma anche i timori per sicurezza e privacy. *IN COLLABORAZIONE CON NOVO NORDISK

L’uso della tecnologia digitale fa la differenza nella gestione del diabete. Usare o meno il web significa aumentare o specularmente ridurre le opportunità di informarsi e monitorare meglio la propria patologia. Un problema nel problema è quindi la disuguaglianza (“digital divide”) generata dalla disponibilità e dall’accesso alla tecnologia. In particolare se si pensa al diabete di tipo 2, che colpisce molte persone anziane. Solo in Italia, ad esempio, si stima che solo il 35% delle famiglie di ultra-sessantacinquenni disponga di una connessione internet da casa (dati Istat).

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Ma il digital divide, inteso come un gap esistente fra chi fa e chi non fa uso regolarmente delle tecnologie digitali, non riguarda solo i meno giovani e non si limita al considerare l’accesso o meno ad internet. Altre possibili barriere all’adozione della digital health sono l’alfabetizzazione informatica, la motivazione a utilizzare questo genere di interventi e i timori per la sicurezza e privacy.

Uno studio di Park e colleghi (Park S, Kim B. Readiness for utilizing digital intervention: Patterns of internet use among older adults with diabetes. Prim Care Diabetes. 2020;14(6):692-697) suggerisce agli operatori sanitari di considerare tre sottogruppi di persone per poter impostare un programma educazionale: utenti smartutenti che usano internet per comunicarenon utenti.

Il primo sottogruppo è generalmente più giovane rispetto agli altri e presenta un miglior status socioeconomico. Anche se affetto da diabete, è generalmente libero da altre limitazioni fisiche e cognitive. Inoltre, queste persone hanno una percezione migliore quando gli si chiede di valutare la propria condizione di salute, alla quale si associa una miglior qualità della vita.

Il secondo usa i social network o app di messaggistica per scambiarsi messaggi o condividere foto o video. Spesso utilizzano questi strumenti per stare in contatto con figli o nipoti e hanno la minor incidenza di depressione fra tutti e tre i gruppi identificati. Le relazioni sociali sviluppate online grazie a social network o a gruppi di auto-aiuto possono incoraggiare questa classe ad una miglior auto-gestione del diabete.

Il terzo (non utenti) mostra una peggiore autovalutazione del suo stato di salute e un peggior status fisico/cognitivo rispetto agli altri due. Si tratta di utenti generalmente meno privilegiati dal punto di vista sociale ed economico. Questi utenti sono riluttanti all’utilizzo di Internet perché lo trovano difficile da usare. La collaborazione con i familiari o caregiver può aiutare questo gruppo ad accedere alle informazioni sulla salute e gestire meglio la propria condizione.

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