Tecno

Cresciuta del 5% la spesa per la sanità digitale

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Ma digitalizzazione ancora frammentata. Mancano competenze digitali e infrastrutture per la gestione dei dati. L’esperienza israeliana, modello di eccellenza mondiale

Si parla di partnership tra pubblico e privato, nella sessione “Industria e istituzioni: dal prodotto al servizio per integrare le necessità del patient journey”, della seconda giornata della Winter School 2022 di Pollenzo, dal titolo ‘Oltre la logica dei silos per un’offerta integrata di salute’, organizzata da Motore Sanità, con il contributo incondizionato di Siemens.
Soprattutto per cercare di creare progetti che vadano a rendere operativi quelli che sono gli stanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che sono circa 10miliardi per la medicina territoriale e 10miliardi per gli ospedali, per quest’ultimi in primis il rinnovo della tecnologia obsoleta e i Pronto soccorso/DEA.

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“La pandemia ha spinto la diffusione di strumenti digitali nel settore: cittadini, medici e strutture sanitarie li utilizzano di più, la spesa per la Sanità Digitale è cresciuta del 5%, la telemedicina è entrata nella nostra quotidianità. Ma il processo di digitalizzazione del sistema sanitario è ancora frammentato: mancano competenze digitali e soprattutto le infrastrutture per una adeguata gestione e valorizzazione dei dati – spiega Alessandra Poggiani, Director of Administration della Fondazione Human Technopole -. Digitalizzare non significa trasferire un dato da una cartella cartacea a una computerizzata, ma ripensare processi e cambiare i modelli della sanità stessa puntando soprattutto sulla prossimità al paziente, anticipandone le esigenze e supportandolo al fine di prevenire quanto più possibile le patologie, anche attraverso un monitoraggio che oggi la tecnologia rende semplice e immediato con dispositivi ormai alla portata di tutti. Un altro enorme potenziale della digitalizzazione sanitaria è, infine, la possibilità di avere un accesso semplice, immediato e standardizzato ai dati, utile a fornire ai decisori politici un quadro informativo migliore per definire politiche di sanità pubblica potenzialmente più efficaci”.

“Nell’attuale variegato panorama di flussi informativi e di enti, risulta fondamentale avvalersi di sistemi tecnologici avanzati capaci di armonizzare e integrare dati di diversa tipologia e provenienza, superando la classica gestione “a silos” – è il commento di David Vannozzi, Direttore Generale CINECA -. In questo contesto, reso ancora più urgente dalla pandemia, ha preso il via un accordo tra CINECA e Ministero della Salute. Il progetto prevede lo sviluppo di soluzioni basate su tecniche di intelligenza artificiale e di analisi di big data che consentano l’integrazione dei dati, a supporto della governance nel Sistema sanitario nazionale. Un importante passo avanti nell’auspicato percorso verso la transizione digitale del nostro Paese”.

Lavoro a distanza e soluzioni di remotizzazione, ne parla Patrizia Palazzi, Strategic Sales Expert Siemens Healthineers.
“Le soluzioni di remotizzazione possono colmare lunghe distanze di molti chilometri, ma possono anche gestire brevi distanze di pochi metri. Nell’attuale contesto sanitario, questo tipo di lavoro a distanza è di particolare rilevanza: può aiutare a mantenere una distanza di sicurezza da potenziali pazienti infetti e anche ottimizzare le procedure, ad esempio, riducendo eventuale esposizione a radiazioni. A tal proposito ad esempio le soluzioni di robotica in interventistica sono in grado di ridurre la dose di radiazioni all’operatore fino al 95%, migliorando l’outcome per il paziente grazie a precisione robotica e automazione procedurale, che consente di ridurre fino al 53% il tempo di esecuzione dei trattamenti. Il lavoro a distanza nel settore sanitario è emerso come uno dei più efficaci modi per mitigare i tassi di infezione da coronavirus, accedere alle competenze mediche necessarie, massimizzare le risorse, semplificare il trattamento dei pazienti e consentire ai dipendenti di continuare a lavorare anche in quarantena e da casa”.

Questa è l’occasione per presentare TESI eViSuS®, un sistema di telemedicina che permette di arrivare il più possibile al paziente in qualsiasi come e dove, consentendo anche ai parenti di potersi collegare in maniera semplice e utilizzando un nuovo modello di internet: l’internet delle persone. Questo nuovo eco-sistema digitale di telemedicina è realizzato in modo che i dati del paziente vengano conservati con la massima sicurezza come prevista dal GDPR, ma soprattutto è un modello che consente di condividere e diffondere la conoscenza e l’esperienza umana. Lo presenta Giuliano Busso di Solution Delivery Manager e-Health Care, Tesi T4Med.
“Strumenti innovativi di telemedicina come il nostro TESI eViSuS® possono supportare al meglio il sistema sanitario nella sua complessità: integrazione reale tra il sistema ospedale con il relativo territorio. La nostra soluzione tecnologica rafforza un aspetto sociale molto importante: assicurare un’assistenza sanitaria più equa, diffusa efficace ed economicamente sostenibile. Le nostre apparecchiature (dispositivi medici) sono dotate di telecamere ad alte prestazioni, monitor touchscreen, altoparlante e microfono in viva voce, computer, router internet per telefonia fissa e mobile, access point wireless, telecomando per rispondere a distanza alle chiamate, comunicano anche al primo sguardo immediata empatia. Oltre a questi dispositivi progettati e prodotti da TESI T4MED, la soluzione è fruibile anche con il semplice utilizzo di tablet o smartphone per pazienti e/o dei caregiver. Si può quindi intensificare il monitoraggio dei pazienti con maggiore necessità di assistenza, valutare in qualsiasi momento il paziente nell’ambiente in cui vive e interagire con i membri della famiglia”.

Cosa succede in altri Paesi? Israele rappresenta un modello di eccellenza mondiale nello sviluppo ed implementazione di sistemi di telemedicina, digital health e digital theraputics e sempre più realtà italiane private, ma anche la pubblica amministrazione, stanno guardando con interesse l’ecosistema di startup ed innovazione israeliano, stringendo sempre più accordi strategici. La telemedicina in questo Paese è in utilizzo da più di un decennio grazie ad una politica lungimirante di storage di dati ed utilizzo degli stessi per il training di modelli predittivi. Un esempio lampante è l’utilizzo di Pulsenmore, un dispositivo che permette alle donne in gravidanza di auto-eseguire una ecografia da casa in autonomia, con l’aiuto di un dispositivo e lo smartphone.
Porta all’attenzione l’esperienza israeliana Ilan Misano, Ingegnere Biomedico, esperto in Telemedicina, parlando del sistema TytoCare, dispositivo e piattaforma di telemedicina che permette di eseguire televisite e telemonitoraggio di parametri vitali. La prima realtà italiana ad adottare la soluzione è stata la ASL di Vercelli ed è ora in utilizzo in decine di ospedali, cliniche, aziende e compagnie assicurative.
“Si tratta di un esempio virtuoso. Con TytoCare chiunque può misurare la temperatura corporea, auscultazione cardiaca e polmonare, ritmo cardiaco e foto in HD di gola, orecchio e pelle. Il sistema di intelligenza artificiale integrato nella soluzione permette di avere feedback costante sulla qualità del dato registrato ed indica al paziente come catturare i parametri correttamente. Il sistema è utilizzato per la pediatria territoriale ed ospedaliera, monitoraggio di pazienti in RSA, soprattutto con BPCO e patologie cardiache, e medicina generica. Tante altre partnership fra aziende ed enti italiane ed israeliane si stanno finalizzando in questi giorni, e sarà solo l’inizio di una cooperazione piú profonda che porterà sempre più benefici al paziente e al Servizio sanitario nazionale”.

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