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Editoriale: per la cura del diabete tipo 1 non possiamo stare a guardare

“Ieri sono arrivati i miei risultati degli esami di laboratorio del diabete, il dato finale: ancora una volta mantengo la stabilità e l’ottimo compenso glicemico da quando, nel novembre del 2020, avviai l’aggiornamento della terapia con il passaggio al “quasi pancreas artificiale” Medtronic 780 G e oggi appunto ho una HBA1c uguale a 46 e un time in range assestato sul 90%.”

Le condizioni

Ma aldilà del brillante risultato personale quello che voglio mettere in chiaro è un’altra faccenda: per il diabete di tipo 1 il trial relativo al pancreas artificiale va avanti da almeno cinquant’anni, le insuline che adoperiamo oggi, quelle per intenderci sintetizzate in laboratorio e non più di derivazione animale, sono frutto non della mobilitazione, sensibilizzazione e chiamata all’azione del popolo diabetico di tipo 1 o tipo tutti, ma perché negli anni 60 il movimento animalista negli Stati Uniti mise l’accento e fece pressione su ricerca e governo federale affinché non venissero più utilizzati gli animali per ricavare i farmaci ad uso umano, da lì si arrivò poi alla fine degli anni 70 con la nuova formulazione dell’insulina, e relativo rialzo dei prezzi a crescere, ma anche con i problemi di avvio derivati dalla nuova modalità.

E oggi La situazione è la seguente: per quanto riguarda la capacità di impegnarci, di fare lobbying, di pesare rispetto a istituzioni pubbliche e private circa un impegno concreto e fattuale per sostenere assistenza e cura, il diritto all’accesso per le terapie, insulina per prima, e incidere veramente a sostegno della ricerca per nuove e migliori cure per il diabete, noi diabetici o persone con diabete per usare un linguaggio edulcorato, risultiamo non pervenuti, e basta come esempio quanto da un lato accade negli Stati Uniti d’America circa l’accesso, la fruibilità universale dell’insulina quale farmaco salvavita, così come accade in diverse aree del nostro pianeta. Quindi nel garantire la cura esistente non è vi è certezza, come del resto su tutto il versante dell’innovazione e delle azioni da mettere in campo per arrivare a nuove e migliori soluzioni di cura per Il diabete, nello specifico per il diabete di tipo 1.

Esserci

A tale proposito un inciso: in questi anni sul diabete tipo 1 i medici e ricercatori nella stragrande maggioranza hanno puntato tutto sullo sviluppo delle tecnologie, ovvero dispositivi come microinfusore prima e pancreas artificiale poi combinati con i CGM, sensori glicemici continui, mentre su versante della terapia cellulare resta un impegno sì ma di riporto.

Oltre ad uscire dall’apatia che pervade il nostro settore, sia come pazienti che operatori sanitari, dobbiamo non solo mettere passione e azione per invertire lo stato delle cose, ma perché l’obiettivo della, delle cure è necessario per abbattere costi e semplificare un carico di responsabilità quotidiane che, nonostante tecnologia e affini, restano.

Sappiamo che le persone con T1D non hanno mai una pausa: è qualcosa di cui ci occupiamo ogni minuto di ogni giorno. Poiché comprendiamo, lottiamo ogni giorno per far progredire la ricerca e la tecnologia che possono rendere ogni giorno più sicuro, più sano e più produttivo. Per continuare a guidare un cambiamento di grande impatto, con l’aiuto per la ricerca vogliamo sviluppare un programma volto a Migliorare la Nostra Vita, sviluppando farmaci, dispositivi, interventi per la salute comportamentale e le loro combinazioni, per ottimizzare i risultati e la qualità della vita delle persone con T1D.

Allora che fare? Prima di tutto non basta affermare: sosteniamo la ricerca, occorre farlo e non è solo una questione di quattrini ovvero di donare qualche euro per qualche borsa di ricerca, ma occorre avere chiara e limpida una strategia che va oltre alla visione miope e ottusa che abbiamo sempre avuto come diabetici e come italiani, ovvero essere lungimiranti e lavorare sulla prospettiva.

L’attenzione è fatta di azione

Quindi occorre essere patriottici, ovvero fare in modo che l’Italia non resti a guardare cosa fanno negli USA, Canada, Regno Unito, Svezia, Germania, ecc. E pertanto dobbiamo investire nella ricerca di cure per il diabete anche per salvaguardare il nostro stesso interesse nazionale, che non è solo fatto della salute della popolazione generale, ma dagli stessi nostri interessi economici, dato che l’Italia ha una cultura ed economia agroalimentare, gastronomiche, culinarie ed vitivinicola di primario livello mondiale, e saper coniugare salute e tavola ricerca e cura sono dati e fatti di primaria e prioritaria importanza.

Per la ricerca scientifica e il suo sostegno, AGD Bologna è l’unica associazione in Italia che, da 10 anni a questa parte, sostiene progetti di ricerca e borse di studio volte alla ricerca della cura per il diabete di tipo 1, sostenere questa rara realtà è un modo non solo concreto ma una necessità per non lasciare al caso l’evoluzione nel campo degli studi, e quindi dobbiamo fare del supporto e sostegno la ricerca un terreno di azione che serve non solo ad alimentare le borse di studio, ma a rendere trasparente tutto il processo, a cominciare delle attività di rendicontazione. Altra questione importante e non ultima riguarda la comunicazione. Perché così come occorre un percorso adeguato di assistenza sanitaria per il diabete, lo stesso meccanismo deve avvenire per quanto concerne l’informazione e l’evoluzione degli studi in tale campo.

Quindi bando a complottismi ed esoterismi vari, facciamoci un esame di coscienza veloce e passiamo ad essere concreti ed operativi, e sosteniamo le ricerche per la cura del diabete tipo 1.

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