Roberto Lambertini

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Senseonics annuncia l’approvazione e apposizione del marchio CE per Eversense® XL CGM System, il sensore ad intaglio che dura 6 mesi

La Senseonics Holdings, Inc. (NYSE-MKT-SENS) ha annunciato oggi di aver ricevuto l’approvazione per il marchio CE circa il sistema Eversense ® XL Continuous Glucose Monitoring (CGM). Il sistema Eversense XL comprende un prolungato sensore di glucosio impiantabile sotto cute, durata fino a 180 giorni, un trasmettitore intelligente removibile e un’applicazione mobile per la visualizzazione delle letture in tempo reale del glucosio. Il sistema Eversense XL fornisce il sensore più duraturo del mondo rispetto ai frequenti inserimenti settimanali dei sensori richiesti da altri sistemi CGM.

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“Siamo lieti di annunciare l’approvazione del marchio CE del sistema Eversense XL, che rappresenta un’altra pietra miliare significativa per Senseonics. Quando abbiamo presentato l’Eversense System l’anno scorso, abbiamo fornito un sensore che durava fino a 90 giorni, ora le per persone con Il nuovo sistema di Eversense XL, possono portarlo più a lungo, consentendo ai pazienti di estendere un singolo sensore per 3 stagioni – inserire un nuovo sensore in autunno che continuerà nel periodo invernale per essere sostituito in primavera “, ha dichiarato Tim Goodnow presidente di Senseonics. “Mentre continuiamo a promuovere il nostro portafoglio prodotti con funzionalità di sensore a lungo termine estese, offriamo una maggiore comodità per supportare la gestione continua del glucosio dei pazienti.Siamo entusiasti di portare questo prodotto sul mercato Europeo nel quarto trimestre del 2017. ”
Il marchio CE indica che la progettazione del prodotto è conforme ai requisiti della direttiva sul dispositivo medico impiantabile attivo (AIMDD 90/385 / EEC). Eversense XL è indicato per misurare continuamente i livelli di glucosio dal fluido interstiziale negli adulti e essere utilizzato come dispositivo aggiuntivo per completare le informazioni ottenute dalle misurazioni standard del glucosio nel sangue.
“Siamo tutti consapevoli dei vantaggi del monitoraggio continuo del glucosio visto in molti studi, inclusi i miglioramenti nel controllo glicemico, la qualità della vita e riduzione dell’ipoglicemia”, ha detto il dottor Pratik Choudhary diabetologo presso King’s College Londra. 



#EASD2017 La variazione del rischio genetico spiega quali persone svilupperanno il diabete di tipo 1 successivamente nella vita

Avere alcune varianti genetiche potrebbe spiegare perché le persone possono sviluppare il diabete di tipo 1 in età decisamente diverse, tra cui più tardi nella vita, afferma la nuova ricerca dell’Università di Exeter  presentata alla riunione annuale dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) in corso a Lisbona, Portogallo (11-15 settembre). Lo studio è il primo a suggerire che esiste una predisposizione genetica specifica per il diabete di tipo 1 in ritardo di insorgenza.

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Il diabete di tipo 1 (T1D) è causato da un attacco autoimmune nel corpo che uccide le cellule beta che producono insulina nel pancreas, lasciando alla fine la maggior parte delle persone con una dipendenza a lungo termine dall’insulina. Di solito colpisce bambini e giovani adulti ma può influenzare i pazienti dopo i 30 anni (indicati come T1D). Il primo ministro Theresa May è un esempio di T1D ritardato, con diagnosi all’inizio del 2013 all’età di 56 anni. Spesso le persone con tardiva insorgenza di T1D si trovano ad avere loro condizione confusa con il diabete di tipo 2, molto più comune negli adulti anziani.
Alcuni gruppi di geni associati alla regolazione del sistema immunitario nell’uomo sono noti per essere legati al rischio di sviluppare T1D. I principali determinanti genetici sono gli alleli DR3 e DR4 (o varianti) di un gruppo di geni chiamati complesso HLA. Il rischio più forte si verifica quando questi alleli di rischio si verificano in coppia i quali possono essere omozigoti (DR3 / DR3 o DR4 / DR4) o genotipi eterozigoti composti (DR3 / DR4).
Questo studio è stato condotto dal dottor Nick Thomas, insieme al professor Andrew Hattersley e altri colleghi presso l’Università di Exeter Medical School, e ha cercato di indagare se persiste il rischio aumentato di T1D osservato nei bambini e nei giovani adulti con i genotipi DR3 e DR4 in età adulta.
Il gruppo ha analizzato lo sviluppo del diabete T1D in una popolazione di 120.000 individui della Biobank britannica dalla nascita all’età di 60 anni in soggetti selezionati dai più alti gruppi di HLA. Hanno trovato che anche se i più alti genotipi di rischio rappresentavano solo il 6,4% della popolazione britannica questi contribuiscono al 61% di tutti i casi di T1D. All’interno di questi gruppi ad alto rischio vi erano notevoli differenze sia nella probabilità di sviluppare T1D sia nell’età media della diagnosi.
Nei gruppi ad alto rischio HLA DR3 / DR3, DR3 / DR4 e DR4 / DR4 sono state rilevate differenze significative nella probabilità di sviluppare T1D durante la vita di una persona: rispettivamente 1,2%, 4,2% e 3,5%. Gli autori hanno scoperto che per il DR3 / DR3, DR3 / DR4 e DR4 / DR4, l’età media della diagnosi era rispettivamente di 17, 28 e 38 anni, con il 71% dei casi T1D associati al genotipo DR4 / DR4 diagnosticati in individui di età superiore a 30. Per DR3 / DR3 / solo il 26% è stato diagnosticato oltre 30, mentre per DR3 / DR4 la cifra era del 40%.
Gli autori concludono che: “Mentre tutti e tre i genotipi principali aumentano notevolmente il rischio di T1D durante tutta la vita, l’analisi della popolazione ha mostrato per la prima volta che DR4 / DR4 specificamente predispongono al T1D oltre i 30 anni di età e i vettori di questo genotipo hanno il rischio più elevato di uno sviluppo del T1D tardivo “.
Aggiungono: “Questa è una chiara evidenza che il diabete di tipo 1 dopo i trent’anni non è solo una versione ritardata del diabete di tipo 1 prima dei 30. Ulteriori lavori sono necessari per capire queste differenze”.



Mutare la flora intestinale potrebbe impedire o ritardare il diabete di tipo 1?

Le malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1 sono controllate dai nostri geni. Mentre i ricercatori sono desiderosi di scoprire quali altri fattori potrebbero contribuire a far insorgere questa malattia, un nuovo studio pubblicato dai ricercatori della Yale fornisce una prova diretta che i fattori ambientali, come i microbi che abitano i nostri intestini, possono influenzare l’incidenza della malattia.

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Per sondare la connessione microbi-diabete, la squadra di Yale ha modificato il microbiota intestinale nei topi, co-alloggiando topi diabetici non obesi con animali che ospitavano microbi alterati. Hanno trovato che i topi diabetici non obesi co-alloggiati erano meno sensibili al diabete. Questa coabitazione ha portato ad un numero crescente di cellule immunitarie note come cellule T regolatorie nell’intestino, che probabilmente contribuiscono a questo risultato benefico, secondo i ricercatori. Dando anticorpi di topi che sono stati utilizzati per il trattamento del diabete negli studi clinici umani, hanno anche osservato che lo stesso tipo di cellule T regolatorie sono aumentate. Queste cellule T erano mobili, permettendo loro di migrare verso gli organi infiammati e sopprimendo le altre cellule T patogene che causano lo sviluppo del diabete di tipo 1.
“I risultati potrebbero portare a strategie più efficaci per prevenire o trattare il diabete di tipo 1 e altre condizioni autoimmuni, promuovendo le cellule T protettive nei tessuti associati all’intestino”, ha affermato Hua Yu, uno specializzando della Yale School of Medicine e primo autore dello studio .
Il professore di immunobiologia Richard Flavell ha aggiunto: “Queste strategie potrebbero includere approcci dietetici, probiotici o farmaceutici. Ad esempio, manipolare la dieta del paziente per arricchire i batteri buoni e aumentare le cellule T regolatorie intestinali potrebbe essere di fondamentale importanza nella gestione del diabete di tipo 1 “.

La ricerca è pubblicata su PNAS.



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La mia vita tra le dita

Certo oggi parlare di diabete ne parlano tutti, tutti hanno delle risposte, delle domande che neanche Marzullo sarebbe in grado di stare dietro con il suo programma televisivo, peraltro datato, e le risposte? Migliaia, basta osservare alcune discussioni presenti in gruppi a tema sul popolare Facebook per farsi una idea e se uno cerca una risposta secca, immediata (sempre nella speranza che sia buona, risolutiva al problema dato) si trova magari infognato in interminabili commenti alla richiesta: 50 e più. Certo ci sono gli esperti nella lettura rapida, ma ci sono gli esperti come in rottura rapida e allora preferisco fare e guardare altro, che dite?

La storia e la vita con il diabete scorre tra le dita

E c’è il suo perché. Ad alcuni basta pizzicare le corde della chitarra per emettere melodie e altre fantasie musicali, come ad altri è sufficiente impastare la farina per farne pane e cose buone da mangiare, dare forma a oggetti e sogni desideri e pulsioni che diventano emozioni sotto questo cielo azzurro ceno.

Migliorare migliorarsi sempre

Le dita sono il motivo conduttore della vita di un diabetico tipo 1, e anziché pizzicare le corde della chitarra ci si fa pungere dalle lancette per estrarre il sangue capillare e poter controllare sapere a quanto sta di livello lo zucchero nel sangue, la base di partenza per poi cercare di iniettare la quantità giusta di insulina in corpo, ormone di cui siamo privi, in relazione a quanto cibo mangiamo (carboidrati), quanto ci muoviamo e consumiamo energia che è basilare per regolare i valori della glicemia in corpo.

E poi si gira pagina

Sempre con le dita giri pagina, chiudi il diario, e passi alla tastiera, smanettando tutto il giorno, mattina e sera, in auto, bici, come sulla corriera per scrivere scaricare elaborare e analizzare dati, cifre e numeri che possono servire a farti cambiare direzione: timoniere del tuo destino.

Certo le cose cambiano e nulla sarà più come prima

Proprio a tale ragione il cambiamento è nell’ordine naturale della vita: tutto si evolve. E come diabetico so cosa voglio: una cura per il diabete tipo 1 che semplifichi la mia nostra esistenza con la malattia, che compensi la glicemia senza dover star dietro alla faccenda con calcoli e altre elucubrazioni, senza dover essere dei cyborg della sanità.

Non solo

Per concludere: che la ricerca si impegni non solo per la cura del diabete tipo 1, ma anche per trovare terapie adeguate su complicanze della patologia orfane di trattamento (retinopatia, nefropatia e neuropatia diabetica.

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Informazione ai lettori

Dal 1 settembre 2017 sono privo di connessione internet causata da un guasto rimasto irrisolto da parte del mio provider Wind, inoltre da tre giorni sono pure senza linea telefonica fissa (TIM) anche in questo caso senza soluzioni di ripristino. A questo punto non riesco a garantire gli aggiornamenti e le nuove notizie in ingresso pertanto sino a data da destinarsi potrò pubblicare solo gli articoli pianificati. Grazie per la comprensione.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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