Vivo col Diabete

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Chetoacidosi – chetoni

La chetoacidosi diabetica (DKA) è una condizione grave che può portare il diabetico al coma (se viene lasciato in tale condizione per un lungo periodo di tempo) o addirittura alla morte.

Quando le cellule non ricevono il glucosio di cui hanno bisogno per l’energia, il corpo comincia a bruciare il grasso, che produce chetoni. I chetoni sono sostanze chimiche che il corpo crea quando si rompe il grasso da utilizzare per produrre energia. Il corpo lo fa quando non ha abbastanza insulina per utilizzare il glucosio, normale fonte di energia dell’organismo. Quando chetoni si accumulano nel sangue, lo rendono più acido. Si tratta di un segnale di avvertimento che il diabete è fuori controllo o della presenza di una malattia.

Alti livelli di chetoni possono avvelenare il corpo. Quando i livelli sono troppo alti, è possibile sviluppare DKA, si può capitare a chiunque con il diabete, anche se è rara nelle persone con il tipo 2.

Il trattamento per DKA avviene solitamente in ospedale. Ma si può aiutare a prevenirlo imparando i segnali di avvertimento e controllando la nostra urina e il sangue regolarmente.

Quali sono i segni premonitori di chetoacidosi diabetica?

La DKA solito si sviluppa lentamente. Ma quando si verifica il vomito, questa condizione diventa pericolosa per la vita e può svilupparsi in poche ore. I primi sintomi sono i seguenti:

La sete o bocca molto secca

minzione frequente

Alto livello del glucosio nel sangue

Alti livelli di chetoni nelle urine

Altri sintomi compaiono quali:

Costante sensazione di stanchezza

Pelle secca o arrossata

Nausea, vomito, o dolore addominale

(Il vomito può essere causato da molte malattie, non solo dalla chetoacidosi. Se il vomito continua per più di 2 ore, contattare il proprio medico).

Respirazione difficoltosa

Odore fruttato sul respiro

Difficoltà nel prestare attenzione, o confusione

È possibile rilevare chetoni con un semplice esame delle urine utilizzando una striscia di test, simile a quella impiegata per fare la glicemia. Chiedete al vostro diabetologo di fiducia, quando e come si dovrebbero verificare chetoni. Molti esperti consigliano di controllare i chetoni nelle urine quando il livello di glucosio nel sangue è superiore ai 240 mg / dl .

Quando si è malati (si ha un raffreddore o l’influenza, per esempio), verificare la presenza di chetoni ogni 4/6 ore. E controllare ogni 4 a 6 ore, quando il livello di glucosio nel sangue è superiore a 240 mg / dl.

Inoltre, verificare la presenza di chetoni quando si hanno sintomi di DKA.

Se il vostro operatore sanitario non vi ha detto che cosa fare quando i livelli di chetoni sono pericolosi, chiamatelo se le quantità risultano moderate dopo più di un test. Spesso, il medico può dirvi cosa fare al telefono.

Chiamate il vostro medico subito se si verificano le seguenti condizioni:

I test delle urine mostrano alti livelli di chetoni.

I test delle urine mostrano alti livelli di chetoni e il vostro livello di glucosio nel sangue è alto.

I test delle urine mostrano alti livelli di chetoni e avete vomitato più di due volte in quattro ore.

NON fate attività fisica quando i test delle urine mostrano chetoni e il livello di glucosio nel sangue risultano elevati. Alti livelli di chetoni di glucosio nel sangue possono significare che il diabete è fuori controllo. Controllare con il vostro operatore sanitario come gestire questa situazione.

Quali sono le cause DKA?

Ci sono tre ragioni fondamentali per riscontrare quantità moderate o grandi di chetoni:

Non aver fatto abbastanza insulina

Forse non avete iniettato abbastanza insulina. O il vostro corpo potrebbe avere bisogno di più insulina del solito a causa della malattia.

Non aver mangiato abbastanza cibo

Quando si è malati, spesso non ci si sente di mangiare, a volte con conseguenti elevati livelli di chetoni. Alti livelli possono verificarsi anche quando si salta un pasto.

Reazione all’insulina (basso livello di glucosio nel sangue)

Se il test mostra alti livelli di chetoni al mattino, si può avere avuto una reazione di insulina durante il sonno.

La Chetoacidosi (DKA) è pericolosa e grave. Se si ha uno qualsiasi dei sintomi di cui sopra, contattare il proprio medico immediatamente, o andare al più vicino pronto soccorso ospedaliero.



Diabete: a chi giova alimentare le diseguaglianze?


Rendo pubblico il preambolo della newsletter inviata oggi agli abbonati, e mentre stiamo a cazzeggiare nei social, nel virtuale, là dove c’è la vita reale le diseguaglianze crescono, si sedimentano, non ci si capisce più e alla fine cosa restiamo? Burattini appesi a un filo, una goccia sperando nella sorte, che alla fine ha lo stesso finale per tutti.

Diverse notizie arricchiscono l’edizione settimanale di questa newsletter, ma quella più terra terra è: La Francia passa il Freestyle Libre a tutti i diabetici che fanno iniezioni multiple di insulina al dì. Naturalmente, data la vasta popolarità tra i diabetici italiani del dispositivo, l’effetto dell’info ha avuto un impatto deflagrante. Migliaia di visualizzazioni e domande del tipo: e in Calabria, a Casalfiumanese, in Molise, in Lombardia lo danno? E così via. Beh prima di tutto a caldo occorre fare alcune semplici e rapide considerazioni. La Francia è la prima a livello mondiale ad erogare il Libre come servizio sanitario nazionale ai diabetici che fanno iniezioni multiple di insulina giornaliere o con microinfusore senza sensore abbinato. Negli USA il 40% dei diabetici tipo 1 ha il microinfusore contro il 5% degli europei, Italia compresa. Infine la Francia ha una identità e storia nazionale ben marcata e forte e i diabetici francesi non hanno uno frammentazione associativa come in Italia, dove ci sono ben 5 associazioni nazionali con poco potere negoziale e nessuna capacità di fare “lobbyng” tra le istituzioni, e un servizio sanitario sparso su 21 regioni, dove ciascuna ci mette del suo. La Francia ha l’unica e potente Federazione Francese dei Diabetici https://www.federationdesdiabetiques.org/ e non è poco.

Ciascuno è libero o libre? Ecco per quel che mi riguarda lascio finire questo 2017 e poi termino l’esperienza di volontariato nelle associazioni diabetiche e non. Ma resto qui, libero di esprimere il pensiero finché potrò.



54 anni di mio diabete

La vita è progresso: nasci partendo da 0 e arrivi a due cifre, le mie oggi sono 54, pari agli anni di vita trascorsi con il diabete tipo 1. Una buona notizia no? Dicevano all’esordio che non sarei arrivato agli 8 anni d’età e a settembre ne faccio 56. Ma sappiamo, come la cronaca e i sondaggi confermano, che le previsioni e probabilità restano indicative.

Il mio diabete si appalesò nel 1963: cominciai con una sola iniezione d’insulina al giorno e senza controlli domestici dello zucchero nel sangue e nelle urine, ma tra l’esordio e fino al 1970 collezionai complessivi 38 mesi di ricovero in ospedale – pediatria.

Una tiritera che creava un atmosfera e ha lasciato il segno. A conferma di un semplice dato di fatto: ogni diabetico, per ragioni molteplici legate a: età della diagnosi, censo sociale, livello d’istruzione, clima familiare, preparazione e accettazione o meno della malattia, ha una evoluzione e crescita con tale patologia propria ed esclusiva. E comunque una predisposizione in generale a viverla in sé e non farne menzione con altri.

Io stesso fino a non molto tempo fa ho conservato un simile comportamento e non biasimo chi della cosiddetta mia categoria lo fa e la ragione è presto detta: tutti dicono di saperne di diabete, hanno qualcosa da dire, salvo poi mettere in evidenza banalità e luoghi comuni. L’elemento più marcato e noto è di fare di tutta un erba un fascio senza saperne una cippa delle differenze tra il diabete tipo 1 e tipo 2 e altre marcature ricomprese all’interno dello stesso 2, per non parlare poi del diabete LADA, Mody e gestazionale e via andare.

Una confusione che parte dalle molteplici sfaccettature mediche a quelle mediatiche e della rete che fanno del diabete una sorta di torre di babele, dove alla fine della fiera prevale e vince l’equazione: ciccione –mangione – diabetico.

Allora un tipo 1 ha due reazioni conseguenti: non smarronarsi con non ci arriva, fare quel che può in proprio perché tra dotti e sapienti poi non ti resta niente tra i denti.

54 anni di diabete – potrei raccontarvi una certezza circa la mia sopravvivenza con la tale patologia: ho avuto un gran CULO. Sì, poiché dall’esordio fino a circa 10 anni fa nessun medico era mai riuscito a tenermi compensata la glicemia. Tant’è che a un certo punto della mia esistenza, tra i 20 e 35 anni d’età smisi di farmi vedere in diabetologia al Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna ovvero dall’anno 1980 sino al 1995.

Pazzo? Lascio a voi il commento. Per quel che mi riguarda riporto sono un passaggio risalente al 1980: Facevi tra mezz’ora e un’ora per espletare la procedura di accettazione, stavi a digiuno per un solo controllo glicemico alle 8 del mattino e se andava bene via a casa, se andava male lo ripetevi verso le 11 fino a buon esito ma senza lettura di diari glicemici o istruzioni utili a migliorare il mio stato patologico.

E anche per quest’anno è andata.



Festival della Psicologia 2017

In occasione del “Festival della Psicologia”, fino al 31 maggio i cittadini avranno la possibilità di scaricare un voucher per un incontro gratuito con professionisti psicologi che hanno aderito all’iniziativa a Roma e in tutta la regione Lazio.
Potrai usufruirne per tutto il 2017 e ti darà, tra l’altro, la possibilità di continuare successivamente un percorso di consulenza o terapia a costi sostenibili. Cliccando direttamente su questo link http://festivalpsicologia.it/psicologi/mariacarcuro avrai la possibilità di scaricare il voucher che da diritto ad una consulenza gratuita con la Dott.ssa  Maria Carcuro che si occupa anche degli aspetti psicologici della malattia cronica come diabete, celiachia e cardiopatia. Per informazioni e contatti dottmariacarcuro@gmail.com Tel 347 9733631

Scopri le differenze

Riprendo a tre anni di distanza dall’ultima volta una consuetudine dei primi tempi del blog: il bilancio mensile circa la conduzione complessiva del mio diabete. Lo faccio quando è trascorso un mese dal cambio di microinfusore d’insulina della Medtronic: da Veo a 640G. Credo di essere uno degli ultimi a “indossarlo” stante la dimensione di commenti e post presenti in rete, su Facebook e simili. E vengo al dunque: la HbA1c è passata da 7.5 a 6.7 di percentuale, una riduzione degli episodi d’ipoglicemia del 50%, una riduzione dell’apporto d’insulina totale giornaliero del 20%. La capacità predittiva del sensore Enlite è spaventosamente migliorata, anzi ad essere sincero le ha azzeccate tutte e livello di corrispondenza tra test da capillare del sangue e valore espresso dal CGM è praticamente simile.

Una scoperta notevole del nuovo congegno è data dal centro messaggi, è ancora la prima versione ma ti ricorda ad esempio che è il giorno di cambiare il set e di farlo entro una certa ora, come con margine di anticipo di calibrare il sensore controllare la glicemia e altro. Senz’altro la Medtronic nelle prossime versioni migliorerà l’interazione con la tecnologia mobile e i livelli di supporto a schermo della pompa, che ha un display con un livello di leggibilità eccelso. Ora mi fermo con la recensione poiché avrò modo di riprenderla nel corso delle prossime settimane essendo la struttura del dispositivo dotate di tante funzioni e la documentazione a corredo vasta, come la competenza e professionalità, simpatia dei rappresentanti locali della multinazionale biomedicale.

Siccome però non nasco o sono in seguito diventato venditore e manco imbonitore, ci tengo ribadire e sottolineare alcuni concetti chiave e fondamentali per quanti convivono con il diabete giovanile: la gestione della terapia insulinica con il microinfusore oggi rappresenta il top nella categoria di tale patologia, in Europa il 5% dei T1D viene trattato con questo sistema, negli USA il 40%. Dati a parte l’impiego di tale dispositivo necessita di accettazione e motivazione da parte del diabetico, nonché adeguata preparazione e follow-up medico. Le persone adulte con diabete che hanno la priorità e sono adeguati per condizioni di complessità nella patologia sono: coloro che non riescono a conseguire un buon compenso glicemico con iniezioni multiple d’insulina, chi deve gestire una gravidanza, chi fa attività sportiva agonistica o comunque frequente e intensa, coloro che non avvertono più l’ipoglicemia.

Gli elevati costi di acquisto e manutenzione dei dispositivi rendono tale tecnologia non ancora alla portata di tutti i diabetici, e tale discorso vale per l’oramai prossimo pancreas artificiale e sensori continui glicemici.

E dobbiamo tenere presente una fatto fondamentale: nonostante dichiarazioni, costituzioni e altri comandamenti legislativi e trattati internazionali il diritto alla salute non è uguale per tutti. La differenza di censo, di istruzione e accesso alle conoscenze e informazioni pesa e tanto tantissimo nel diabete, e in particolar modo per quello giovanile (tipo 1).

Se sei un plebeo stai pur certo che avrai, causa diabete, più lunghi periodi di ospedalizzazione, maggiori difficoltà a comprendere i fondamentali nella gestione della malattia, nonché le informazioni per accedere a strutture di riferimento competenti e in grado di seguirti al meglio.

L’ignoranza con il diabete fa la differenza e chi vuol capire, capisca.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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