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Mangiare

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Da dentro

pozioneA volte ritornano: già nel passato avevo scritto circa un legame tra equilibrio del diabete di tipo 1 e il funzionamento, la regolarità intestinale: con la situazione  iperglicemica verificatasi la settima scorsa, l’ipotesi di una connessione tra i predetti fattori la vedo come una ulteriore conferma. Al di là del sentire che nell’area intestinale risiede massima parte delle nostre difese immunitarie, ho la concreta e tangibile prova che quando si manifestano degli svarioni nella glicemia registro una condizione di difficoltà d’insieme in tutto l’apparato digerente, con uno stato di difficoltà presente nell’assumere e assimilare l’alimentazione e di forte tensione nell’area addominale, oltre ad una difficoltà seria a mantenere nel periodo breve la regolarità evacuativa. Il problema fin qui descritto è andato a crescere, ovvero lo avevo già presente dall’infanzia e nel momento attuale è andato a radicarsi, con episodi di irritazione intestinale e come reazione ad alcuni specifici alimenti (alcune specie di pesce e formaggi), che hanno dato uno squilibrio, limitato per fortuna nel tempo, al mio diabete. In ogni  modo, grazie al mio autocontrollo, non sono arrivato ad avere la gastroparesi diabetica ed altre forme di neuropatia autonomica legata sempre alla malattia, ma la vigilanza va sempre tenuta alta.

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Le solite diatribe

CiboNei giorni scorsi è comparso il solito articolo che elogiava la dieta vegetariana come vero toccasana integrativo nella cura del diabete. Nell’ambito alimentare ci sono varie opinioni e scuole di pensiero attorno all’alimentazione umana, da quella efficace per aiutare a convivere con svariate malattie: diabete, ipertensione, colesterolo e molte altre ancora; al vertice della graduatoria naturalmente c’è la “dieta mediterranea”, da tutti conosciuta (forse) tranne che dai mediterranei. Tutto mi sembra, in realtà, uno sfizio circoscritto ad un ambito accademico e di addetti ai lavori; una fatto mediatico per far vendere prodotti letterari, libri e riviste. La verità, al momento, è ben più complessa e va al di fuori degli schematismi delle denominazioni: per avere un decente livello di alimentazione per la propria salute la prima regola è di non esagerare; la seconda di variare e la terza di verificare; ed infine informarsi su quello che mangiamo, in termini di valori nutrizionali. Il resto lasciamolo ai cultori della materia.

La questione

grintaSi  fa sempre un gran parlare di alimentazione, di cibo e diete, di formule, dati statistici, di tutto  per convincerci a stare bene, a fare una vita sana ed equilibrata. Ma i problemi di fondo, a mio avviso, per affrontare in modo coerente le difficoltà quotidiane sono due: il mercato e la persona. Il primo è legato alla distribuzione e circolazione di prodotti di dubbia salubrità e della ampia disponibilità nonché economicità degli stessi. Il secondo, soggettivo, è legato alla volontà e determinazione dell’individuo a stare bene, a curarsi, a cercare di volersi ed accettarsi: e questo spesso è il vero grande problema; e non c’è educazione, informazione e pubblicità che tenga se un individuo è ignavo e noncurante del proprio stato. Allora il diabete, quello di tipo 2, può diventare la tappa finale di una gara in negativo per l’uomo, la donna. Sotto questo profilo ho visto poche volte trattare l’argomento della centralità della persona intesa non come consumatore, come numero per le statistiche, ma come un cervello e una mente che abbisogna di attenzione. Sarebbe bello poter cambiare indirizzo.

Va grassa

Affrontare la tavola col diabete significa confrontarsi con tutti gli aspetti nutrizionale del cibo: quindi non solo gli zuccheri, i carboidrati semplici e complessi, ma anche gli altri componenti del cibo che giocano un ruolo nel fare da ascensore della glicemia quotidiana. Andando al sodo vado ad impattare il discorso di oggi sui grassi nel piatto. Nel corso del tempo mi sono accorto come il piatto di minestra, asciutta, gioca un punto in più nel fare da innalzatore dello zucchero nel sangue. Il condimento, il sugo per la pasta: che più è grasso e più costituisce un passaggio chiave per rendere instabile il nostro diabete. Stessa cosa avviene, come ulteriore esempio, con la pizza, piatto già ricchissimo di carboidrati, e che con la mozzarella e l’aggiunta di altri formaggi può diventare un trampolino di lancio per la glicemia. Tutto questo discorso dove vuole andare a parare? La risposta e semplice: quando si fa a scegliere la composizione del menù che ci fa da pranzo, occorre prestare attenzione a scegliere piatti e ricette che contengo un paniere di grassi non eccessivo, contenuto. E comunque attraverso tentativi, prove ed ulteriori esperimenti riusciremo a trovare la strada maestra per giungere ad un equilibrio consapevole nel diabete.

C’è da fidarsi?

nutrition-factsL’argomento non è di per sé nuovo sia in generale che su questo blog, e mi riferisco all’etichettatura dei valori nutrizionali nei prodotti alimentari distribuiti lungo la rete commerciale del nostro paese. Per chi come me ogni giorni effettua il calcolo dei carboidrati intrecciato con i valori della glicemia ed il dosaggio delle unità di insulina, nella gestione quotidiana del diabete, la lettura dei valori nutrizionali rappresenta un aiuto non marginale per il governo della vita con la malattia. In alcune occasioni mi è capitato di avere forti dubbi sull’affidabilità dei valori scritti nell’etichetta. E’ vero che in Italia, come nel resto d’Europa, non è ancora operativa la legislazione europea che armonizza le regole per informazione sui contenuti nutrizionali dei prodotti (non solo carboidrati, ma anche calorie, grassi e proteine), e quindi ci può essere ancora una certa “discrezione” nel riportare i dati sui prodotti presenti sugli scaffali dei negozi. Ecco perché ancora una volta amo sottolineare l’importanza di fare presto a dare una regolata ad una materia che si riflette sulla salute di diabetici e no.

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