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Cavolo alla vicentina

DAMMI RETTA ADOTTA UNA PROVETTA: SOSTIENI LA RICERCA PER LA CURA DEL DIABETE TIPO 1

 

Cavolo alla vicentina
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 6
Piatto tradizionale del Veneto, il cavolo alla vicentina è un contorno molto invitante: la ricetta prevede infatti che il cavolo sia stufato insieme ad un po' di pancetta e a mezza mela. Il risultato è un piatto in cui dolce e salato si armonizzano alla perfezione, per un contorno proprio gustoso e particolare (e anche di facile preparazione!).
Ingredienti
  • •1800 g di cavolo cappuccio
  • •100 g di pancetta a cubetti
  • •½ mela renetta
  • •1 spicchio d'aglio
  • •1 cipolla
  • •1 noce di burro
  • •Olio extravergine d'oliva q.b.
  • •Sale q.b.
  • •Pepe q.b.
Preparazione
  1. Per prima cosa lavate con cura il cavolo e tagliatelo a fette non troppo sottili (spesse circa 1,5-2 cm).
  2. In un tegame capiente fate rosolare nell'olio caldo e nel burro un trito preparato con l'aglio e la cipolla (oppure, se preferite, potete lasciare l'aglio intero e toglierlo in un secondo momento). Unite quindi al soffritto la pancetta tagliata a cubetti e la mezza mela precedentemente lavata e tagliata a fette piuttosto sottili.
  3. Fate saltare per pochi minuti il tutto, dopodiché aggiungete il cavolo. Aggiustate di sale e di pepe, mescolate bene, coprite con il coperchio e fate andare a fiamma bassa per tre quarti d'ora circa, controllando ogni tanto la cottura e mescolando. Servite ben caldo.
  4. Il cavolo alla vicentina è un piatto piuttosto semplice da preparare: dovete solo stare attenti a non farlo bruciare. Per evitare questo rischio, tenete la fiamma bassa e controllate a intervalli regolari la cottura, diluendo eventualmente con un pochino d'acqua.
  5. Il cavolo cappuccio (quello tradizionale color verde chiaro) è la varietà più indicata per questa ricetta.
  6. Per un piatto dal sapore più delicato, scegliete la pancetta affumicata.
  7. Se non vi piace la pancetta, potete ripiegare sullo speck (anche se la ricetta tradizionale veneta prevede solo l'uso della pancetta).
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 200 Grassi: 20 Carboidrati: 15 Fibre: 2 Proteine: 14
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Perché ingrassiamo?

L’obesità altro non è se non il primo anello di una catena che collega tra loro le “malattie del progresso”, tanto vale allargare il tiro e parlare direttamente di queste ultime. Una teoria condivisa da molti ricercatori è quella che considera la sindrome metabolica, l’obesità e le malattie a queste collegate come patologie da malnutrizione. Non siete forse d’accordo sul fatto che un obeso/ a è una persona che soffre di una serie di carenze nutrizionali? Si tratta di una teoria piuttosto innovativa e diffusa da un po’ di tempo, ma che curiosamente non è ancora stata recepita dalla maggior parte dei medici. È vero, si tratta di un fatto apparentemente paradossale e difficile da credersi, eppure si è visto che nei paesi evoluti la maggior parte delle deficienze nutrizionali si riscontra proprio negli adulti e nei bambini obesi.

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Nonostante il concetto appaia bizzarro, la spiegazione è piuttosto intuitiva; la maggior parte degli obesi ottiene la maggior parte delle calorie ingerite a partire da cibi molto ricchi di calorie, ma assai poveri di nutrienti. Zucchero, fruttosio e derivati, grassi vegetali di bassissima qualità nutrizionale, grano e altri cereali ricchi di glutine e ad una quantità di additivi chimici derivanti dall’elevato consumo di alimenti industriali. Nel 2000 -per la prima volta nella storia dell’uomo -il numero di individui obesi ha superato quello degli individui sottopeso. In entrambi i casi si tratta di vittime inconsapevoli dei paradossi della distribuzione e della composizione del cibo.

Ma ammalarsi per erronea scelta degli alimenti è cosa molto più grave che non ammalarsi per la loro scarsità. Se vi eravate sempre chiesti perché gli obesi siano sempre così affamati questa è una delle principali motivazioni; fino a che il corpo non ha assunto una quantità di nutrienti sufficiente a coprire le sue necessità metaboliche continua a produrre ormoni della fame. La fame è infatti un meccanismo di retroazione che serve a segnalare al corpo uno stato carenziale. La carenza può riguardare macronutrienti come le proteine, vitamine come la vitamina D, oppure oligoelementi quali il magnesio, il selenio, il ferro e molti altri ancora. È stato dimostrato che il solo fatto di aggiungere un supplemento di vitamine e minerali alla dieta di un obeso/ a è in grado di innescare una perdita di peso significativa.

Memorizzate questo concetto! Fino a che il corpo percepisce uno stato carenziale continua a produrre ormoni della fame indipendentemente dalla quantità di calorie assunte. Non esiste infatti alcun meccanismo fisiologico di retroazione collegato all’introito calorico, in quanto non sono le calorie a controllare la sensazione di fame. Una volta sviluppatasi una sindrome metabolica, le cellule dei parenchimi nobili divengono insulino-resistenti; in pratica non riescono più a introdurre al loro interno glucosio a sufficienza per funzionare adeguatamente, e questo porta a un aumento dell’insulina circolante e a un ulteriore aumento di fame, che consegue anche allo sviluppo di una leptino-resistenza (la leptina infatti è l’ormone che stimola il senso di sazietà). Oggi sappiamo che la sindrome metabolica e l’insulino-resistenza che ne è il determinante fisiologico si trovano al crocicchio di tutta quella serie di alterazioni biochimiche da cui dipendono le principali malattie del progresso (cardiovasculopatie, diabete tipo 2, malattie degenerative del sistema nervoso e tumori). Il meccanismo mediante il quale la sindrome metabolica è in grado di causare tutte queste patologie è multifattoriale e consiste in una molteplicità di alterazioni che, una volta innescate, si rinforzano a vicenda.

Tra queste le principali sono l’alterazione delle quote relative di lipidi circolanti (trigliceridi e colesterolo LDL e VLDL), un aumento dei mediatori dell’infiammazione (citochine e prostaglandine) e un’alterazione del microbioma intestinale. Anche il microbioma intestinale (la flora batterica in pratica), proprio così. Si è visto che è possibile indurre una sindrome metabolica in qualsiasi animale, semplicemente trapiantando nel suo intestino la flora batterica di una donna al terzo trimestre di gravidanza (uno stato che fisiologicamente si associa a una sindrome metabolica reversibile). Ma lo stesso risultato può essere ottenuto anche trapiantando nell’intestino di un animale normopeso la flora batterica intestinale di un animale obeso di qualsiasi specie. In parole povere, la sindrome metabolica e l’obesità causano una tale perturbazione del microbioma intestinale che è possibile riprodurre queste condizioni patologiche semplicemente inoculando la flora batterica di un individuo malato nell’intestino di un individuo sano.

E non è un caso, dato che oggi sappiamo che uno dei fattori critici nel mantenimento di una condizione di obesità è proprio il fatto di ospitare nel proprio intestino una popolazione di batteri capaci di estrarre una maggiore quantità di nutrienti (e calorie) dagli alimenti ingeriti. Da qui al definire l’obesità e la sindrome metabolica come malattie trasmesse da un’infezione batterica il passo è ancora lungo, ma il solo fatto di aver scoperto queste correlazioni permette oggi di ipotizzare interventi di rimodulazione delle popolazioni batteriche intestinali come terapia per l’obesità. Veri e propri trapianti di batteri intestinali. Certo, la soluzione non può limitarsi a questo, dato che abbiamo detto che l’obesità dipende anche da uno stato globale di malnutrizione, è necessario correggere questo deficit e affrontare contemporaneamente lo stato di infiammazione sistemica permanente causato dalla sindrome metabolica. L’nfiammazione è infatti il principale fattore che innesca la maggior parte delle malattie cardiovascolari, neurodegenerative e oncologiche. È stupefacente rendersi conto di quanto semplici possano essere condizioni che in apparenza appaiono come infinitamente complesse. Avete mai pensato che affrontare un problema come l’epidemia di obesità potrebbe essere così facile?

Sarebbe sufficiente introdurre una dieta in grado soddisfare i bisogni nutrizionali dell’organismo per combattere la sindrome metabolica e le principali co-morbidità a questa associate. Il difficile è farlo vivendo in un mondo dove il marketing del cibo inquina e condiziona qualsiasi cosa, dalla percezione psicologica della fame e della sazietà, fino alle ricerche epidemiologiche destinate ad accertarne gli effetti salutari o nocivi. Avete mai provato a contare quanti spot pubblicitari che invitano a consumare alimenti (invariabilmente di tipo industriale) ci arrivano ogni giorno dai più diversi media (dalla cartellonistica stradale, alla radio, alla televisione, al cinema)?

E quelli che arrivano ai vostri bambini? Nulla è più aggressivo del marketing del cibo, e ciò spiega come mai nell’ultimo secolo questo abbia cercato con ogni mezzo di assumere il controllo di quella branca della scienza che studia gli effetti degli alimenti sul corpo umano, generando tutto il caos di cui abbiamo parlato. Di tutto questo capitolo è importante memorizzare una sola cosa: che l’obesità è una malattia che deriva in buona parte da una carenza dietetica di nutrienti essenziali. È infatti possibile indurre l’obesità in qualsiasi animale semplicemente privandolo di uno o più nutrienti fondamentali per il funzionamento del suo corpo. Tale mancanza darà luogo inevitabilmente a un senso di fame che porterà l’animale a mangiare sempre più senza percepire alcun senso di sazietà, con tutte le conseguenze che ne derivano. Il segreto per riuscire a vivere sani nel mondo occidentale consiste nell’imparare come nutrirsi in maniera adeguata. 



Magnesio

Il livello giornaliero massimo di magnesio negli integratori alimentari non deve superare i 250 milligrammi (mg). Questa è la raccomandazione dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), tenendo conto dei nuovi dati.

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“Gli integratori alimentari sono in voga e molte persone credono che possa fornire benefici per la salute “, afferma il Prof. Dr. Andreas Hensel, Presidente del BfR. “Ma il consumo di integratori alimentari può anche essere associato a rischi per la salute: la migliore strategia nutrizionale consiste in una dieta equilibrata e variata con abbondanza di frutta e verdura, con una dieta sana che fornisce al corpo tutte le sostanze essenziali, gli integratori alimentari sono superflui. ” L’aumentato apporto di magnesio attraverso prodotti come integratori alimentari oltre al magnesio ingerito attraverso la normale dieta di una persona può portare a diarrea.

I problemi di salute causati dall’assunzione eccessiva di magnesio sono completamente reversibili entro uno o due giorni e non rappresentano un rischio significativo per la salute di individui sani con normale funzionalità renale. Tuttavia, questi problemi devono essere considerati effetti indesiderati sulla salute. Casi di diarrea non sono stati osservati con l’assunzione fino a 250 mg di magnesio al giorno oltre all’assunzione di magnesio attraverso la normale dieta.

Il livello giornaliero massimo si applica alle persone dai 4 anni in su. A causa della mancanza di dati, non è possibile ricavare un livello giornaliero massimo per i bambini di età inferiore ai quattro anni. Il BfR raccomanda di dividere la dose massima giornaliera tra almeno due assunzioni al giorno, poiché la maggior parte degli studi utilizzati per ricavare il livello massimo di diffusione dell’assunzione di magnesio su due o più porzioni al giorno, ed è probabile che ciò migliori la tollerabilità. In connessione con l’assunzione di magnesio attraverso la dieta normale, nessun effetto negativo sulla salute è stato osservato fino ad oggi in consumatori sani.

Come in precedenza, la nuova valutazione del BfR si basa sull’attuale livello massimo tollerabile di assunzione (UL) del Comitato scientifico dell’alimentazione umana (SCF), un organismo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Nel 2001, l’SCF ha ottenuto un UL di 250 mg di magnesio al giorno per l’assunzione supplementare di magnesio tramite integratori alimentari o alimenti fortificati. L’attuale valutazione del BfR incorpora anche i risultati di studi umani più recenti.

Il magnesio è un minerale essenziale e un elemento comune nella crosta terrestre e nel corpo umano. Svolge un ruolo importante in molti processi metabolici, così come nella formazione di acidi nucleici, formazione ossea, fisiologia della membrana, trasmissione del segnale neuromuscolare e contrazione muscolare.



Nei bambini i pasti d’asporto aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e diabete tipo 2

I bambini che mangiano regolarmente pasti d’asporto possono veder aumentati i loro fattori di rischio per malattie cardiache e diabete, suggerisce una ricerca pubblicata online su Archives of Disease in Childhood .

E sono anche più propensi a consumare troppe calorie e meno vitamine e minerali rispetto ai bambini che mangiano cibi cucinati in casa, i risultati indicano.

Nel Regno Unito, il consumo di pasti d’asporto “take-away” è aumentato di oltre un quarto tra il 1996 e il 2006, un modello di comportamento reso ancora più semplice con l’avvento di app online e servizi dedicati di consegna pasti a domicilio, affermano i ricercatori.

Le prove disponibili indicano che tra gli adulti, un alto numero di take-away è associato a una dieta di qualità inferiore, più grasso corporeo e un rischio elevato di diabete di tipo 2 e malattie cardiache. E i ricercatori volevano scoprire se una dieta simile nei bambini potesse far accumulare problemi simili.

Hanno quindi interrogato 1948 bambini etnicamente diversi di 9-10 anni da 85 scuole primarie a Londra, Birmingham e Leicester riguardo alle loro diete abituali, inclusa la fonte dei loro pasti, e quanto spesso mangiavano mediante take-away.

Le scuole facevano parte del Child Heart And Health Study in Inghilterra (CHASE), che esaminava i potenziali suggerimenti per le malattie cardiache e i fattori di rischio del diabete in pre-adolescenti provenienti da una vasta gamma di background etnici.

Le foto di cibi comuni sono state utilizzate per aiutare il richiamo dei bambini e stimare le dimensioni delle porzioni. La densità energetica e i livelli di nutrienti degli alimenti mangiati sono stati calcolati dalle loro risposte.

Sono stati misurati l’altezza, il peso, la circonferenza della vita, lo spessore della plica e la composizione del grasso corporeo (impedenza bioelettrica). La loro pressione sanguigna è stata rilevata, così come un campione di sangue per scoprire i livelli di grassi nel sangue circolanti (totale e basso: colesterolo ad alta densità).

I loro genitori hanno anche compilato questionari sul stato e i ruoli lavorativi. Circa un quarto di questi erano in posizioni manageriali / professionali, con una proporzione simile nei ruoli tecnici / amministrativi (occupazioni intermedie). Circa il 29% ha svolto lavori di routine / manuali, mentre il 16% era disoccupato o lavorava nel settore edile.

 Un bambino su quattro (499, 26%) ha dichiarato di non aver mai o raramente mangiato pasti da asporto; quasi la metà (894, 46%) ha dichiarato di aver mangiato un take-away meno di una volta alla settimana; e 555 (28%) hanno dichiarato di aver mangiato questo tipo di pasto almeno una volta alla settimana.

I ragazzi erano consumatori più frequenti di take-away rispetto alle ragazze, così come i bambini provenienti da ambienti meno abbienti.

Non c’erano differenze nella pressione sanguigna o insulino-resistenza tra coloro che mangiavano regolarmente pasti d’asporto take-away e quelli che non lo facevano.

Ma lo spessore della plica, la composizione del grasso corporeo e i grassi nel sangue tendevano ad essere più alti nei consumatori abituali di take-away. Le differenze nei grassi nel sangue erano simili in tutti i gruppi etnici.

I cibi consumati erano più densi di energia mentre le prese di proteine ??e di amido erano più basse tra i consumatori abituali di take-away, e l’assunzione di vitamina C, ferro, calcio e acido folico erano anche inferiori.

Se questo modello alimentare dovesse essere sostenuto, potrebbe accumulare problemi di salute successivi, avvertono i ricercatori.

Un’analisi separata, confrontando l’assunzione di nutrienti del pasto della sera precedente in relazione alla sua fonte, ha mostrato che i take-away erano più densi di energia e contenevano più grassi e grassi saturi rispetto ai pasti preparati a casa.

Questo è uno studio osservazionale quindi non è possibile trarre conclusioni definitive su causa ed effetto, e ulteriori ricerche sarebbero necessarie per esplorare i nessi causali, avvertono i ricercatori.

Ma sottolineano: “Il colesterolo totale più alto e le concentrazioni di colesterolo LDL [a bassa densità o” cattivo “] osservato nel gruppo dei pasti da asporto frequenti, se sostenuti, sono sufficientemente grandi per aumentare il rischio a lungo termine [ malattia coronarica ] di circa 10 % “.

E proseguono dicendo: “Questi risultati suggeriscono che ulteriori aumenti nel consumo di cibo da asporto (e il marketing diretto a incoraggiare tali incrementi) potrebbero avere conseguenze negative per la salute pubblica e dovrebbero essere attivamente scoraggiato.

“Il governo dovrebbe prendere in considerazione iniziative di protezione della salute per invertire le attuali tendenze nel consumo dei pasti consumati, nel contesto di sforzi più ampi per migliorare la dieta e la nutrizione infantile in ambito domestico e scolastico”.



Polpette con i funghi

DAMMI RETTA ADOTTA UNA PROVETTA: SOSTIENI LA RICERCA PER LA CURA DEL DIABETE TIPO 1

 

Polpette con i funghi
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Tipo ricetta: Antipasti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Una pietanza semplice, figlia dei tempi in cui la povertà e la miseria abbondavano. Una polpetta fatta con i funghi, ovvero la carne dei poveri, dei contadini, dei boscaioli, dei montanari. In questo caso, il tipo di fungo è quello di pino che cresce, appunto, ai piedi dei pini. Il piatto tipico del Vittoriese e di S. Croce Camerina, entrambi nel Ragusano, terra tra le più ricche di acqua della Sicilia, nonostante i secolari disboscamenti, attuati sin dai tempi dei Romani per ricavare terra per l’agricoltura, e le deviazioni dei corsi d’acqua, che ha impoverito le risorse idriche. Pensate, ai tempi degli Arabi, il fiume Irminio era addirittura navigabile!!!
Ingredienti
  • 1 kg di funghi di pino
  • 5 uova
  • 240 g di pangrattato
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 3 spicchi di aglio tritato
  • sale,
  • pepe
  • olio extravergine di oliva q.b.
Preparazione
  1. Pulite i funghi sotto l’acqua corrente e cuoceteli in acqua bollente per circa 10 minuti; toglieteli dal fuoco, fate un purè e aggiungete i tre spicchi di aglio e il prezzemolo tritati. Unite un uovo sbattuto, il sale, il pepe e 40 g di pangrattato finché l’impasto non diventerà consistente. Ricavate delle polpettine, passatele prima nell’uovo e poi nel pangrattato e infine friggetele in olio ben caldo. Mettete sotto i funghi un bel purè di macco (fave siciliane) al Moscato di Pantelleria. Mettete qualche pistacchio di Bronte e profumate il tutto con del cacao di Modica. Piatto raffinatissimo.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 154 Grassi: 12 Carboidrati: 20 Fibre: 4 Proteine: 15
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