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Mangiare

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Tempo sprecato

Anche quest’anno è giunto il momento di affrontare il mantra, il manga del magna e poi magna. Essendo noi fortunatamente esseri viventi e fagocitanti, più che cogenti, nel momento fuggente ma ripetente della civiltà del cibo h 24, ci apprestiamo a celebrare l’apoteosi delle ricette, dei piatti precotti, da rosticceria e, con qualche eccezione, di chi ancora le pietanze le prepara in casa. Questo oggi altro non è che le feste di fine anno: 15 giorni di baccanali che partono con il Natale e finiscono con l’Epifania.

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E ogni anno si sprecano i consigli su come comportarsi nelle feste, tra calorie, colesterolo, trigliceridi, glicemia e così sia. Come consumare calorie, fare attività fisica, buoni propositi e altre storielle inutili.

Tempo sprecato: consigli inutili. Se non si è agito per 365 giorni farlo in un giorno è come la storiella del buon cristiano che bestemmia tutto l’anno salvo poi andare alla funzione religiosa il giorno di Natale, l’eccezione alla regola.

L’unica cosa che dobbiamo tenere presente è: essere consapevoli dei nostri limiti o perlomeno imparare a conoscerli.



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Lo studio delle app per smartphone rivela che l’uso delle etichette porta a scelte alimentari più sane

La ricerca tramite apposita app per smartphone ha trovato che le persone acquistano cibi più sani se usano le etichette alimentari.

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Nella ricerca appena pubblicata su Apetite, “Le etichette nutrizionali influenzano le scelte alimentari più sane? L’analisi del comportamento nella visualizzazione delle etichette e i successivi acquisti di cibo in un processo di etichettatura”, gli alimenti acquistati dagli acquirenti dopo aver visto l’etichetta erano circa del  13% più sani degli alimenti in cui venivano visualizzate le etichette ma il cibo non è stato quindi acquistato.

L’autrice principale, la professoressa Cliona Ni Mhurchu, del National Institute for Health Innovation dell’Università di Auckland, afferma; “C’e un’associazione significativa tra l’uso delle etichette e la salubrità dei prodotti acquistati, l’uso di etichette nutrizionali potrebbe quindi portare ad acquisti alimentari più sani”.

Lo studio denominato Starlight, ha controllato in modo randomizzato per quattro settimane e studiato gli effetti di tre diversi tipi di etichette nutrizionali sugli acquisti di alimenti di consumo: etichette a semaforo, etichette di classificazione a stella o pannelli di informazioni nutrizionali.

Tra ottobre 2014 e novembre 2015, nello studio sono stati arruolati 1.357 famiglie e gruppi d’acquisto in Nuova Zelanda che possedevano smartphone (iOS o Android) di età pari o superiore ai 18 anni.

Ai partecipanti sono stati assegnati in modo casuale ad analizzare i dati dalle etichette a semaforo (TLL), etichette Health Star Rating (HSR) o un’etichetta di controllo non interpretativa (Nutrition Information Panel (NIP)) tramite un app installata sullo smartphone.

La tecnologia smartphone ha consentito ai partecipanti di scansionare i codici a barre di alimenti confezionati con le fotocamere del loro telefono e ricevere etichette allocate casualmente sullo schermo per registrare gli acquisti di cibo.

L’app di studio ha fornito dati oggettivamente registrati sul comportamento di visualizzazione delle etichette e sugli acquisti di cibo nel corso di un periodo di quattro settimane.

Nel corso delle quattro settimane di durata dello studio, i partecipanti hanno visualizzato le etichette nutrizionali e / o acquistato 66.915 prodotti confezionati con codice a barre. Le etichette sono state visualizzate per il 23% di tutti i prodotti acquistati.

I clienti erano più propensi a visualizzare le etichette per cibi pronti, cereali, snack e pane. Erano meno inclini a visualizzare le etichette per alimenti che sono generalmente facilmente riconosciuti come non salutari (ad es. zucchero e prodotti a base di miele) o salutari (ad es. pesce, frutta e verdura).

Gli studi precedenti erano limitati a un numero ristretto di categorie di alimenti specifici o combinavano tutti i dati relativi alla tipologia di alimenti.

“Quindi la nostra analisi ha esteso il campo esaminando e riportando sull’uso dell’etichetta da parte del gruppo alimentare e studiando l’associazione tra l’uso dell’etichetta e la salubrità dei prodotti successivamente acquistati dagli acquirenti”.

I prodotti in cui i partecipanti hanno visualizzato l’etichetta e acquistato sono risultati significativamente più sani rispetto a quelli in cui sono state visualizzate le etichette, ma il prodotto non è stato acquistato.



Microgioie

Una somma di piccole soddisfazioni, brevi momenti, che pochi possono capire, ma noi dovremmo imparare ad apprezzare. Sono quei calcoli dei carboidrati fatti bene, quei momenti di glicemia stabile, i pranzi regali che poi ci lasciano satolli e miracolosamente intatti dalle iperglicemie. Ogni giorno pensiamo ai valori, agli alti e ai bassi, ai carboidrati e ai grassi. Ci arrabbiamo quando la glicemia sale troppo e non riusciamo ad abbassarla, ci spaventiamo quando scende troppo e velocemente va fatta risalire. Pensiamo, in ogni momento, che le cose non vanno abbastanza bene, che dovrebbero andar meglio, che siamo sempre troppo su e troppo giù, che si muove così velocemente da dar vita a grafici che sembrano montagne russe. E come una voce fuori dal coro, che stona e ci disturba, così anche le nostre glicemie fuori posto finiscono per farci pensare che quella giornata, per quanto bella, non lo sia stata davvero. Ed eccole lì le microgioie, quei momenti di cui non ci rendiamo conto, o che ignoriamo con un semplice: è così che dovrebbe andare, in cui il grafico è stabile, resta dentro gli schemi, il pomeriggio scorre sereno, la notte non fa le bizze, arrivare alla mattina è un piacere. Eccole lì le microgioie, che dovremmo collezionare ad una ad una nei nostri libretti glicemici, evidenziarle di verde, cerchiarle perché siano ben chiare per tutti, perché è la loro somma che in realtà dovrebbe spingerci avanti, scaccia il malumore degli errori per farci dire: finora è andata bene, un errore non farà male a nessuno, la prossima andrà meglio!

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Non è certo facile fare i conti con noi stessi ogni giorno, non lo metto in dubbio. Non è certo facile accettare il fatto che, almeno tre volte al giorno, si prendono decisioni e a volte si sbaglia. E se l’errore di un momento ci scuote sempre di più dei momenti che passiamo negli schemi corretti, impariamo a non farci mettere i piedi in testa da chi grida forte per un attimo, impariamo che la somma delle nostre piccole gioie è maggiore degli errori, e che alla fin fine, malgrado Natale si avvicini, un pasto abbondante e il pandoro (perché io preferisco il pandoro sia ben chiaro) ce lo possiamo permettere anche noi, alla faccia di chi dice che se sei diabetico non puoi mangiare dolci!



Gnocchi di grano saraceno al burro e speck

 

Gnocchi di grano saraceno al burro e speck
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Tipo ricetta: Primi asciutti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Un piatto molto ricco e veramente gustoso da mangiare con questi gnocchetti di farina di grano saraceno, una farina fantastica, come non se ne trovano più. Oggi è molto indicata nella dieta delle persone che soffrono di celiachia perché non contiene assolutamente glutine. Pensate, ha un valore proteico simile a quello della carne e della soia! La pianta è probabilmente originaria dell’Asia e fu introdotta in Europa ad opera dei Turchi durante il Medioevo.
Ingredienti
  • 600 g di patate (a buccia rossa)
  • 75 g di farina “00”
  • 120 g di farina di grano saraceno
  • 120 g di burro
  • 100 g di speck
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 2 cimette di timo
  • 2 foglie di salvia
  • 3 cimette di maggiorana
  • 1 pizzico di cannella
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
Preparazione
  1. Utilizzate due farine: grano saraceno e farina tipo “00”, sia per alleggerire l’impasto sia perché la farina di grano saraceno, se non si lavora bene, tende a spaccarsi. Mettete a cuocere le patate con la loro pelle. Quando sono cotte, pelatele e setacciatele ancora calde, unite e lavorate le due farine con l’aggiunta di due pizzichi di sale e pepe. Fatti gli gnocchetti, prendete lo speck, tagliatelo a striscioline e mettetelo a rosolare dolcemente in una padella con il burro. Tritate finemente le erbette aromatiche. Versate gli gnocchi in abbondante acqua bollente salata e, man mano che vengono a galla, scolateli nella padella con il burro e lo speck. Saltateli aggiungendo la cannella e le erbette tritate. Servite il tutto ben caldo.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 480 Grassi: 20 Carboidrati: 72 Fibre: 3 Proteine: 18

La colazione è il pasto più importante della giornata per le tue cellule adipose?

La colazione regolare influisce sulle nostre cellule adipose diminuendo l’attività dei geni coinvolti nel metabolismo dei grassi e aumentando la quantità di zucchero che assumono, secondo una nuova ricerca pubblicata su il Journal of Physiology. Questo può ridurre il rischio diabete T2 e cardiovascolare.

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Il team di Bath e Nottingham ha anche scoperto che il grasso nelle persone obese risponde meno all’insulina, che regola la glicemia, rispetto alle persone magre. È importante sottolineare che questa diminuzione è proporzionale alla quantità totale di grasso corporeo della persona.

Per sei settimane, i ricercatori hanno chiesto a 49 adulti (29 magri e 20 obesi) di fare colazione tutti i giorni prima delle 11 o di digiunare fino a mezzogiorno. Ai partecipanti alla colazione è stato chiesto di consumare 350 kilocalorie entro 2 ore dal risveglio e almeno 700 calorie entro le 11.00 ogni giorno; mentre il gruppo del digiuno non ha consumato alcunché fino a mezzogiorno.

Prima e dopo le sei settimane, i ricercatori hanno misurato il metabolismo, la composizione corporea, le risposte dell’appetito e i marcatori di salute metabolica e cardiovascolare. Hanno anche misurato il grasso dei partecipanti per l’attività di 44 diversi geni e proteine ??chiave e studiato la capacità delle cellule di grasso di assumere il glucosio in risposta all’insulina.

Javier Gonzalez, autore principale dello studio, ha detto, ‘per una migliore comprensione di come il grasso risponde a che cosa e quando si mangia, siamo in grado di indirizzare più precisamente quei meccanismi. Potremmo essere in grado di scoprire nuovi modi per prevenire le conseguenze negative di avere una grande quantità di grasso corporeo, anche se non possiamo liberarcene.”

“Dal momento che i partecipanti hanno mangiato una colazione ad alto contenuto di carboidrati, non possiamo necessariamente estrapolare i nostri risultati ad altri tipi di colazioni, in particolare quelle ad alto contenuto di proteine. I nostri studi futuri potranno anche esplorare come la prima colazione interagisce con altri fattori di stile di vita come l’esercizio fisico.”



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