Scheda informativa sul DM

IL DIABETE MELLITO

 

1 – DEFINIZIONE

Il diabete mellito è una malattia del metabolismo dei carboidrati, con mancanza insulinica e/o resistenza all’insulina. L’iperglicemia è la caratteristica tipica della malattia. In altre parole il soggetto diabetico perde la capacità di regolare il tasso di “zucchero” nel sangue perché non produce più tutta l’insulina necessaria allo scopo.

 

2 – CLASSIFICAZIONE

Diabete di tipo 1: (ex IDDM, cioè diabete insulino-dipendente secondo la vecchia classificazione), da distruzione delle cellule beta del pancreas; porta alla mancanza totale di insulina.

Diabete di tipo 2: (ex NIDDM, cioè diabete non insulino-dipendente secondo la vecchia classificazione); può essere caratterizzato da mancanza insulinica con o senza resistenza all’ormone; in un secondo tempo la produzione insulinica può cessare del tutto, con necessità di ricorrere alla terapia insulinica.

Si parla di ridotta tolleranza ai carboidrati quando la glicemia a digiuno supera i valori normali, ma è inferiore a 126 mg/di e la concentrazione plasmatica del glucosio al tempo +120 dell’OGTT (curva da carico di glucosio per os) è compresa tra 140 e 200 mg/di.

 

3 – EPIDEMIOLOGIA

La malattia ha chiare componenti genetiche e presenta un’importante componente famigliare: i figli di uno o entrambi i genitori diabetici hanno maggiori probabilità di divenire diabetici anch’essi (30%); è necessario che si sottopongano a controlli periodici.

La frequenza nella popolazione USA è del 2-4%; di questi il 7-10% è di tipo 1; occorre tenere presente che molti soggetti con diabete di tipo 2 non presentano sintomi e quindi non vengono riconosciuti.

 

4 – LE CAUSE

Sono molteplici e a tutt’oggi ancora non del tutto conosciute; per nessuna è chiaro il contributo all’insorgenza della malattia.

  • componente genetica (soprattutto nel tipo 2) anche se non è del tutto noto il meccanismo di trasmissione
  • intervento di virus (soprattutto nel tipo 1: Coxsackie)
  • processi autoimmuni (soprattutto nel tipo 1: si sviluppano anticorpi che vanno ad attaccare e distruggere le cellule beta del pancreas)
  • malattie del pancreas esocrino (pancreatite cronica)
  • malattie endocrine (acromegalia, Cushing, Addison, ipertiroidismo, ecc.)

5 – I FATTORI AGGRAVANTI

  • farmaci (cortisonici, diuretici tiazidici)
  • sovrappeso, obesità
  • scarsa attività fìsica
  • stress (infarto miocardico, ictus, infezioni, traumi, interventi chirurgici, febbre)

6 – SEGNI E SINTOMI PRINCIPALI

Estremamente variabili; deve essere assolutamente chiaro che il diabetico può non presentare assolutamente nessun sintomo, e la malattia non dare nessun segno di sé.

Molti diabetici non vengono individuati proprio per guesto motivo.

Polidipsìa: sete smodata che porta a bere parecchi litri di liquidi al giorno

Poliuria: esagerata quantità di urine (anche parecchi litri!).

Polifagia: introduzione esagerata di cibi

Calo di peso

stanchezza

infezioni ricorrenti (vulvite, balanite, infezioni urinarie)

disturbi della potenza sessuale, amenorrea

disturbi visivi

 

7-AZIONI DELL’INSULINA

L’insulina viene prodotta dalle cellule beta del pancreas. Agisce stimolando l’utilizzazione del glucosio nel sangue ed inibendo la produzione epatica di glucosio: in definitiva

agisce riducendo la glicemia. Resistenza all’insulina: nel soggetto decisamente sovrappeso o addirittura obeso l’insulina non riesce ad esplicare del tutto il proprio effetto perché ostacolata dall’eccesso di grasso;

il semplice calo ponderale migliora la situazione e il diabetico richiede minor quantità di farmaco per essere compensato, mentre l’intolleranza ai carboidrati può rientrare nei limiti.

La correlazione fra iperglicemia e complicanze è ormai assodata; vale a dire che un miglior compenso ridurrà le complicanze. Obiettivo del compenso è di portare i valori glicemici di tutta la giornata (non solo della glicemia a digiuno!) entro i limiti normali o il più vicino possibile ad essi.

In sintesi, tutte le glicemie rilevate devono risultare entro 140 mg/di. (l’American Diabetes Association raccomanda addirittura entro 120 mg/di). E’ di particolare importanza tenere presente che le complicanze non insorgono rapidamente, ma nel giro di 10-15 anni; nel frattempo anche il diabetico non ben compensato “si sente bene”: questo può portare ad un falso senso di sicurezza e quindi a trascurare tutte quelle misure, sia dietetiche che farmacologiche, indispensabili per mantenere le glicemie ottimali.

 

8 – COMPLICANZE ACUTE

A – l’ipoglicemia: è la più frequente, ma non è una complicanza del diabete, bensì della sua terapia (eccesso di antidiabetici orali o di insulina, pasto troppo povero in carboidrati o non assunto, attività fisica non prevista o eccessiva); l’ipoglicemia è il calo della glicemia al di sotto dei valori minimi.

La sintomatologia è solitamente modesta (nervosismo, spossatezza, tremori, sudorazione profusa, confusione mentale durante il giorno; se accade durante il sonno può dar luogo a sudorazione profusa, incubi, cefalea al risveglio), ma può anche arrivare all’attacco convulsivo, al coma e ai danni del sistema nervoso centrale. E’ opportuno che il paziente diabetico sappia riconoscere la crisi ipoglicemica. La terapia consiste nell’assunzione di una-due zollette di zucchero o nel bere un bicchiere di liquido zuccherato. Costituisce un avvertimento della necessità di rivedere la terapia antidiabetica per cui È INDISPENSABILE ricorrere al Curante. È del tutto sconsigliabile modificare autonomamente la terapia, sia essa insulinica che a base di ipoglicemizzanti orali.

B la chetoacidosi diabetica

 C – il coma iperosmolare non chetosico

 D – l’acidosi lattica

 

9 – COMPLICANZE A LUNGO TERMINE

 

A – Malattie Cardiovascolari

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nei pazienti diabetici a causa dell’accelerata aterogenesi. // diabete aumenta l’aterosclerosi: non solo la frequenza è maggiore, ma anche l’età di insorgenza è più precoce, e le manifestazioni cliniche sono più gravi.

Nei diabetici il rischio di l’infarto miocardico è più elevato che nei non diabetici; le complicanze dell’infarto sono più frequenti e la sopravvivenza post-infartuale è minore.

L’angina pectoris è un reperto frequente nel malato diabetico.

L’arteriopatia periferica è molto più frequente nei diabetici. In associazione con le complicanze neuropatiche del diabete, rappresenta il terreno ideale per lo sviluppo di ischemia e gangrena, che richiedono il ricorso all’amputazione chirurgica.

Nel diabetico è aumentata anche l’incidenza delle principali malattie vascolari cerebrali e dell’ictus.

 

B – Malattie dell’occhio

La retinopatia (malattia della retina) è frequente nel diabete, e la perdita irreversibile della funzione visiva di uno o di entrambi gli occhi rappresenta una delle complicanze più gravi e temute. All’incirca il 25% dei nuovi casi riportati di cecità è attribuibile al diabete.

La cataratta è più frequente e più precoce nei diabetici.

 

C – Nefropatia

La malattia renale è comune nel diabete e l’insufficienza renale è una delle cause principali di morte in questi pazienti.

Le manifestazioni della nefropatia diabetica sono molto varie. Per molti anni l’unico dato può essere una proteinuria lieve, costante ed asintomatica. In alcuni pazienti la proteinuria può aumentare ed essere seguita da riduzione progressiva del filtrato glomerulare e della funzione renale. Una proteinuria persistente (3-5 o più grammi al giorno) è un segno prognostico sfavorevole, che di solito sfocia, nell’arco di 5 anni, nell’insufficienza renale.

 

D – Neuropatia

La neuropatia diabetica è forse la più comune complicanza cronica invalidante del diabete. Anche se la causa del decesso è raramente imputabile alla sola neuropatia tale condizione è responsabile della ridotta qualità di vita del diabetico. L’incidenza e la gravità della neuropatia aumentano con la durata della malattia e con la qualità del compenso; spesso si può avere una neuropatia grave anche in assenza di altre complicanze croniche.

Le cause della neuropatia diabetica non sono conosciute. La polineuropatia è un disturbo diffuso, simmetrico, della funzione dei nervi periferici.

 

E – Lesioni neuropatiche e piede diabetico

La perdita della sensibilità può condurre all’insorgenza di un’artropatia come risultato del ripetersi di frequenti traumi non rilevati; esiste inoltre una importante osteoporosi con alterazioni ossee e, nello stadio finale, deformazione del piede. Più comunemente compaiono ulcere neuropatiche, specialmente alla pianta del piede. La loro insorgenza è legata ad indebolimento, secondario alla neuropatia, della muscolatura intrinseca del piede, che causa un’anormale distribuzione dello sforzo. Il peso viene pertanto a gravare soprattutto sulle teste metatarsali, determinando la degenerazione dei cuscinetti adiposi sottostanti e, infine, la tipica ulcera neuropatica aperta e gemente.

Si possono anche avere ulcere da ferite accidentali trascurate o non rilevate. La miglior misura terapeutica è la prevenzione: ogni diabetico dovrebbe abituarsi a controllare giornalmente la comparsa di arrossamenti, vesciche o lesioni traumatiche ai piedi. Le che tenga conto dell’orario dei pasti, delia quantità del cibo e della sua composizione, dello stile di vita e di molti altri fattori. Ciò che conta è ottenere un compenso glicemico soddisfacente.

 

10 – ESAMI DI CONTROLLO

 

A – Ematochimici

Glicemia a digiuno: usata da sola ha scarsissimo valore per indicare la qualità del compenso: può essere assolutamente perfetta, ma non dà alcuna indicazione su quali saranno i valori glicemici durante l’arco della giornata.

Profilo glicemico (dosaggi: a digiuno, mezz’ora prima di pranzo, due ore dopo pranzo, mezz’ora prima di cena, due ore dopo cena – da eseguire due volte alla settimana).

Esprime l’andamento della glicemia nel corso della giornata; è indispensabile per adeguare la terapia sia essa insulinica che a base di ipoglicemizzanti orali. Recandosi dal

Curante per il controllo è necessario portare la tabella con i valori rilevati. Questi cinque dosaggi devono essere eseguiti dal paziente in possesso dell’apposito apparecchio (glucometro).

Emoglobina glicosilata: (HbA1c) rivela la qualità del compenso diabetico nei tre mesi precedenti. Ha elevato valore prognostico, (misura il rischio di complicanze). Deve essere inferiore al 7% per poter definire buono ilcompenso. Deve essere misurata ogni tre mesi.

Fruttosamina: simile al precedente, ma rivela la qualità del compenso nelle due-tre settimane precedenti

Esame urine: rivela elementi quali glicosuria, chetonuria, batteriuria (al microscopio), ecc.

Urinocoltura ed antibiogramma: ricerca di eventuale sviluppo batterico nelle urine nonché degli antibiotici cui il batterio è sensibile; occorre ricordarsi della facilità alle infezioni, soprattutto urinarie, dei soggetti diabetici.

 

B – Specialistici

Oculistici:

Esame del fundus oculi: per controllo della eventuale presenza di retinopatia diabetica o della sua evoluzione. Da eseguire almeno una volta all’anno.

Fluoroangiogratìa: da eseguirsi solo su indicazione dello specialista oculista per casi particolari.

Vascolari:

Doppler dei tronchi sopra aortici: controlla il flusso sanguigno nei grossi vasi arteriosi che irrorano la testa (e quindi il cervello). Da eseguire su indicazione del Curante.

Doppler arti inferiori: come il precedente, per controllare il flusso nei vasi arteriosi delle gambe. Da eseguire su indicazione del Curante.

Neurologici:

Esame neurologico

Velocità di conduzione sensitivo-motoria: fornisce indicazioni strumentali sulla funzionalità dei nervi della gamba. Da eseguire su indicazione dello specialista neurologo.

Nefrologici:

Esame urine (proteinuria): indice di danno renale

Microalbuminuria: indice di danno renale.

Ecografia renale

 

11- COSA FARE

Procurarsi il glucometro (la “macchinetta” per controllare la glicemia capillare).

Leggere le istruzioni per utilizzarla correttamente.

Eseguire i controlli della glicemia ogni 3-4 giorni, cioè due volte alla settimana.

Il giorno in cui si controlla la glicemia misurarla 5 volte:

a digiuno

mezzora prima di pranzo

due ore dopo pranzo

mezzora prima di cena

due ore dopo cena

Riportare le glicemie in una tabella segnando anche la terapia assunta.

Capire il significato della glicemia: se il valore è inferiore a 140 mg/di il compenso è soddisfacente; se supera sempre questa soglia occorre consultare il diabetologo.

Ogni 3 mesi fare un controllo dell’Emoglobina glicosilata

 

Diritto del lavoro: i permessi per assistere i parenti disabili (legge 104) una guida aggiornata dall’Esperto Risponde del Sole 24 Ore del 11/8/2014

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4 risposte »

  1. 🙁 pur con una corretta alimentazione la mia glicemia resta intorno a 160/170 nonostante il metforal 500 ( 2 compr ) non voglio ricorrere all’insulina

    • Con quei valori di glicemia quel che basta aggiungere oltre alla corretta alimentazione un poco di movimentonto fisico: la classica camminata veloce di 30 minuti ad esempio.

  2. il mio dottore dice che la dose minima giornaliera di metformina deve essere pari a 1500mg al giorno.
    da quando la prendo il mio diabete ha una media tra i 115 e i 120.Parlane con lui