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Fino in fondo

Per chi, come me, è diabetico da tanti anni e da tanto tempo fa l’insulina per continuare a vivere col diabete; sa apprezzare il valore intrinseco di questo ormone proteico che a noi manca. In questa epoca dell’usa getta si buttano via le cose senza pensarci su, dando per scontato che ogni bene sia infinito davanti a noi: ma così non è. Al di la delle considerazioni filosofiche, per fare le iniezioni di insulina uso le cosiddette penne precaricate, strumenti che hanno l’indubbio vantaggio della praticità d’uso rispetto alla tradizionale siringa. Ma c’è un piccolo particolare: quando la penna sta per scaricarsi, dichiarando, ad esempio, 8 unità residue di insulina, vai a scoprire, aspirando ciò che rimane dentro la cartuccia con una siringa di plastica, che puoi fare altre iniezioni per almeno due o tre volte consecutive. Ho fatto questa scoperta qualche mese addietro, in seguito ad uno schema variabile dell’insulina lantus, fatto di unità in numero pari e dispari, e l’allora penna usata era una optiset tarata a numerazione pari. Quindi per iniettare le dosi in dispari prendevo la necessaria quantità con la siringa di plastica (come da foto). E’ stato in quel frangente che ho verificato con mano quanto sopra riportato, e di conseguenza per non buttare via il bimbo con l’acqua sporca da alcuni mesi succhio il residuo di insulina e non spreco la medesima.

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Un salto

Quando il diabete è ben controllato, come capita a me, puoi permetterti qualche piccola trasgressione: e ribadisco piccola! Nel mio caso faccio le iniezioni di insulina (4 al giorno: a colazione la novorapid, a pranzo la novomix 70, a cena di nuovo la novorapid e a sera la lantus, con uno schema variabile in base al risultato da autocontrollo della glicemia) con la penna, mentre per chi usa il microinfusore il discorso è diverso. Or bene ieri mattina ero a casa dal lavoro con una giornata di ferie, e finalmente dopo tanto tempo sono riuscito a fare una bella dormitona: mi sono alzato alle 13.30 a seguito di una telefonata di mia moglie! A questo punto era saltata l’iniezione della colazione, con annessi e connessi; e di conseguenza sono passato direttamente al pranzo. Che ho fatto? all’autocontrollo della glicemia, delle ore 14, il dato era di 113 mg/dl, al quel punto mi sono fatto 8 unità di novomix 70/30 e assunto 72 grammi di carboidrati a pranzo. In conclusione cosa mi sono detto? Semplicemente ho tratto le seguenti considerazioni: in primo luogo è fondamentale mantenere il buon compenso della glicemia e il controllo della stessa; in secondo luogo è fondamentale non saltare l’insulina basale (nel mio caso la Lantus); e per finire se salti un pasto, e di conseguenza una iniezione di insulina rapida (novorapid) non è di certo la fine del mondo, sempre a patto che non diventi una regola, ovvero la cosa accada saltuariamente.

Acido

Scrivendo da un po di diabete in questo blog a tema mi sono accorto di non aver affrontato un tema particolare e grave del diabete, e nello specifico di quello giovanile o di tipo 1, il mio: la chetoacidosi diabetica. Di che si tratta? La chetoacidosi (o DKA) e una grave complicanza del diabete di cui sopra. Io nella mia lunga vita col diabete ne ho avute diverse tra i tre e venti anni di età, con vomito, diarrea, disidratazione, ecc.; e conseguenti ricoveri in ospedale. In quella fascia di tempo più volte ho rischiato di lasciarci le penne: perché la chetoacidosi se non affrontata in tempo porta al decesso del diabetico.

I sintomi e i segni clinici che all’inizio si riscontrano sono disidratazione, anoressia, dolore addominale, poliuria, vomito, nausea, febbre, sudorazione profusa, ipotensione, tachicardia, disfunzioni cerebrali, perdita della massa muscolare, Respiro Kussmaul e alito acetonemico. Una volta effettuate le analisi di laboratorio si mostrano anche chetosi, iperglicemia e acidosi metabolica.

È una grave situazione clinica che si verifica quando in mancanza di insulina, l’organismo comincia ad utilizzare massivamente gli acidi grassi per ottenere energia. La degradazione degli acidi grassi causa un accumulo di prodotti di scarto, detti corpi chetonici, che, se presenti in concentrazione molto elevata, determinano una serie di effetti che portano allo stato di ‘coma chetoacidosico’. La chetoacidosi è un emergenza clinica tipica del diabetico di tipo 1.

(da Wikipedia)

In quei anni avevo un ricovero d’urgenza per ipoglicemia e l’altro per chetoacidosi. Ed oggi? La traccia che resta dell’acetone nell’urina si manifesta con due situazioni particolari: quando la glicemia supera > 250 mg/dl appaiono inevitabilmente tracce, più o meno consistenti, di acetone nelle urine, con una sintomatologia più leggere rispetto a quella vissuta nell’infanzia e adolescenza; ed infine il reflusso gastroesofageo che, grazie ad anni di acidità acetonica e farmaci, si è presentato negli ultimi 15 anni della mia vita.

Fuori

Io mangio fuori casa, a pranzo, 7 giorni su sette, e so di essere in buona compagnia, perché sono sempre più le persone che non mangiano in casa, non solo a pranzo ma anche a cena, e addirittura a colazione. Io mi limito, mio malgrado, a farlo solo a mezzogiorno. E so bene che questo stile alimentare non è a costo zero per il diabete, anzi se non controllato il pasto fuori casa può rappresentare una serie minaccia per il compenso dello zucchero nel sangue, così da portare ad uno scompenso diabetico. Allora che faccio? La prima regola che metto in opera, quando mangio al self service (che per fortuna ha un menù vario per le più svariate esigenze) è prendere i piatti meno elaborati o sconditi, ad esempio: un risotto al pomodoro oppure ai funghi, verdure lesse da condire; ma anche formaggio e insalata con un pezzo di pane o un frutto. La seconda regola: se non ci sono piatti adeguati al mio stile alimentare, allora mi porto il mangiare da casa, che dal punto di vista nutrizionale è sempre la cosa migliore. E debbo dire che fino ad ora i risultati della mia emoglobina glicata (HbA1C), e di converso del mio compenso diabetico, mi hanno dato ragione.

Parliamone: ovvero del diabete

Un aspetto pratico ed immediato del diabete riguarda la sua comunicazione: ed intendo come viene informato il diabetico dalle strutture sanitarie specializzate (gli ambulatori o centri diabetologici che dir si voglia). La comunicazione ha un’importanza pari a quella dell’educazione alla vita col diabete. Non so se sono solamente io ad avere questo tipo di problema, se sono un diabetico sfortunato o svantaggiato rispetto nella realtà in cuji mi trovo, ma da quanto osservo, soggiornando nelle predette strutture ho modo di constatare come nei confronti dei neofiti diabetici c’è una carenza di avvio nella comunicazione pratica di approccio alla malattia. E’ vero che di tasca nostra possiamo andare in libreria e comprarci un bel manuale sul diabete, o ancora meglio scaricarlo gratis da internet; ma tutt’altra cosa è uno stampato o pubblicazione digitale che offre le informazioni specifiche sulla patologia sì, ma anche le informazioni necessarie sul centro che ci assiste (medici, dietiste, orari, telefoni, email e via enucleando). E invece di tutto questo non ho mai visto traccia. Chissà perché? E dire che basterebbe poco per semplificare la vita delle persone…

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Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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