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Composta di pompelmi con bresaola e rucola

Composta di pompelmi con bresaola e rucola
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Tipo ricetta: Antipasti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo totale:
Porzione: 4
Una sorta di insalata composita, rinfrescante, adatta all´alimentazione estiva, ma capace di fare la sua bella figura come antipasto non tradizionale.
Ingredienti
  • bresaola (100 g)
  • succo di limone (4 cucchiai)
  • pompelmi rosati (n. 2)
  • cuori di lattuga (n. 2)
  • rucola (50 g)
  • olio extravergine d´oliva (2 cucchiai)
  • senape (1 cucchiaino)
  • sale (q.b.)
  • pepe (q.b)
Preparazione
  1. - Dividere i pompelmi a metà orizzontalmente
  2. - Estrarre la polpa con un coltellino
  3. - Ricavare i mezzi spicchi e privarli della pellicina bianca
  4. - Tagliare a listerelle molto sottili la bresaola
  5. - Lavare e mondare la rucola e la lattuga
  6. - Tagliare a striscioline le verdure
  7. - Unire in un insalatiera la bresaola, le verdure e la polpa di pompelmo
  8. - Sbattere in una scodella il succo di limone con il sale e il pepe
  9. - Unire la senape e l´olio
  10. - Condire con la salsa l´insalata e mescolare
  11. - Riempire con la preparazione i 4 pompelmi svuotati e servire
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 149 Grassi: 9 Carboidrati: 8 Proteine: 10

Diabete Tipo 1: vogliamo la cura! Cosa possiamo fare?

Son partito da Bologna alle prime luci dell’alba in un giorno ormai di una estate anticipata, direzione: Milano. Mi aspetta una giornata indimenticabile. Obiettivo: Diabetes Research Institute – Ospedale San Raffaele, mi attende la dottoressa Manuela Battaglia per un colloquio e intervista esclusiva per il blog circa l’impegno del DRI nella ricerca di una cura per il diabete Tipo 1, o come preferisco denominarlo io diabete giovanile. Il DRI è uno dei principali e più importanti centri di ricerca mondiali in questo ambito, è l’unico in Italia a fare ricerca dedicata alla nostra malattia. E in questa fase storica dove si parla sempre di “fuga dei cervelli” qui restano oppure sono rientrati per restare (come il caso della Dr.ssa Battaglia). E’ la prima volta che entro  in un centro di ricerca scientifica per il diabete tipo 1 e che vado a incontrarmi con quella che è una delle più importanti scienziate e ricercatrici impegnate a trovare una cura per la nostra malattia.  L’emozione c’è tutta!

Dottoressa Manuela Battaglia attualmente presso il DRI sono in corso dieci Studi Clinici Interventistici e sei Studi Clinici Osservazionali sul diabete tipo 1, un impegno per i ricercatori enorme, nel contesto globale della ricerca un diabetico di tipo 1 cosa si può aspettare per il futuro?

Caro Roberto  io ti posso dire che cosa un diabetico di tipo 1 si può aspettare oggi, non in futuro. Oggi  il Diabetes Research Institute di Milano sta lavorando in tutte le direzioni: dal capire come funziona il sistema immunitario e cosa succede nel pancreas prima della diagnosi grazie alla rete TrialNet di cui noi facciamo parte – cerchiamo di identificare alla diagnosi i vari sotto-tipi di malattia perché oggi sappiamo che dietro al nome “diabete” si nascondono malattie che si comportano in maniera molto diversa e potrebbero giovare di approcci terapeutici personalizzati (la famosa Medicina di Precisione). Partecipiamo a studi prevenzione e guidiamo studi clinici sperimentali da eseguire al momento della diagnosi o post-diagnosi. Studiamo il “microbioma” per capire come i batteri che colonizzano il nostro corpo possano influire sullo sviluppo e sulla patogenesi di una malattia che vediamo aumentare in maniera preoccupante ogni anno. Sempre qui al DRI cerchiamo di trovare una terapia sostitutiva alla massa beta cellulare: quindi rimpiazzare le cellule del pancreas che producono insulina (che pensiamo oggi vengano distrutte, ma forse non sono tutte eliminate ma alcune un po’ “addormentate”). Quindi lavoriamo con la sostituzione delle cellule beta mediante il trapianto cercando poi di eliminare la  terapia immunosoppressiva dopo il trapianto, oggi un’altra difficoltà che il paziente deve affrontate; oppure provando a sostituire la massa beta cellulare senza immunosoppressione. Poi abbiamo anche una linea di ricerca sulle cellule staminali come nuova possibile fonte di cellule producenti insulina. Infine cerchiamo anche di capire e prevenire le tanto temute complicanze. Tutto questo in un lavoro continuo di stretta collaborazione ed interazione tra ricercatori, clinici ed infermieri del nostro Ospedale e tramite importanti collaborazioni internazionali.

Oggi ti dico che la ricerca è fatta di tantissimi passi, la maggior parte dei quali assolutamente imprevedibile. Ogni passaggio chiave non sai se prenderà una direzione o un’altra, ma i campi di studio e intervento sono talmente tanti rispetto a solo 10 anni fa che le prospettive per una cura del T1D sono sempre più a portata di mano.

Due anni fa il medico diabetologo Aaron Kowalski, Vicepresidente del JDRF, nel corso di una intervista dedicata alla prospettiva della ricerca per la cura e stabilizzazione del T1D accennava allo sviluppo di una terapia tramite l’incapsulamento degli isolotti oltre al pancreas artificiale. Come stanno evolvendo questo progetto?

Una terapia sperimentale denominata Viacyte, che impiega un nuovo sistema simile al “goretex” in cui vengono impiantate cellule di origine embrionale che producono insulina e inserite nel paziente in modo da rilasciare insulina in maniera quasi “fisiologica”. Hanno cominciato a fare i primi test su di una gruppo di pazienti negli Stati Uniti, di cui non sappiamo ancora i risultati- E’ un sistema approvato dalle autorità regolatorie in materia USA (NIH), e noi del DRI all’Ospedale San Raffaele facciamo parte del circuito europeo che avvierà lo studio clinico nel nostro continente  non appena si avrà l’approvazione  il visto da parte dell’autorità regolatoria e dai comitati etici. In  tutto questo c’è una certezza: è una terapia che ha raggiunto il paziente, dobbiamo avere adesso la pazienza di aspettare per capire se funziona.

A proposito di ricerca e sostegno umano, finanziario il professore Giorgio Sesti Presidente della Società Italiana di Diabetologia ricordava come i fondi stanziati per la ricerca sul diabete in Italia siano irrisori, e credo le cose non siano diverse per il T1D. Una maggiore consapevolezza da parte della società e tra i diabetici circa la concretizzazione della parola d’ordine del DRI: “non c’è cura senza ricerca”, come può tradursi in atti concreti?

La mia visione è molto chiara:  si deve mettere il paziente al centro. Questo significa che la ricerca deve sempre guardare al paziente ma anche che il paziente deve essere parte attiva della ricerca:  prima di tutto deve essere responsabilizzato e capire come funziona la ricerca e che impatto può avere sulla propria vita. Dobbiamo quindi appassionare i pazienti in primis – ma tutti in generale – alla ricerca e portarli alla conoscenza delle potenzialità in essa contenute. Come dicevi tu, Roberto, ci sono per esempio le fasce centrali d’età dei diabetici (i giovani adulti) che sembrano non interessarsi per nulla alla ricerca per una cura della loro malattia, preferendo gestirla al meglio ma scordando (o ignorando) che se tutti lavoriamo nella stessa direzione c’è la possibilità di trovare una cura.

Ridare valore alla ricerca ridando valore al paziente. Tutti devono sapere come funziona la ricerca e perché ha bisogno di essere sostenuta dal cittadino, paziente o meno. Sostenere la Ricerca è un investimento fondamentale che dobbiamo fare Tutti  per la salute di Tutti.

Dottoressa il blog Il Mio Diabete nel 2017 compie 10 anni di pubblicazioni, con oltre 4000 articoli e di questi buona parte dedicati alla ricerca per una cura del diabete, accetta l’invito a Bologna per far conoscere nei dettagli il lavoro del DRI eapprofondire gli argomenti trattati in questa intervista, con un evento pensato per il prossimo autunno?

Certo che sì, lo faccio più che volentieri perché le parole non servono a nulla se non sono seguite dai Fatti. Grazie per l’invito.

Quindi ci rivedremo a Bologna, la prima volta del DRI nella città petroniana, ma non solo, perché l’impegno totale a sostegno della ricerca e dei ricercatori non ha confini, fisici e mentali.

L’incontro al DRI con la dottoressa Battaglia ha spaziato oltre i margini dell’intervista, con uno scambio ampia sintonia di vedute che va nella direzione auspicata di far incontrare ricercatori e pazienti per dirigere al meglio gli obiettivi della ricerca. E per concludere la visita ai laboratori dell’Istituto, che meriterebbe un reportage a parte. Una delle più belle giornate della mia vita!

E un appello: diabetici e non sosteniamo con tutti i mezzi il Diabetes Research Institute perché la ricerca siamo noi!

Supporta l’attività di ricerca del DRI con una donazione direttamente a questo link: http://dri.hsr.it/sostienici

Indica SEMPRE nella causale il progetto di ricerca DIABETES RESEARCH INSTITUTE  e riporta i tuoi dati postali per poter ricevere la nostra lettera di ringraziamento e la nostra newsletter con aggiornamenti su attività e ricerca del San Raffaele.


Chi è la dottoressa Manuela Battaglia?

Classe, 1971 , Manuela Battaglia è oggi Vice Direttore del San Raffaele Diabetes Research Institute ( DRI) .

Laureata in Biologia a Milano, Manuela Battaglia ottiene il dottorato in Medicina Molecolare negli Stati Uniti – al Wisconsin Medical College – dove impara a fare ricerca e si appassiona ai modelli preclinici di trapianto (conseguirà un secondo dottorato in Immunologia presso l’Università di Utrecht nel 2014).
Dopo il conseguimento del Dottorato, rientra in Italia per lavorare all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica – centro di eccellenza Italiano – dove inizia la sua carriera focalizzata sulle malattie immuno-mediate e sull’induzione della tolleranza immunologica dopo terapia genica.

Dal 2008 è al San Raffaele Diabetes Research Institute dove – prima come Group Leader poi come capo Unità e dal 2013 anche come Vice-Direttore –si occupa di comprendere l’origine e i meccanismi convolti nell’induzione di malattie immuno-mediate, in particolare del diabete di tipo 1. La Dott.ssa Battaglia crede fermamente nella medicina personalizzata e nella ricerca traslazionale – dove il paziente è sempre messo al centro e rappresenta il fulcro di tutte le sue ricerche.

Attualmente la Dottoressa sta conducendo un progetto sperimentale di terapia cellulare per indurre tolleranza immunologica dopo il trapianto per evitare l’uso dei farmaci immunosoppressivi.

La Dott.ssa Battaglia è uno dei membri del comitato direttivo di TrialNet (un network internazionale di ricercatori – fondato da NIH – focalizzato sulla comprensione, prevenzione e cura del diabete di tipo 1). In passato è stata anche membro del Comitato scientifico della Società Europea dei Trapianti d’Organo (ESOT). Esercita ruoli chiave in molte riviste scientifiche internazionali e serve da revisore scientifico per diverse agenzie di finanziamento internazionali. E’ anche inventore di numerosi brevetti.

La Dott.ssa Battaglia è autore di più di 100 articoli originali su riviste peer-reviewed internazionali e si colloca tra i ricercatori italiani più citati nell’ambito della tolleranza immunologica.


IL TUO 5XMILLE AL SAN RAFFAELE DI MILANO

Devolvi il tuo 5 per mille all’Ospedale San Raffaele: perché al centro della Ricerca ci sei TU. CODICE FISCALE: 07636600962, nel riquadro RICERCA SANITARIA. Non c’è cura, senza ricerca. Non c’è ricerca, senza il tuo 5xmille. Scopri come su http://www.5xmille.org

Dammi il tempo

La questione è ben nota ai più: i pazienti con una patologia cronica come il diabete, vedere semplicemente un medico una volta ogni tre mesi per una decina di minuti per visita non è sufficiente a fornire le cure e il sostegno necessari per una corretta gestione della malattia. All’interno di questo arco di tempo, le condizioni di un soggetto diabetico hanno bisogno di essere rivalutate e il piano di assistenza aggiornato per riflettere il cambiamento dell’assistito, essendo lo stato della malattia dinamico.

Tempi di vita e tempi di cura sì ma anche il tempo impiegato per la visita: è sufficiente e soddisfacente? Dopo il successo ricevuto con l’indagine sullo stato del diabetico in Italia, questionario concluso lo scorso 28 febbraio, come blog, spazio di condivisione e informazione online nella magno sfera diabetica vogliamo aggiungere delle appendici al sondaggio madre per aggiornare le informazioni riprese entrando volta per volta su aspetti specifici del percorso di cura che fanno l’insieme del trattamento e delineano lo stato delle cose, onde porre l’attenzione su quali livelli di recupero e miglioramento  occorre adottare per ottimizzare le prestazioni sanitarie

L’indagine che terminerà tra un mese e suddivisa sui due tipi di diabete per meglio identificare i percorsi.



Quale baldoria?

junkfood
Dicembre uguale baldoria: questa settimana si comincia con la festa dell’Immacolata e poi naturalmente si arriverà a Natale e capodanno. Come ci stiamo attrezzando?

Un problema con il trattamento del diabete è che lo stile di vita svolge un ruolo incredibilmente importante nella gestione dello stesso, e il secondo aspetto va a impattare sul cambiamento di stile di vita per tutta l’esistenza. La gestione del diabete non è qualcosa che si può fare per un paio di settimane e smettere. Non si può prendere un paio di giorni di interruzione durante la settimana, e non si può prendere mesi di pausa durante l’anno in cui dici di non aver a che fare con il diabete.”

Poiché la gestione del diabete richiede coerenza, e ciò può essere molto duro durante le festività.

Il problema con la stagione delle festività di fine anno è che durano per un lungo periodo di tempo. Nel mezzo, ci sono tutti i tipi di dolci, e spuntini vari. Inoltre si va a mangiare fuori spesso se non sempre. In sostanza, i diabetici prendono una settimana di pausa dalla gestione corretta della malattia.

Questo ha un effetto enorme poiché il numero di calorie consumate tende a salire e la quantità di esercizio a scendere. Inoltre si aggiunge un elevato consumo di alcol che diventa un problema in quanto tale elemento introduce calorie in eccesso.

Tuttavia, ci sono alcuni suggerimenti che possiamo prenderci in carico come diabetici così da poter godere i pasti per le feste senza rimetterci in salute.

Ad esempio aumentando alcuni tipi di calorie mangiando più carne e verdure, ma diminuendo i grassi ad alto contenuto calorico. Inoltre, si dovrebbe verificare più di frequente i livelli di zucchero.

In particolar modo per i diabetici che fanno terapia con insulina che, come ben sanno, hanno la possibilità di regolare l’insulina in ragione del calcolo dei carboidrati assunti col cibo. Tuttavia, occorre avvertire, questo non significa poter mangiare due volte tanto e poi basta prendere due volte altrettanta insulina.

Naturalmente sarebbe utile poter pianificare preliminarmente il nostro pasto e preparare i cibi in modo più sano.

E poi dobbiamo muoverci.

L’esercizio fisico riduce notevolmente la quantità di insulina che ci serve e contribuisce a mantenere in equilibrio la glicemia. Tuttavia, è necessario muoversi ogni dì per ottenere tali benefici. Basta escogitare qualche stratagemma come, ad esempio, allungare i percorsi di routine, anziché andare a gettare la spazzatura nei bidoni sotto casa, fare la stessa procedura percorrendo cinquecento metri e riversandoli in quelli più lontani, alla fine avrai percorso complessivamente un chilometro.

Le feste sono una occasione importante per stare bene insieme sì, e non solo a tavola ma anche facendo azioni positive per il nostro corpo e la nostra salute.

Come difendersi dai pataccari?

ciarlatanoPiatto ricco mi ci ficco, portafoglio pieno te lo svuoto. D’altronde la regola del mercato degli affari, del commercio è molto semplice: più c’è giro più c’è grana. Avete mai visto un bar pieno di gente nel bel mezzo del deserto, miraggi a parte? Pertanto il diabete essendo una malattia universale e che tocca un numero sempre più crescente della popolazione mondiale (quasi mezzo miliardo), rappresenta un terreno fertile per qualsiasi personaggio di sorta. E sapere distinguere la cosa buona dalla patacca non è un’operazione facile da compiere.

Qualsiasi cosa può essere artefatta al giorno d’oggi: dal farmaco al dispositivo medico, così come venir venduta una scatola vuota spacciata per microinfusore con sensore al primo gonzo che passa in rete.

Proprio sulla tecnologia mi voglio soffermare: sono decine di migliaia i dispositivi per il rilevamento domestico della glicemia e altri importanti parametri ematici oggi disponibili in catalogo e quindi acquistabili da noi diabetici, con o senza prescrizione medica, un mercato sempre più rigoglioso, fiorente. E secondo gli indicatori rilasciati dal NASDAQ (la borsa dedita alle nuove tecnologie e new economy) la tendenza in atto sullo scenario degli investimenti e affari economici e finanziati in campo diabetico è costituita dai sensori glicemici e microinfusori come dall’ormai prossimo pancreas artificiale. Una ondata, un maremoto che devasterà l’ultima trincea costruita dagli operatori sanitari per arginare la valanga di prodotti immessi i quello che potremmo definire senza perifrasi: il gran bazar diabetologico.

Le aziende con una buona reputazione, le spin-off, come i venditori di fuffa (truffatori), lo sanno bene, ecco perché anziché andare a fare campagna di marketing dai medici in primo luogo fanno “azione seduttiva” verso i pazienti e loro rappresentanti logorati dalla noia della stessa roba ricorrente e frustrati da conti e compensi glicemici che non tornano mai. E quest’ultima strategia sembra dare buoni risultati (economici e di vendita).

E la sicurezza e affidabilità di questi dispostivi chi la assicura?

Siccome il fenomeno sta dilagando credo sia giunto il momento di mettere un fermo: come? Occorre sia online che in formato cartaceo mettere a disposizione dei pazienti diabetici presso i centri di riferimento di diabetologia e le strutture di cura della malattia un elenco dei dispositivi riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale, AIFA ed EMA per il controllo della glicemia, infusione d’insulina (sia per penna che microinfusore o altre vie), monitoraggio continuo del glucosio.

Siccome tale processo ora non è disponibile come blog lanceremo nei prossimi giorni una petizione al Parlamento nazionale ed europeo per mettere l’attenzione sul problema e risolverlo prima che l’inazione faccia dei danni.

I diabetici non sono merce nella merce alla mercé di mercanti senza scrupoli, sia in rete che sul territorio.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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