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Brooklyn

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Seppure contro voglia tocca fare qualcosa. L’ozio oggi denigrato non ci ha mai lasciato. L’origine di tutti i mali qual è? Senz’altro uno: il pensiero, poiché e dalla mente che nasce tutto: immaginazione e distorsione si fanno strada e quando l’individuo è convinto di essere il “garante” della verità assoluta allora si può star certi che la prospettiva non è buona.

E l’unica certezza che abbiamo è e resta la morte il resto sono probabilità che mutano in relazione col crescere degli anni, dell’età.

Ma per vivere nell’incertezza o falsa ma rassicurante certezza quali possibili vie da percorrere ci sono?

In ogni momento, ognuno riceve una grande quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante; la mente ne può gestire solo un certo numero alla volta: circa 126 bit di dati al secondo in base allo studio di Csíkszentmihályi del 1956. Al contrario, un’intera conversazione “pesa” circa 40 bit, cioè un terzo della nostra capacità, e questo è il motivo per cui non è facile focalizzare l’attenzione su altre attività quando si sta tenendo un discorso.

Solitamente ciascuno di noi è in grado di decidere su cosa vuole concentrare la propria attenzione. Tuttavia, quando si è in flusso e completamente assorbiti nell’azione e, senza prendere coscientemente una decisione, si perde la consapevolezza di tutte le altre cose: tempo, persone, distrazioni e persino esigenze fisiologiche. Ciò si verifica perché tutta l’attenzione è occupata da quella particolare azione e non ne resta per le altre attività, pur necessarie.

La condizione richiede un totale coinvolgimento individuale con: focalizzazione sull’obiettivo, motivazione intrinseca, positività e gratificazione nello svolgimento dei compiti.

Ragion per cui le fasi che portano al recupero motivazionale dopo un trascorso di crisi e rifiuto dei trattamenti e controlli complessivi presenti con il diabete, sono fondamentali e determinanti per il buon seguito della vita in generale e con la patologia in particolare.

Il flusso sincretico annoverato nei processi ablativi comprensivi ci porta a cambiare nonostante il fragore del vento e il mutare del mare che fanno squadre nel scuotere l’energia della terra tra lava e lapilli ma anche gli squilli variopinti di un telefono intelligente.

Le possibilità per rendere l’approccio di sistema più produttivo sono importanti poiché alleviano le nostre frustrazioni. C’è bisogno di migliorare la comunicazione paziente-medico-operatore, così come di spostare l’attenzione su quello che possiamo fare al di fuori delle interazioni dell’assistenza sanitaria.”

La gestione consapevole e indipendente diventa allora la base di tutto: sia per partire che per riprendersi dopo una fase di criticità.

Ecco dove sta la forza dell’individuo e del gruppo.



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Prendere il controllo partendo dalla comunicazione

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La malattia, esistenzialmente considerata, costituisce un tempo di crisi. Ma le modalità del darsi di questa crisi sono molto differenziate. La crisi vissuta da un uomo adulto impatta diversamente per stato di coscienza e maturità della persona. Ma come si presenta, ad esempio, la crisi provocata dalla malattia in un bambino? Un bambino potrebbe, ad esempio, interpretare la sua malattia, la disabilità che ne deriva e la diversità, come una risposta ad un qualche suo cattivo comportamento, o al fatto di non aver obbedito. Nell’adolescente, invece, la malattia potrebbe interferire nella formazione dell’immagine di sé, potrebbe condurre all’eccessiva dipendenza affettiva dai genitori e ad una scarsa tendenza all’autoaffermazione. E poi, ogni bambino ed ogni adolescente sono diversi dagli altri bambini ed adolescenti, così come lo sono gli adulti. Insomma, se la malattia è un’occasione di crisi, questa crisi ha accenti diversi e del tutto singolari in ciascuno di noi.

La crisi, inoltre, può essere sterile oppure feconda. La crisi feconda è quella che viene al linguaggio, quella in cui il malato riesce a raccontare la propria storia a qualcun altro che l’ascolta, sfuggendo così all’insignificanza e all’isolamento. La parola costituisce dunque una parte integrante della cura, come ha compreso bene la cosiddetta “medicina narrativa”. Jean François Malherbe (Malherbe 1989), ad esempio sostiene che la medicina, per aver successo deve fare necessariamente ricorso alle risorse della parola.

Il paziente cronico spesso ha bisogno di comunicare con il personale di assistenza non soltanto della diagnosi e dei programmi di terapia, ma anche dei progetti per l’avvenire, delle problematiche relative all’attività lavorativa o alla vita personale e privata.

La comunicazione assume dunque un particolare valore ai fini del controllo della malattia, consentendo di avere ragione, nel lungo periodo, degli atteggiamenti di rifiuto, resistenza, diffidenza, che nel tempo possono sorgere.

La comunicazione ed il dialogo devono svolgersi con intensità anche all’interno dell’équipe curante e tra l’équipe curante e tutto l’enturage familiare e amicale del malato, per evitare di dare messaggi non coerenti, che potrebbero fortemente disorientare il paziente.

In conclusione: è necessario che il medico si riappropri di competenze umanistiche che facevano parte essenziale, in passato, del suo bagaglio professionale e che, nel tempo, si sono perse a favore di una forte profilatura tecnica della professione medica. Come dicevano bene i latini, infatti, “medicus enim philosophus est Deo aequalis”.

E in noi diabetici c’è un aspetto chiave nel quotidiano vivere con la malattia che riguarda la capacità o meno di fare l’autocontrollo e saperlo gestire (test della glicemia, dosaggio dell’insulina e calcolo dei carboidrati). E’ proprio in tale contesto che la comunicazione e comprensione da ambo le parti si parte centrale e insostituibile del rapporto.



La mia via

Il metodo Lamberclock: lungi da me dal proporre diete e altri rimedi analoghi o scorciatoie per prendere peso perdendolo riporto quivi l’accaduto metabolico in corso d’opera a seguito dell’avvento/impiego del microinfusore sommato con l’invecchiamento e degrado fisico conseguente, tali passaggi hanno comportato un incremento consistente del peso corporeo. Fino a cinque anni fa il mio peso oscillava tra 62 e 63 kg. Ora tra 72 e 73 kg. La coesistenza tra diabete tipo 1 e artrite reumatoide rende non più rinviabile una normalizzazione del peso, un ritorno alle medie presenti prima dell’applicazione del microinfusore.
La forza di volontà e determinazione stanno alla base del raggiungimento dell’obiettivo. E cosi con i primi giorni dell’anno 2017 sono passato da 73 kg a 68 kg.
La terapia dietetica è fondamentale e in molti casi sufficiente per la cura del diabete sia di tipo 1 che di tipo 2.
Generalmente assume le connotazioni della tipica alimentazione sana di stampo mediterraneo. È molto simile per entrambi i tipi del disturbo, anche se per i diabetici di tipo 1 andrà posta maggiore attenzione all’apporto di alimenti ed in particolar modo di carboidrati al fine di raggiungere e mantenere il peso ideale per garantire il regolare svolgimento delle attività fisiche e metaboliche, mentre per i diabetici di tipo 2, spesso in sovrappeso, la dieta andrà calibrata in modo tale da favorire la riduzione del peso corporeo fino a livelli accettabili.
Un semplice calo ponderale del 5-10% migliorerà il controllo metabolico favorendo la riduzione della glicemia, della pressione arteriosa ed il miglioramento del quadro lipidico.
In entrambi i casi la dieta va mantenuta, nei limiti del possibile, varia, gradevole e rispettosa delle abitudini e preferenze del paziente. Il frazionamento in vari pasti della razione calorica, stabilita in base al suo fabbisogno, e glicidica giornaliera dipende dallo schema di insulinoterapia adottato dal paziente. In generale vengono evitati lunghi periodi di digiuno tra un pasto e l’altro e la concentrazione di calorie e glicidi in un solo pasto, in particolare per i diabetici di tipo 2 che seguono solo una terapia dietetica o una dieta ipoglicemizzante.
Va stabilito inoltre l’apporto dei diversi nutrienti, generalmente ripartito come segue:
Proteine: 0,8-1,2 g /kg/ peso ideale che provvede a circa il 15% del fabbisogno calorico
Lipidi: 8% saturi, 14% monoinsaturi, 6-8% polinsaturi ; il colesterolo alimentare non deve superare i 300 mg/die preferibili  lipidi di origine vegetale. Le calorie lipidiche rappresentano il 25-30% del fabbisogno giornaliero in soggetto normopeso. 20-25% in quelli sovrappeso.
Glicidi: semplici 20% e 80% complessi; la percentuale di calorie deve fornire il 55% del fabbisogno calorico.
Come accennato, per i diabetici di tipo 1 va prestata particolare attenzione alla scelta dei carboidrati: andranno preferiti quelli a basso indice glicemico associati a fibre (in questo caso la quota di carboidrati nella dieta può arrivare al 60% delle calorie totali).
Il saccarosio (zucchero da cucina) non deve assolutamente superare il 5% delle calorie totali (max 15-20 grammi). Tale quantità può essere inconsapevolmente superata consumando dolci e/o alcuni prodotti confezionati (biscotti, snack, bibite ecc. ad alto contenuto glucidico e lipidico), il cui utilizzo va quindi limitato. Per lo stesso motivo è bene sostituite lo zucchero con dolcificanti senza valore nutritivo (approvati dalla FDA) assolutamente privi di rischi per il paziente.
Sono da evitare inoltre miele, cioccolato, marmellata, primi piatti elaborati preparati con condimenti grassi (lasagne, tortellini, cannelloni, risotti ecc.), pizze elaborate, sostituti del pane con grassi aggiunti e sale (crackers, grissini, panini all’olio, focacce), frutta secca (pinoli, castagne, mandorle, noci, arachidi, datteri ecc.), avocado, frutta sciroppata, banane, mandarini, uva, melograno, fichi, cachi o loti; vanno evitati i succhi di frutta e le bevande zuccherate in genere.
Da preferire decisamente sono i primi piatti semplici (pasta e riso meglio integrali abbinati per esempio a pomodoro, tonno e verdure) senza esagerare con le dosi e senza consumare nello stesso pasto due alimenti amidacei come pane e pasta, oppure pane e riso, pizza e pasta ecc; non crea inoltre problemi il consumo di frutta e verdura ad eccezione di quella presente nella lista degli alimenti sconsigliati. Le carote, al contrario di quanto molti credono, possono essere consumate tranquillamente.
Nel mio caso per arrivare a regolare e calare di peso ho praticamente applicato un standard alimentare basata sull’allineamento dei carboidrati ai pasti, ovvero 44 grammi a colazione, pranzo e cena. Ma non basta: occorre, cosa che faccio, tenere monitorata la curva glicemica abbassando l’insulina basale e i boli prandiali per contenere l’effetto ipoglicemizzante di tale contesto alimentare.




One Drop: il glucometro Cool fatto per il diabetico che fa tendenza

One Drop, dell’omonima società con sede a New York City, ha annunciato di aver ricevuto l’approvazione FDA e l’approvazione dell’Unone Europea col relativo marchio CE per introdurre il suo glucometro One Drop | Chrome. Il dispositivo fa parte del sistema Drop della ditta One | Servizio premium in abbonamento che include il glucometro, un numero strisce per i test illimitato e supporto live da parte di professionisti del diabete tramite una applicazione smartphone che fa anche da diario del diabetico molto evoluto.

Il servizio costa $ 39,95 senza assicurazione, ma la tariffa completa di tutto il necessario la paghi $ 500  per tutto l’anno e comprende il glucometro Chrome che utilizza il protocollo di comunicazione Bluetooth per caricare le letture nell’applicazione One Drop, le strisce per i test spedite su richiesta e l’assistenza di esperti. Gli esperti possono aiutare il paziente attraverso l’applicativo per smartphone (IOS e Android) per aiutare a mantenere i livelli di zucchero nel sangue sotto controllo, definire gli obiettivi, e spiegare le varie questioni. L’applicazione mantiene in archivio i record di tutte le letture e le interazioni con gli esperti professionisti, che possono essere condivisi con i propri membri Medici e la famiglia.

Estate: occhio al budello

highfiberdieRiceviamo dalla Società Italiana di Gastroenterologia e volentieri pubblichiamo, questo decalogo di raccomandazioni per cercare di evitare infezioni alimentari durante il periodo estivo.

Estate: Sos infezioni alimentari
Attenzione ai cibi conservati male, agli alimenti e bevande scadute, all’igiene negli esercizi pubblici. Tutte regole che valgono sempre ma soprattutto in estate quando i casi di disturbi gastrointestinali causati da alimenti contaminati da microrganismi, le cosiddette infezioni, o da sostanze tossiche prodotte dagli stessi microrganismi (intossicazioni) si triplicano.
1) Al ristorante diffidare dei carrelli con cibi freddi, conservati a lungo a temperatura ambiente, specie se con gelatine, creme, maionese, mascarpone, salse e uova.
2) Occhio all’aspetto. Controllare che non ci sia brina all’esterno delle confezioni surgelate, è indice di un cattivo mantenimento.
3) Buttare i cibi le cui confezioni presentano un rigonfiamento.
Prestare attenzione, in particolare, ai prodotti freschi come latte, mascarpone, creme…
4) Non acquistare bottiglie d’acqua o bibite lasciate sotto i raggi del sole. Ricordare inoltre che anche le bibite hanno una scadenza, che va sempre controllata.
5) Non acquistare pesce e frutti di mare di dubbia provenienza e prendere cozze e vongole solo se contenute in confezioni sigillate e avvolte da una retina di plastica e con un’etichetta che indica peso e scadenza dei frutti di mare. Ricordare che i frutti di mare possono essere conservati al massimo per 4 giorni, alla temperatura di 6°C, quindi, in frigorifero. Per il pesce ricordarsi di analizzare sempre anche il colore, l’odore e l’aspetto generale.
6) Nei bar e nei negozi non acquistare prodotti se il congelatore è stracolmo. Per una corretta conservazione, infatti, i prodotti non devono mai superare un certo carico. Meglio, poi, i freezer con gli sportelli chiusi (solitamente verticali).
7) A differenza dei cibi congelati, quelli surgelati hanno dei cristalli di ghiaccio più piccoli, microscopici. Se, quindi, si nota che l’alimento ha dei cristalli di ghiaccio più grandi, della brina, questo può essere un sintomo dell’interruzione della catena del freddo. Insomma, se il gelato perde la sua compattezza e cremosità e diventa come la brina va buttato.
8) Non consentire al negoziante di toccare il prosciutto con le mani
9) Non acquistare nessun prodotto deteriorabile da carrettini ambulanti privi di celle frigorifere adeguate alla conservazione degli alimenti.
10) Controllate sempre la data di scadenza di tutti gli alimenti.

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Spot

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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