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Fragolino al cartoccio

Fragolino al cartoccio
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Tipo ricetta: Pesci
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Le preparazioni al cartoccio hanno il merito di conservare l´umidità naturale delle pietenze e di valorizzare al massimo i loro potenziali olfattivi. Non usare il limone, che aggiungerebbe una nota troppo acida alla delicatezza delle carni.
Ingredienti
  • pagello fragolino (1000 g)
  • gamberoni (400 g)
  • prezzemolo (4 ciuffi)
  • aglio (2 spicchi)
  • olio di oliva (1 cucchiaio)
  • sale (q. b.)
  • pepe (q. b.)
Preparazione
  1. - Eviscerare, squamare, pulire e lavare il pesce
  2. - Asciugarlo con carta assorbente e salarlo internamente
  3. - Disporre sul tavolo un foglio d´alluminio (45 x 70 cm circa)
  4. - Ungere metà del foglio, depositandovi il fragolino con l´aglio e due ciuffi di prezzemolo
  5. - Contornarlo con i gamberoni
  6. - Aggiungere il prezzemolo e l´aglio rimasti, salare e condire con mezzo cucchiaio d´olio
  7. - Riscaldare il forno a 200°C
  8. - Ripiegare il foglio d´alluminio e sigillare i bordi accartocciandoli accuratamente
  9. - Infornare per 40 minuti (il cartoccio si gonfierà per effetto del vapore)
  10. - Portare in tavola ancora avvolto nel cartoccio
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 179 Grassi: 6 Carboidrati: 2 Proteine: 28

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Pratiche pesanti

Cinque mesi di vita da diabetico tipo 1 con il microinfusore minimed Medtronic 640g e relativo sensore Enlite 2. Cinque mesi contrassegnati da un controllo glicemico perfetto, HbA1C forza 47, praticamente pochi eventi iperglicemici e ipoglicemici, insomma una situazione mai vista nella mia lunga, 54 anni e brutta storia da diabetico. Posso affermare che la parte finale restituisce un poco di serenità.

Certo il microinfusore non è la cura per il diabete tipo 1, anzi dobbiamo impegnarci, lottare per sostenere la ricerca nella direzione di trovare la terapia vera per curare la nostra malattia e, laddove sono riscontrate, le relative complicanze. Il prossimo 4 novembre avremo modo di parlarne a Bologna nel corso dell’incontro intitolato: “Diabeteasy”, con i ricercatori del Diabetes Research Insitute Ospedale San Raffaele di Milano, i clinici del Policlinico Universitario Sant’Orsola e Ospedale Maggiore di Bologna.

Ma, ma per intanto resta da affrontare sempre la vita di tutti i giorni con la malattia. E gli esami? Gli esami e controlli, visite non finiscono mai: una mantra, una litania a vita per una patologia cronica che segna il calendario con regolarità e sistematicità.

E gli esami, finche sono prelievi del sangue di routine o simili non ci sono particolari problemi. Ma la faccenda si fa diversa con altri, e personalmente ne so qualcosa.

Primo passaggio: il clisma opaco è una procedura medica utilizzata per esaminare e diagnosticare varie problematiche del colon umano (intestino crasso). Immagini a raggi X vengono effettuate mentre un mezzo di contrasto, generalmente solfato di bario, riempie il colon attraverso il retto.

La dieta per il clisma opaco

La preparazione del paziente al clisma opaco inizia alcuni giorni prima dell’esame, durante i quali si raccomanda di adottare una dieta povera di scorie per eliminare residui fecali solidi e liquidi che impedirebbero una corretta osservazione del colon. Andranno pertanto allontanati alimenti integrali, frutta, verdure, legumi, pane, pasta, zucchero, vino, liquori e cibi grassi. Sono invece consentiti e consigliati la carne alla griglia, il pesce bollito, il brodo, il riso e le uova sode. Il giorno precedente all’esame, l’alimentazione – particolarmente leggera e quasi esclusivamente liquida – verrà integrata con opportune preparazioni lassative secondo quanto prescritto dal medico.

Secondo passaggio: La colonscopia – un esame diagnostico volto ad esplorare le pareti interne del colon, per scoprire eventuali lesioni, ulcerazioni, occlusioni, masse tumorali. È un importante strumento di prevenzione, che permette di individuare e, se necessario, rimuovere all’istante, dei tumori anche molto piccoli e in fase iniziale, impedendone lo sviluppo e la degenerazione. La colonscopia è consigliata come corretta attività di screening per tutti i soggetti a rischio: ad esempio per coloro che hanno familiarità con i tumori del colon; o comunque dopo i 50 anni, quando dall’esame delle feci si rileva la presenza di sangue, anche in tracce minime.

Una corretta preparazione del paziente alla colonscopia ha lo scopo di svuotare completamente il colon, in modo da lasciarne le pareti lisce e prive di escrementi, così da permettere una corretta visione dell’interno; a questo scopo:

nei quattro giorni precedenti l’esame non bisogna mangiare frutta, verdura, crusca;

il giorno prima dell’esame ci si deve limitare ad un pranzo leggero, per poi sospendere completamente ogni dieta solida;

nel corso del giorno precedente l’esame bisogna bere molta acqua, ingerire dosi notevoli di lassativo ed effettuare un clistere di pulizia finale.

Le procedure riportate per questi esami invasi e pesanti per un diabetico le ho praticate qualche anno addietro tre volte, di cui due al di fuori della degenza ospedaliera e quando ancora non portavo il microinfusore con sensore glicemico.

In particolare ricordo bene la fase preparatoria all’ultima colonscopia per i seguenti motivi: non ebbi alcuna indicazione dai diabetologi su come regolarmi nella gestione della malattia (glicemia, insulina) nella predetta fase. Ricordo che il giorno prima dell’esame andai incontro ad una pesante ipoglicemia sul posto di lavoro con intervento del 118 per farmi riprendere con flebo di glucosata in ufficio. Poi la colonscopia andò in porto con esito negativo ma qualche ora dopo ritornai in ipo.

Ora ho il microinfusore e magari con simili esami le cose potrebbero avere un esito migliore. Resta il fatto che prima di tali test, che mettono a dura prova il paziente, ci devono essere delle chiare e personalizzate indicazioni terapeutiche da parte dello specialista in diabetologia.



Ampia scelta

Fresca, ricca d’acqua e sali minerali la frutta e la verdura di Agosto ci aiuta a tirarci su, a rinfrescarci, a dissetarci e soprattutto a evitare una pericolosa disidratazione del nostro organismo.

Tanto attese queste vacanze estive sono finalmente arrivate, e che c’è di più piacevole se non gustare una bella fetta di anguria dopo la siesta pomeridiana o assaporare un buonissimo e salutare piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino per cena al ritorno da una faticosa e rovente giornata al mare?

E allora vediamo cosa possiamo trovare sui banchi del mercato in questo caldo e ozioso mese di Agosto.

Verdura

Peperoni

Una particolarità del Peperone è che risulta essere molto ricco di Vitamina C, e molto poco calorico. Difficile da digerire ( soprattutto se non spellato) ha però proprietà antiossidanti con effetti benefici sulla salute, essendo un ottima prevenzione contro l’invecchiamento precoce, contro tumori e malattie cardiovascolari.

Dalle diverse varietà, una tra le più particolari è certamente il peperoncino, dal sapore piccante, e dalle molteplici proprietà disinfettanti, antibatteriche e soprattutto afrodisiache.

Ravanelli

Croccanti e dal sapore piccante, i rossi Ravanelli aggiungono quel gusto in più ad insalate e piatti freddi. Fantastici da bere, in un cocktail analcolico insieme a pomodori e lattuga, i ravanelli contengono un buon livello di Vitamina C.

Dalle proprietà calmanti era usato dagli antichi romani come rimedio per l’insonnia. Ideale da coltivare negli orti domestici, questo ortaggio ha inoltre proprietà diuretiche e depurative ed è un ottimo alleato per la nostra pelle, se frullati e stesi come maschera sul nostro viso, i ravanelli, ci aiutano infatti ad eliminare le fastidiose macchie che possono formarsi dopo la tintarella estiva.

Frutta

Anguria

Fresca e dissetante, l’Anguria è la regina del nostro cesto di frutta del mese di Agosto. Sotto forma di sorbetto ma anche semplicemente tagliata a fette, l’anguria (o cocomero) è ottima per concludere una leggera cenetta estiva.

Questo frutto, dalla polpa rossa e carnosa arricchita da semini neri o bianchi, contiene per il per il 90% acqua, con pochissime calorie è dunque consigliata nelle diete ipocaloriche, ovviamente senza esagerare. Paragonabile ad un elisir di lunga vita, per le sue proprietà antiossidanti, l’anguria è veramente uno dei piaceri di questa calda e colorata estate.

More

Da Agosto ad inizio Settembre, le More così dolci e succose ci fanno leccare letteralmente i baffi se mangiate come dessert, spolverate con un po’ di zucchero di canna o ancor meglio ricoperte di morbida crema. Ricchissime di antiossidanti, di vitamina C, sono un’ottima prevenzione contro i tumori.

Dall’elevato contenuto di fibre, grazie alla elevata quantità di semini, le more hanno anche proprietà depurative, diuretiche, antireumatiche e ci aiutano a combattere le malattie cardiovascolari mantenendo pulite ed elastiche le arterie, poiché contribuiscono ad eliminare il colesterolo “cattivo” dal sangue. La raccolta di more selvatiche, per buonissime marmellate fatte in case, potrebbe essere una buona scusa per armarsi di secchiello, e prepararsi ad una bella escursione campagnola.



Io l’insulina non ho per questo me la fo

Pensavate me lo fossi scordato eh? Invece no! anche se il 99% dei diabetici, dei diabetologi manco lo sa cosa è successo 96 anni fa!

96 anni fa precisamente il 27 luglio 1921 venne dato l’annuncio universale della realizzazione dell’insulina come farmaco da parte di un gruppo di ricercatori, scienziati canadesi

Frederick Banting, e uno studente in medicina suo assistente, Charles Best, isolarono una sostanze che, iniettata ai cani resi diabetici (ricordiamo le precedenti esperienze di Minkowski e Von Mering), li riportava alla normalità, eliminando lo zucchero in eccesso dal sangue e dalle urine. John MacLeod, nel cui laboratorio dell’Università di Toronto i due lavoravano, fu molto interessato ai loro studi e suggerì anche il nome della nuova molecola. Poiché era prodotta dalle isole pancreatiche, regioni ben definite del pancreas che producono ormoni, consigliò di battezzarla insulina. La sostanza ottenuta da Banting e Best nel cane fu estratta e purificata successivamente anche dal pancreas dei bovini. E proprio l’insulina bovina venne utilizzata per la prima volta nell’uomo. A fungere da cavia consenziente fu un amico di Banting, esasperato dal proprio diabete. Dopo le iniezioni di insulina la sua salute migliorò nettamente, dando il via a una nuova era nella terapia del diabete. Fino ad allora, infatti, l’unica cura possibile era la dieta, che doveva essere rigida e moderata. Gli accorgimenti di tipo restrittivo nell’alimentazione facevano migliorare il quadro clinico, ma non ottenevano grossi risultati, a lungo andare. L’avvento dell’insulina cambiò il destino di tanti malati, trasformando la loro vita. La scoperta dell’ormone era tanto importante da consentire a Banting e MacLeod, con il disappunto di Best, tagliato fuori dai due(ricordiamo che in seguito Banting decise di condividere il Premio con Best), di ricevere il premio Nobel per la medicina e la fisiologia due soli anni dopo la loro scoperta. Un record di rapidità rimasto ineguagliato, vista l’usuale lentezza degli accademici svedesi nel riconoscere il merito dei premiati.

Sono trascorsi 96 anni da quel giorno: e il tempo passa tra quattro anni saranno i 100, un secolo; e fu a partire da quella fatidica data che tutti i diabetici privi d’insulina, oggi denominati pazienti con diabete tipo 1, potevano contare sul farmaco che gli avrebbe consentito di continuare a vivere. Anche oggi come ogni anno, e sempre in questo piccolo angolo di rete, desidero ricordare testimoniare una data ai più dimenticata, omessa. Quante cose diamo per scontate, usiamo con spregio e sciatteria magari, senza sapere il tanto lavoro e impegno che c’è stato per la loro realizzazione. L’insulina questa scoperta dimenticata che fa parte della storia e realtà quotidiana dell’umanità, di noi diabetici tutti. Oggi tutti, chi più chi meno aneliamo alla guarigione ma dobbiamo ricordare come tutto fa parte di una catena e allora per un attimo riflettiamo e ricordiamo. A proposito: in Italia mai nulla è stato dedicato a Banting e soci in memoria di questa importante e vitale scoperta – l’insulina – né una strada un vicolo una rotonda un monumento dove far depositare gli escrementi ai piccioni e altri volatili. Sveglia che aspettiamo?

Grazie Banting, Best e tutti coloro che per primi fecero da pionieri in una delle tappe più importanti nella storia della medicina moderna.



Medtronic 670G: onore agli sviluppatori di quello che oggi rappresenta un importante tassello nella terapia del diabete tipo 1

All’interno del sistema MiniMed ™ 670G si trova un’equazione di matematica che ha richiesto quasi un decennio di lavoro agli scienziati di Medtronic per metterlo insieme.

Dubbi. Disaccordi. E notti insonni. È solo uno sguardo nel viaggio per scoprire un problema di matematica così complesso, che sta cambiando il modo in cui il diabete è gestito.

“Devi attenerti a quello in cui credi”, dice il dottor Benyamin Grosman. “Devi rimanere concentrato sull’impatto nel paziente”.

Nel 2008, Grosman, uno scienziato di Medtronic che si specializza nella teoria della matematica e del controllo, ha collaborato con Anirban Roy, un collega medico medtronic con lo stesso background. Il loro obiettivo era quello di sviluppare un sofisticato algoritmo per aiutare una persona a gestire i livelli di zucchero nel sangue.

L’Algoritmo: Un Viaggio di 10 anni
“Ho pensato a questo giorno e notte, e l’ho anche sognato”, dice il medico di Medtronic, Benyamin Grosman.

“La matematica è ciò che ci guida – questo è il nostro pane e burro”, dice Roy.

L’algoritmo è programmato all’interno del sistema Medtronic MiniMed 670G – il primo sistema ibrido di erogazione insulina a distanza. Ci sono voluti circa 10 anni per metterlo insieme, per trovare la formula necessaria per imitare ciò che il corpo umano fa naturalmente.

Ma questo non è un problema di matematica facile.

Lo zucchero nel sangue cambia continuamente da persona a persona, ognuno è diverso. L’algoritmo, che deve controllare il flusso dell’insulina, deve adattarsi alle esigenze individuali, come la reazione all’attività fisica,  al cibo e così via.

“Stiamo parlando di anni, non di giorni”, dice Roy. “Tu fai le prove, guadagni fiducia,  e torni in ambiente clinico. Devi avere pazienza nel settore sanitario, perché devi farlo bene. ”

Sono stati consumati  e-mail di mezza giornata e mesi di prove nel mondo reale. E hanno sentito la pressione.

Il dispositivo è una “scoperta”
Gli specialisti dell’industria stanno chiamando il MiniMed 670G – un “passo avanti nella gestione del diabete”.

Il sistema MiniMed 670G dispone di un sensore altamente avanzato, l’ultima tecnologia in fatto di microinfusore d’insulina e un algoritmo dinamico che lavora assieme per consentire alle persone che vivono con il diabete di preoccuparsi di meno della loro malattia.

“Questo algoritmo impara il paziente ogni giorno”, dice Roy. “Sta mantenendo la sensibilità all’insulina e ha incorporato livelli di sicurezza”.

Nell’autunno del 2016, la FDA ha dato la piena approvazione MiniMed 670G. Oggi, il sistema è a disposizione dei pazienti.

“C’è una tonnellata di passione dietro questo progetto”, dice Ali Dianaty, vice presidente, R & D a Medtronic. “Nel diabete, questa è una delle più grandi innovazioni degli ultimi 10 anni”.
L’innovazione continua
“Questa è solo la versione uno”, afferma Anirban Roy mentre il lavoro è in corso per il prossimo avanzamento nella gestione del diabete.

E sta cambiando la vita delle persone. Come Tia Geri, un 16enne dalla California.

“Ho sentito dire da persone che dicono che è come fare una vacanza dalla loro malattia”, dice Roy. “È molto bello poterlo ascoltare.”

“Dobbiamo continuare a innovare”, dice Roy. “Questo è quello che facciamo”.

È l’atteggiamento che si allinea con quello che per Medtronic è tutto: alleviare il dolore, ripristinare la salute e prolungare la vita.

“La gente si sta muovendo in una nuova era – e noi siamo parte di essa”, dice Grosman. “Per me, questo significa molto.”

Grazie da parte di noi tutti diabetici e avanti tutta!



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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