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Diabetes mellitus type 2

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Il diabete tipo 2 può essere monitorato con le nostre ricerche su Google

L’emergere del diabete di tipo 2 potrebbe essere monitorato in modo più efficace usando le nostre ricerche di Google, aiutando i funzionari della sanità pubblica a tenere traccia della malattia e fermare la sua diffusione – secondo la ricerca dell’Università di Warwick e pubblicata in Nature’s Scientific Reports.

Guidato da Nataliya Tkachenko nel Dipartimento di Scienze Informatiche, un nuovo studio propone che parole chiave immesse nei motori di ricerca – o pubblicate su social media – che sono correlate a sintomi e fattori di rischio del diabete, forniscono informazioni accurate in tempo reale su come è probabile che la malattia si propaghi in aree specifiche e quali sono le condizioni sottostanti.

I ricercatori hanno esaminato i fattori di rischio del diabete da due principali modelli di sorveglianza del Regno Unito che controllano la malattia in coloro che sono in pericolo di svilupparlo o ne soffrono già – tra cui il sesso, l’età, il peso, l’indice di massa corporea , le abitudini di vita e storia familiare del diabete.

Hanno quindi analizzato i dati di Google Trends da parte delle persone della zona centrale di Londra e hanno confrontato i tassi di fluttuazione settimanali delle parole chiave ricercate correlate a questi fattori di rischio, tipo: “come perdere peso”, “come smettere di fumare” e le ricerche sullo stesso” Diabete”.

“I comportamenti di auto-diagnosi online possono essere efficacemente finanziati come strumenti di monitoraggio sanitario in tempo reale, con tutto il potenziale utile a prevedere le malattie croniche e non trasmissibili.

“A differenza della diffusione di malattie (ad es., influenza), tali condizioni hanno uno sviluppo lento e sono in gran parte dipendenti dagli stili di vita personali e comunitari, fattori attualmente scomparsi nei modelli di screening. I comportamenti on-line umani potrebbero contribuire a colmare il divario tra” Il paesaggio mondiale della sanità umana e gli strumenti di monitoraggio sintetici, prevalentemente biocentrici “.

Il diabete di tipo 2 è una crescente preoccupazione per la salute pubblica nel Regno Unito e richiede numerosi test medici diagnostici complessi per identificare la patologia (inclusi test fisici, campioni di urina, test di glucosio nel sangue e test per misurare il livello di insulina nel sangue).

Le persone si rivolgono sempre più a Internet per auto-diagnosi di malattie. Nel 2015, il 21,8% delle persone in Gran Bretagna ha scelto di autocertificare le malattie utilizzando Internet, invece di consultare la famiglia o i medici – secondo Google UK. Le tracce del motore di ricerca costituiscono pertanto un pool di dati crescente, che può essere sfruttato dai professionisti della salute e dai decisori per progettare programmi di screening di nuova generazione.

I dati in linea dei motori di ricerca e dei social media sono in gran parte inutilizzati dai professionisti medici, ma potrebbero rivoluzionare il modo in cui i diabetici di tipo 2 e altre gravi condizioni croniche vengono presentati in tempi e in aree geografiche specifiche.

Essere in grado di tenere traccia delle malattie così come emergono e individuare i rischi che potrebbero causare dalla loro ulteriore diffusione, diverrebbe utile per informare i funzionari della sanità pubblica sul modo migliore per affrontarle.



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Dammi il congegno che mi ingegno

Buongiorno, scusi mi incarta un flash glucose monitoring? No guardi in questo momento non lo tengo se vuole ne ho un altro al taglio, impiantabile. Beh ho spesso prurito per via dei tatuaggi e dei piercing preferisco un tradizionale con innesto sottocute a baionetta. Dialogo di fantasia in un prossimo futuro dove chi seguirà il diabetico probabilmente farà da venditore di dispositivi. Oggi fantasia ma un domani potrebbe diventare realtà.

L’italico Servizio sanitario nazionale (SSN) è fra i pochi “universalistici” rimasti in Europa, ma ancora per poco. La revisione della spesa e lotta a sprechi e corruzione non sono sufficienti. Il Sistema è sotto l’attacco di due forze: l’incremento dei bisogni associati alla cronicizzazione delle patologie negli anziani e l’innovazione tecnologica, che offre soluzioni di grande efficacia ma impone costi ingenti. E entrambi questi fattori hanno al centro la patologia diabetica. Nell’innovazione farmacologica, ad esempio, il 2015 ha segnato uno spartiacque, con l’arrivo dei dispositivi di massa per il rilevamento del glucosio in via continuativa (i sensori e il Libre in specie), che non sostituiscono il controllo tramite prelievo di sangue capillare dal dito. La Tresiba come il prossimo approdo di nuove famiglie di insulina che potrebbero migliorare il compenso glicemico, ma ad alto prezzo. Una terapia per il controllo del colesterolo con le statine costa al SSN circa 350 euro. I nuovi anticorpi monoclonati sostitutivi delle statine, usati in pazienti selezionati, costano 15 volte di più. Questa innovazione “costosa”, associata alle dinamiche demografiche, sarà presto insostenibile.

C’è bisogno di di garantire una sistematica valutazione dell’impatto generato da tutte le spese sanitarie (farmaci, dispositivi, procedure, programmi di sanità pubblica) in termini di sicurezza, efficacia e costo-efficacia per facilitare il disinvestimento da pratiche obsolete e a basso valore, così da liberare risorse per innovazioni il cui valore va accertato. Se nel caso del farmaco si tratterebbe di riorientare il lavoro dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), per le tecnologie mediche e procedure è fondamentale l’avvio di un sistema nazionale di valutazione della tecnologia sanitaria, per circoscrivere la discrezionalità della decisione politica nei limiti dell’evidenza scientifica, per renderla più razionale e meno “emotiva”, incorporando in un processo trasparente e robusto la prospettiva di pazienti e cittadini.

Questo approccio, adottato negli ultimi 40 anni, dalla maggior parte dei Paesi industrializzati è stato previsto dalla Legge di Stabilità per il 2016 e dalla Legge di Bilancio per il 2017 ma stenta a decollare. Andare verso un modello a favore dell’evidenza scientifica garantirebbe scelte dì allocazione delle risorse pubbliche verso spese che assicurano il maggiore valore possibile in termini di salute.

Chi scrive ritiene assai improbabile il riuscire a salvare il Servizio Sanitario Nazionale, il quale altro non è che un accrocchio di sistemi e pratiche regionali, territoriali. Un ritorno alle mutue corporative parastatali è impossibile sempre per questioni di soldi.

Pertanto nei fatti si fanno e faranno strada percorsi assicurativi sanitari integrativi che porteranno gradualmente verso una assistenza sanitaria privatizzata e comunque garantita ai garantiti, ovvero portatori di reddito.

A conclusione fanno tenerezza i promotori della petizione per chiedere l’erogazione dei sensori a pioggia verso tutti i diabetici. Magari sarebbe più utili fare un manuale per la costruzione fai da te del sensore medesimo.



Ciro una volta

C’era una voglia e adesso non c’è più: quella di impegnarsi per un obiettivo, un qualcosa da raggiungere nella vita per migliorarsi e migliorare gli altri, anche quanto ci circonda. Forse le vogli cambiano oppure semplicemente svaniscono grazie al venire meno delle aspettative rimaste schiacciate tra illusioni e delusioni.

Le favole, semplici lezioni di morale comune, quelle sono svanite da un po’, tra la merceologia del moderno, innovativo che poi così nuovo non mi sembra.

La neuropatia autonomica pone dei problemi fisiologici non più rinviabili, tra qui

alterazioni cardiovascolari

ipotensione ortostatica, quindi un calo pressorio passando dal clinostatismo all’ortostatismo

tachicardia a riposo

allungamento del tratto QT all’ECG che predispone all’insorgenza di aritmie o alla morte improvvisa

alterazioni gastrointestinali

ritardato svuotamento dello stomaco

difficoltà a defecare

gastroparesi

alterazioni urologiche/genitali

disfunzioni vescicali, difficoltà a orinare

vescica neurogena

Oltre ad essere questioni molto critiche per l’organismo sono, senza tante finezze letterarie, una gran bella rottura di coglioni. Ma state sereni: non sono per tutti ma per pochi eletti diabetici tipo 1 e comunque ai giovani adulti non interessano.

Ma occorre avere consapevolezza in quanto, tranne il solito mantra del buon compenso glicemico, rimedi terapeutici non esistono.

E così, indipendentemente da come andranno le cose da qui al prossimo novembre 2017, per l’iniziativa finale in occasione dei 10 anni del blog, dopo comincerò col prendermi un periodo sabbatico da buona parte degli impegni presi con la realtà diabetica, tranne che per la gestione del blog medesimo.



Saperla gestire

L’emoglobina glicata (emoglobina A1c, HbA1c, A1C, o Hb1c; a volte anche HbA1c) è una forma di emoglobina usata principalmente per identificare la concentrazione plasmatica media del glucosio per un lungo periodo di tempo ( due, tre mesi max). Viene prodotta in una reazione non-enzimatica a seguito dell’esposizione dell’emoglobina normale al glucosio plasmatico. La glicazione alta dell’emoglobina è stata associata con le malattie cardiovascolari, le nefropatie e la retinopatia del diabete mellito. Il monitoraggio dell’HbA1c nei pazienti con diabete di tipo 1 può migliorare il trattamento. A tale proposito è necessario ricordare due cose molto importanti: per capire veramente bene l’andamento bimestrale, trimestrale del diabete occorre affiancare il dato della HbA1c con i dati scaricati, conservati della glicemia effettuata dal paziente stesso mediante autocontrollo domestico, poiché il dato della glicata non spiega o evidenzia la presenza di picchi glicemici (ipoglicemia/iperglicemia) che sono eventi pericolosi per il diabete in particolare per salute cardiovascolare del soggetto. La lettura intrecciata di tali dati è di vitale importanza sia per l’assistito che per il diabetologo.

L’emoglobina A1c fu separata dalle altre forme di emoglobina da Huisman e Meyering nel 1958 mediante una colonna cromatografica. Venne caratterizzata per la prima volta come glicoproteina da Bookchin e Gallop nel 1968. Il suo aumento nel diabete fu descritto per la prima volta nel 1969 da Samuel Rahbar e collaboratori. La reazione che porta alla sua formazione fu caratterizzata da Bunn e i suoi collaboratori nel 1975.[5] L’uso dell’emoglobina A1c per il monitoraggio del grado di controllo del metabolismo glucidico in pazienti diabetici fu proposto nel 1976 da Anthony Cerami, Ronald Koenig e collaboratori.

Nell’agosto del 2008 l’American Diabetes Association (ADA), la European Association for the Study of Diabetes (EASD) e l’International Diabetes Federation (IDF) hanno stabilito che, in futuro, l’HbA1c dovrà essere refertata con le unità dell’IFCC (International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine).[12] La refertazione in unità IFCC è stata introdotta in Europa, fatta eccezione per il Regno Unito, nel 2003[13]; nel Regno Unito, il 1º giugno del 2009 è stata introdotta la doppia refertazione[14], che rimarrà in vigore fino al 1º giugno 2011.[15]

La conversione tra le due unità di misura può esser calcolata mediante la seguente formula:[16] IFCC-HbA1c (mmol/mol) = [DCCT-HbA1c (%) – 2.15] × 10.929

DCCT- HbA1c IFCC-HbA1c
(%) (mmol/mol)
4.0 20
5.0 31
6.0 42
6.5 48
7.0 53
7.5 59
8.0 64
9.0 75
10.0 86
   

A partire dalla comparazione dei valori di emoglobina glicata coi valori medi di glucosio plasmatico nell’uomo, è stato possibile costruire la seguente tabella:

HbA1c (%) Glicemia media (mmol/L) Glicemia media (mg/dL)
5 4.5 90
6 6.7 120
7 8.3 150
8 10.0 180
9 11.6 210
10 13.3 240
11 15.0 270
12 16.7 300

Una riduzione dell’1% dei livelli di HbA1c riduce del 21% il rischio di complicanze complessive e del 21% la mortalità dovuta alle complicanze del diabete.



I picchi di glucosio legati al declino cognitivo, demenza nel diabete

I picchi glicemici sono associati con il declino cognitivo e la demenza tra gli individui con diabete di ambo i tipi, secondo uno studio pubblicato online il 12 maggio in Diabetes Care .
Andreea M. Rawlings, dalla John Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, e colleghi hanno esaminato la correlazione tra i picchi di glucosio nella mezza età con il rischio di demenza e di 20 anni il declino cognitivo tra i quasi 13.000 partecipanti provenienti dal Atherosclerosis Risk in Communities studies. I picchi di glucosio sono stati determinati misurando 1,5-anidroglucitolo (1,5-AG) livello, che è stato dicotomizzato a 10 ug / ml.
I ricercatori hanno scoperto che la demenza si è sviluppata in 1.105 partecipanti su una mediana di 21 anni. Ogni 5 ug / mL diminuzione 1,5-AG correlata con aumentato rischio stimato di demenza nelle persone con diabete (HR = 1.16; P = 0.032). Rispetto a quelle senza picchi, coloro con i picchi di glucosio avevano un 0,19 maggior z punteggio di declino in 20 anni per il declino cognitivo tra i partecipanti con il diabete e l’emoglobina A1c (HbA1c) <7 per cento (p = 0,162). Rispetto a quelli senza i picchi di glucosio, con i picchi di glucosio avevano un maggior 0,38 z punteggio di  declino tra i partecipanti con diabete e HbA1c ?7 per cento (p <0.001). Nessuna correlazione significativa è stata osservata in coloro senza diabete.
“Tra i partecipanti con il diabete, i picchi di glucosio sono un fattore di rischio per il declino cognitivo e demenza ,” scrivono gli autori. “Il targeting dei picchi glicemici, oltre alla glicemia media, potrebbero essere un percorso importante verso la prevenzione.”



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Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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