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Instabilità abitativa legata a visite ospedaliere più elevate causate dal diabete

Gli adulti con diabete in precarietà abitativa hanno avuto tassi più alti di visite e ospedalizzazioni di pazienti affetti da diabete con un alloggio stabile, secondo i risultati pubblicati su Diabetes Care.

Seth A. Berkowitz, MD, MPH, assistente professore di medicina nella divisione di medicina generale ed epidemiologia clinica presso la Scuola di Medicina dell’Università del North Carolina, e colleghi hanno valutato i dati del 2014 Health Center Patient Survey, dati incrociati a livello nazionale, un sondaggio rappresentativo di pazienti che ricevono assistenza presso i centri di salute e sicurezza finanziati a livello federale, su 1.087 adulti (49,85% donne, 29,86% età media, 55-64 anni, bianco 58,01%) che rappresentano 3.277.165 adulti con diabete. I ricercatori hanno cercato di determinare se l’alloggiamento instabile è associato ad un aumento del rischio di utilizzo del pronto soccorso o di ospedalizzazione correlati al diabete . Il sondaggio è stato condotto da settembre 2014 ad aprile 2015.

Complessivamente, la maggior parte dei partecipanti è stata visitata nei case della salute (93,78%), seguita da centri sanitari per migranti (3,04%), assistenza sanitaria per i centri assistenza ai senzatetto (1,92%) e centri di assistenza primaria per l’edilizia pubblica (1,27%).



Quasi il 14% dei partecipanti ha riferito di avere una visita dovuta a degenerazione diabetica o un ricovero entro l’anno. Un numero maggiore di partecipanti che erano stati ospitati in modo instabile ha riferito di aver avuto una visita o ospedalizzazione correlata al diabete nell’ultimo anno rispetto a coloro che erano stati sistemati in modo stabile (26% vs 7%; P = .0005), secondo analisi non aggiustate. Dopo la regolazione, l’alloggiamento instabile era ancora associato a un maggior rischio di visita o ospedalizzazione correlata al diabete rispetto a un alloggiamento stabile (OR corretto = 5,17, IC 95%, 2,08-12,87).

Molti partecipanti hanno riferito di aver ricevuto aiuto con trattamenti medici tradizionali (dal 30% al 50%), ma un minor numero di persone segnalate ha ricevuto aiuto con alloggio, cibo o occupazione (<5%). Complessivamente, solo il 2% dei partecipanti ha riferito di aver ricevuto aiuto con l’alloggio.

“L’instabilità abitativa è comune nei pazienti diabetici ed è associata a un aumento delle visite di degenerazione e ospedalizzazione”, ha detto Berkowitz. “Tuttavia, pochissimi pazienti ricevono aiuto dalle loro cliniche nel trattare questi problemi. Abbiamo bisogno di modi per rispondere, come sistema sanitario, ai bisogni sociali non soddisfatti dei nostri pazienti, vedi alloggio. Questo non è qualcosa che un singolo professionista affronterà da solo; abbiamo bisogno di una risposta sistematica e coordinata. Al momento, sappiamo che i problemi abitativi sono comuni e associati a esiti peggiori, ma non sappiamo quale sia il modo migliore per aiutare. Abbiamo bisogno di ricerche sul modo migliore di intervenire in questi temi “.

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Diabete invisibile

Don_Chisciotte_contro_i_mulini_a_vento Allegramente me ne sto a farmi un bel elettrocardiogramma e poi seguirà un ecocardiogramma e un elettrocardiogramma sotto sforzo, mentre per il tanatogramma debbo aspettare. Ho a cuore il problema e non me ne faccio una pena, d’altronde o morir piangendo o ridendo, tra le due opzioni preferisco vivere e fino all’ultimo ridendo, poiché intinto nelle tristezza e malinconia l’unica medicina era e resta l’allegria fino alla fine.

E proprio ragione per cui non mi rattrista sapere al giorno d’oggi che ci sono diabetici giovani e adolescenti in particolare (tipo 1) i quali hanno un rapporto disperato con la malattia. Ci sono passato per quella dura e tortuosa strada fatta di cavalli di frisia, mura insormontabili e fortezze inespugnabili mentali, solo come una sorta di Don Chisciotte della Mancia senza Sancho Panza contro i mulini a stento del diabete e ogni altra sorta di “nemico” vero o presunto tale.

Ecco la barriera ignota ai più del diabete invisibile, fatto di persone giovani o comunque in difficoltà di fronte alla malattia, senza più fiducia in nessuno, famiglia compresa, e pronti a cedere in vario modo e forma. Sono gli invisibili che neanche i medici diabetologi o di base conoscono, sanno chi sono, capaci di trasformare l’insulina da terapia in arma di suicidio/omicidio, o con il rifiuto della cura.

L’argomento non è nuovo per questo blog, chi ha avuto modo di leggere attentamente i post nella categoria: emozioniamo, avrà trovato diverse riflessioni, introspezioni e saggi sull’argomento. L’ultimo episodio reso pubblico riguarda Reghunath Varta, un trentenne diabetico 1 del Kerala, che, otto mesi dopo aver rappresentato l’India come Young Leader al convegno dell’IDF (International Diabetes Federation) a Melbourne, in Australia, dove era andato a portare il messaggio che la malattia deve essere curata scientificamente, e con l’insulina per i diabetici 1, è morto per aver accettato il consiglio di un guaritore a seguire una terapia senza insulina. L’insulina è un medicinale salvavita per i diabetici tipo 1.

La tentazione di trovare una scorciatoia, di smetterla con le medicine, insulina compresa, è un dato pesantemente presente. Ignoriamo il problema ma non sono due o tre i casi di morti per tale motivo, sono pochi quelli riportati dalla cronaca su stampa, media e rete, Quasi tutti restano invisibili e per diverse cause restano tali.

Nessuna presunzione salvifica in questo richiamo, ma bensì un invito a non nascondere il problema affrontandolo sia fisicamente, confrontandosi e dialogando con e tra diabetici, che tramite i social network. Inoltre risulta evidente come le strutture specialistiche di diabetologia, sia in ambito pediatrico che degli adulti, risultino non essere all’altezza di tale questione. Ma anche le associazioni, primo avamposto sul territorio e che, tra le altre cose, nascono con lo scopo dell’autoaiuto tra diabetici, in realtà mettono in luce un divario e difficoltà nel farvi fronte.

Purtroppo paghiamo il prezzo dell’eccessiva meccanizzazione della salute, della serie: basta una pastiglia, un elettroshock e tutto si risolve, quando invece occorre più attenzione e sensibilità nelle relazioni umane, in specie durante la fase evolutiva dell’uomo. Pensiamoci e agiamo senza stare con le mani in testa dopo averle tenute in tasca.

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Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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