Annunci

dolore

Pag 1 of 212

La stimolazione del midollo spinale riduce il dolore neuropatico

La stimolazione del midollo spinale (SCS) riduce efficacemente i sintomi del dolore cronico in soggetti con polineuropatia diabetica dolorosa (PDPN), secondo uno studio pubblicato online il 6 novembre in Diabetes Care.
Maarten van Beek, del Centro medico dell’Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, e colleghi hanno eseguito uno studio prospettico multicentrico per esaminare l’effetto a lungo termine del SCS sulla valutazione del dolore, sul successo e fallimento del trattamento e sulle complicazioni in 48 pazienti con PDPN.

DAMMI RETTA ADOTTA UNA PROVETTA: SOSTIENI LA RICERCA PER LA CURA DEL DIABETE TIPO 1
I ricercatori hanno scoperto che dopo cinque anni, il 55% dei pazienti aveva avuto successo nel trattamento e che l’80% dei pazienti con un impianto permanente utilizzava ancora il proprio dispositivo SCS. La durata mediana del trattamento con SCS era di 60 mesi. Il punteggio di neuropatia diabetica più alto del Michigan è stato associato a fallimento del trattamento durante il follow-up a cinque anni (hazard ratio, 3.9).
“SCS ha successo nel ridurre i sintomi del dolore cronico negli arti inferiori dei pazienti con PDPN fino a cinque anni dopo l’inizio del trattamento “, scrivono gli autori.
Lo studio è stato finanziato da Medtronic.



Annunci

Gli integratori di vitamina D potrebbero aiutare nella gestione del dolore

Una supplementazione di vitamina D in combinazione con buone abitudini di sonno può aiutare a gestire le malattie collegate al dolore. Questo documento pubblicato nel Journal of Endocrinology, recensisce  una ricerca sulla relazione tra livelli di vitamina D, il sonno e la gestione del dolore, e le corellazioni che i livelli di vitamina D in combinazione con buona qualità del sonno potrebbero sostenere nel gestire le condizioni tra cui l’artrite, crampi mestruali e mal di schiena cronico.

Anche se il ruolo della vitamina D nel metabolismo osseo è ben consolidato, v’è una crescente dibattito su come la vitamina D colpisce una varietà di diversi processi biologici, compresi quelli connessi alla fertilità, le infezioni, il dolore e il sonno. Gli studi pubblicati in precedenza hanno dimostrato che la vitamina D può influenzare la risposta infiammatoria del corpo, che altera anche la sensazione di dolore. Diversi studi clinici hanno riferito come i livelli di vitamina D sono associati a disturbi del sonno. Le condizioni di dolore cronico non solo influenzano la qualità della vita dei malati, ma hanno anche un impatto negativo sul tempo dedicato alla salute e relativi costi. Un legame tra disturbi del sonno e il dolore è da tempo stabilito, ma un ruolo per la vitamina D non è stato completamente studiato. Questi risultati suggeriscono che la supplementazione di vitamina D combinata con una buona qualità del sonno potrebbero aumentare l’efficacia dei trattamenti nella gestione del dolore, per diverse condizioni. Questo semplice approccio, se efficace, potrebbe ridurre l’onere per i servizi sanitari e migliorare la vita dei pazienti.

Questa recensione fatta Dr. Monica Levy Andersen e colleghi presso Universidade Federal de São Paulo, Brasil, mette insieme gli studi più rilevanti che hanno esaminato il ruolo della vitamina D in condizioni di dolore legati a disturbi del sonno Questi dati indicano che i livelli di vitamina D possono avere un ruolo importante nel rapporto tra il dolore e il sonno, e l’ulteriore evidenza di quanto sia importante per gli operatori sanitari prendere in considerazione il rapporto sonno-dolore-vitamina D in una varietà di interrelazioni tra dolore e condizioni , come l’artrite, mal di schiena cronico e crampi mestruali .

Dr Monica Levy Andersen dice, “possiamo ipotizzare che una adeguata supplementazione di vitamina D in combinazione con l’igiene del sonno può ottimizzare la gestione terapeutica delle malattie legate al dolore, come la fibromialgia”

“Ènecessario comprendere i possibili meccanismi coinvolti in questa relazione, tra cui quelli immunologici e i percorsi neurobiologici legati alla interrelazione tra sonno, la vitamina D e il dolore”, spiega il dottor Andersen.

Fonte: Journal of Endocrinology



ll dolore cronico cambia il nostro sistema immunitario

Il dolore cronico può riprogrammare il modo in cui i geni funzionano nel sistema immunitario, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università McGill pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

“Abbiamo scoperto che il dolore cronico cambia il modo in cui il DNA è segnato non solo nel cervello, ma anche nelle cellule T, un tipo di globuli bianchi essenziale per l’immunità”, dice Moshe Szyf, docente presso la Facoltà di Medicina alla McGill. “I nostri risultati evidenziano l’impatto devastante del dolore cronico su altre importanti parti del corpo, come il sistema immunitario.”

Il dolore cronico – dolore che dura sei mesi o più, è una delle più comuni cause di disabilità in tutto il mondo. Nonostante gli enormi sforzi per trovare nuove strategie terapeutiche, tuttavia, trattamenti efficaci per il dolore cronico rimangono elusivi.

Utilizzando modelli di ratto

Il team tutto McGill ha esaminato il DNA dei cervelli e globuli bianchi dei ratti, utilizzando un metodo che ha mappato una marcatura del DNA: una sostanza chimica chiamata gruppo metile. “Punti di metile sono importanti per la regolazione e funzionamento di questi geni”, spiega il co-autore Laura Stone, professore in Odontoiatria e ricercatore presso il Centro di Alan Edwards per la ricerca sul dolore. Questo tipo di marcatura chimica è parte del campo crescente dell’epigenetica, e comporta modifiche che trasformano i geni ‘a’ o ‘off’, riprogrammandone il funzionamento.

“Siamo stati sorpresi dal numero di geni che sono stati contrassegnati da dolore cronico: centinaia di migliaia di geni differenti sono state cambiati”, aggiunge Szyf. “Ora possiamo considerare le implicazioni che il dolore cronico potrebbe avere su altri sistemi dell’organismo che normalmente non associamo con il dolore.”

Possibili bersagli per nuovi farmaci per il dolore

I risultati potrebbero aprire nuove strade per la diagnosi e il trattamento del dolore cronico negli esseri umani, i ricercatori suggeriscono, come alcuni dei geni trovati ad essere caratterizzati dal dolore cronico potrebbero anche rappresentare nuovi bersagli di farmaci per il dolore.

Fonte: McGill University

Infine

verita Cosa tormenta di più il costante pensiero, maniacale e ripetuto o il dolore fisico, la sofferenza generata dalle ferite del corpo? Una domanda apparentemente banale ma che fa la differenza nel distinguo presente costante tra passato e presente. Probabilmente solo alcuni riusciranno a cogliere il punto della questione che, peraltro, non ha conclusione o terapia auto riprodotta se non forzata o indotta, poiché il pensiero c’è e anche se cerchi di nasconderlo o ignorarlo esso appare in qualsiasi momento o età mentre il dolore fisico può essere represso o edulcorato con trattamenti clinici, farmacologici, il tormento della mente viene sedato e l’effetto evidente della condizione si riflette ad esempio nella catatonicità, ma mai sopito.

Leggendo qua e la dalle notizie di fonte scientifica e dalle videate presenti nei siti in rete come dalle pagine dei quotidiani e riviste specializzate vengono ripetute, con regolarità, risultati di ricerche e affini tese a portare al superamento ed eliminazione dei traumi profondi inferti nelle memoria di un individuo colpito da un incidente o malattia grave, come da un perdita, un lutto.

Ma a questo domanda ne segue un’altra: serve fare da pompiere, spegnere l’incendio che brucia l’anima oppure è meglio che faccia il suo corso e dal naturale evolversi si arrivi ad uscirne magari più forti e consapevoli della propria personalità e di un passaggio centrale in tutta la problematica esistente tra uomo e malattia, uomo e difficoltà presenti nella vita. Se riesci ad affrontare i problemi e superare gli ostacoli, a passare le prove che la vita di pone davanti allora maturi, cresci e diventi non solo più forte ma attraverso una maggiore capacità di adattamento grazie alle avversità potrai far fronte alle prossime imprese e in tutto questo processo acquisire nuove e più solide conoscenze oltre a una maggiore sensibilità verso nei problemi, lasciando al prossimo che viene radici su cui fare poggiare una crescita ulteriore verso il domani.

La mia malattia, il diabete tipo 1, e al di là della classificazione etnico-medica, tribale-scientifica, una condizione patologica inguaribile e che mi porterò per tutta la vita in una sorta di ergastolo terapeutico legato alla somministrazione d’insulina e controllo perenne della glicemia, tanto per ripetere il concetto a me stesso e a chi mi legge, è si uno stato nato e innato, sorto in quel ormai lontano inverno del 1963, ma che a far tempo da quella data una cosa mi hai insegnato: credi in te stesso nel bene e vestiti di guanti ignifughi poiché nel corso del tempo di scottature e bruciature ne capiteranno, e quando hanno a che fare con la tua malattia fanno ancora più male.

Un esempio specifico? Beh non uso certe parole in questo blog ma oggi faccio una eccezione per ricordare una cosa che ricade nel mio vissuto ma ritengo possa essere condivisa da una parte di noi: essere preso per il culo fin da piccino, a cominciare proprio dai paladini della salute, i camici bianchi, poi passando dall’alveo familiare senza andare tanto lontano, mi ha portato a essere consapevole di un dato finale: cerca di essere ultimo, perché ad essere primo non porta mai alcun vantaggio, in particolare con una malattia.

Scusate se lo dico

OLYMPUS DIGITAL CAMERAUna fatto che mi ha sempre contrassegnato nella vita con il diabete fin dall’esordio a un anno e otto mesi di vita è di non lamentarmi mai a causa delle malattia e in generale dei vari problemi emergenti nel corso della vita.  Se mi viene chiesto il perché non sono dare una risposta secca, certa a tale proposito, poi pensandoci bene una causa c’è nascosta in me: si chiama rigetto mentale. Che roba è il rigetto mentale? Premetto che tale riflessione non ha alcun fondamento derivato dalla dottrina psichiatrica e da studi di carattere psicologico, ma da una mia osservazione maturata nel corso dello scivolare e scorrere dei tempi, degli anni.

Bene parto dal principio lo stare per tanto tempo ricoverato in ospedale durante buona parte della mia infanzia e quota dell’adolescenza mi ha fatto incontrare sempre e costantemente la triste e noiosa litania della lamentazione e dolore caricato oltre la sua reale portata e natura. Cos’è per me il dolore, no, non quello recitato o maniacale ma bensì derivato da una malattia, un trauma fisico e circostanze derivate?

La risposta e presto detto, circoscritta a quel momento dove trovi da sentire il male e reagire al medesimo urlando e soffrendo a sua causa. Ecco l’esempio per tutti da bambino si rappresentava quando ad ogni giorno di ricovero corrispondeva molti prelievi del sangue dal braccio, mano, gamba , iniezioni dolorose di cortisone nelle chiappe e altri esami diagnostici non proprio amichevoli. Come già ricordato più volte in queste pagine all’epoca, anni 80, non si impiegavano in pediatria tranquillanti e anestetizzanti anche solo locali per alleviare il dolore, la sofferenza provata nel corso dei vari esami, con strumenti molto grossolani rispetto ad oggi e aghi di metallo e di diametro molto grosso al cospetto degli attuali. Siccome la sofferenza e il dolore erano molto provanti beh quando venivano superati era per una fonte di sollievo poter godere di un attimo di pausa.

Una cosa che mi infastidiva allora come adesso, ma molto di più all’epoca, erano coloro che non smettevano mai di lamentarsi, di piangere, a forza di farmi “esperienza” nel reparto di pediatria avevo ormai capito quando c’era una ragione autentica nel soffrire e quando no. A tal proposito racconto un aneddoto: avevo otto anni e in camera con me c’era un bimbo di un anno più grande che non faceva altro che piangere dal momento della visita dei medici fin verso prima di cena e nonostante gli facessero esami e controlli molto meno invasivi dei miei, non aveva alcuna patologia cronica ma era stato ricoverato per una febbriciattola dura a sparire. Un pomeriggio cominciai a spazientirmi, siccome io ero dentro già da tre settimane e lui solo tre giorni, con i pediatri che avevano comunicato ai genitori delle dimissioni nel giro di un paio di dì, e lui continuava a frignare, a un certo punto gli chiesi: perché piangi sempre? Ormai vai a casa, stai bene, dovresti essere contento? E lui con candida certezza mi rispose: siamo in ospedale e qui si piange, sempre.

Ognuno ha la sua sfera emotiva e maschera da portare: a me un comportamento, atteggiamento che ha dato sempre e profondamente fastidio oltre a ricamatura e caricatura del dolore, del pianto è l’utilizzo strumentale del stesso, della malattia allo scopo di suscitare senso di pietà, misericordia, compassione per altri fini. E’ una parte emotiva della mia vita di malato che non avevo mai affrontato ma oggi ho voluto rompere un tabù.

Pag 1 of 212

Spot

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

Newsletter



Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons


2016 Image Banner 120 x 600