Instagram

Pag 1 of 512345

Terapia e tortura

DIABETEASY per partecipare clicca qui

Prima di entrare nel vivo del contributo odierno una premessa importante per tentare di far capire il contesto del discorso: i diabetici, sia come concetto sociale che scientifico medico, non esistono. Esiste il diabetico, punto. Per un insieme di ragioni ciascuno è un pezzo unico anche con tale patologia, il diabete tipo 1, non solo per il patrimonio genetico e cellulare, le interazioni del sistema immunitario e metabolico, la flora intestinale, ma per il contesto, epoca e sfondo socio-economico culturale, basi educative del singolo e soprattutto del nucleo famigliare (madre padre tutor) al momento dell’esordio della malattia e nei successivi due anni di vita con la medesima. Quindi troviamo chi ha 50 anni di vita con il diabete tipo 1 e sta divinamente, chi sta bene, chi sta, chi non sta tanto bene, chi non sta bene, chi sta male, chi sta malissimo e chi non c’è più. Un poco di ironia per non tediare con la solita elencazione di complicanze, comorbilità e altro ancora.

Detto tutto questo vengo al tema.

Quando la cura si fa tortura: come ho avuto modo di scrivere nella pagina di questo blog “Vivo con il diabete” la malattia mi fu diagnostica nel 1963 ed avevo un anno e otto mesi di vita, e a partire da quel momento sino al 1970 ebbi un totale di ricoveri ospedalieri in pediatria pari a due anni e sei mesi per le consuete cause del diabete (coma ipoglicemico, chetoacidosi e iperglicemia, convulsioni). All’epoca lo sfondo diagnostico e terapeutico non andava per il sottile, anzi stava sul grosso. E così ogni giorno di ricovero il sottoscritto veniva sottoposto a quattro prelievi del sangue al giorno dal braccio, polso o altra parte del corpo, con aghi spessi come chiodi e senza anestesia locale nel punto soggetto a prelievo. Per non parlare poi dei raggi X ai reni, in quei anni un must di autentico godimento: la preparazione era simile a quella oggi praticata per la colonscopia e al momento dell’effettuazione della radiografia venivi tenuto fermo da due infermieri perché da un lato una specie di morsa schiacciava il ventre per poter meglio effettuare i raggi e contestualmente veniva iniettato in vena un reagente.

Grazie a questi anni di torture psicofisiche superai l’agofobia.

Ma in compenso imparai molto presto che i bambini non sono tutti trattati allo stesso modo, come anche oggi del resto. Nel mentre abbiamo la sanità pubblica suddivisa per regioni e USL, fino a prima del 1979 esistevano le mutue, ovvero enti parastatali per l’assistenza sanitaria suddivisi per corporazioni professionali e di mestieri. I poveri e disoccupati venivano seguiti dagli ECA, Enti Comunali di Assistenza. Bene fino ai 18 anni io ero in carico ai miei genitori i quali avevano come mutua l’INAM, quella per intenderci degli operai e braccianti ma anche dei preti. Ed ognuna di queste aveva delle differenziazioni anche di sostanza. Ad esempio l’ENPAS passava ai bambini l’anestesia locale per prelievi e simili.

Insomma lasciando perdere concetti giuridici, politici, filosofici e teologici il dato di fatto e molto semplice: nella giungla umana vince chi è pronto di riflessi, pertanto ricordatevi di farvi fare il test di Mengazzini e altre prove neurologiche di tanto in tanto.

La vita è unica e tranne l’esito finale non è uguale per tutti, affatto.



Insight

Affrontare la vita con leggerezza

Il diabete tipo 1 nella media è un qualcosa che pesa oppure cosa? Domandona vero! E sorge per un semplice fatto: venendo a mancare dati strutturati e affidabili sulla condizione diabetica di tipo 1 in Italia si naviga a vista, con livelli approssimativi circa l’effettivo impatto della patologia sulle persone e sistema sanitario.

Sui numeri si gioca spesso e volentieri, un dato secco: in Italia come per buona parte dei paesi europei manca il registro per la patologia diabetica, strumento che, se ci fosse, servirebbe non solo per il censimento sanitario della popolazione con questa malattia, ma anche per condurre analisi e ricerche per la cura, le criticità e problematiche che tale fenomeno porta nella salute della popolazione.

E allora si ha solo una percezione del problema, di quanto siamo e come stiamo.

I social network, e Facebook in particolare, sembrano fornire uno riscontro sullo stato d’animo dei diabetici, seppur preso con le pinze e guardato con attenzione,

Da “ Insight” il tool di amministrazione della pagina di questo blog sul predetto social network dai cui si estraggono i dati sull’interazione dei profili con Il Mio Diabete si ha una campionatura piuttosto chiara di come si approcciano e vivono la malattia i diabetici tipo 1 e una quota parte dei tipo 2

Quanto emerge è un scenario variabile tendente al bello dalle circa 35000 interazioni quotidiane sulla pagina.

Praticamente il 90% dei diabetici non ha problemi con la malattia, o non li avverte, tra i due tipi il 2 è quello più preoccupato circa il proprio stato e l’evoluzione della condizione.

Il 10% di coloro che avvertono difficoltà o stanno male a causa del diabete sono ripartiti al loro interno tra origine mentale del malessere, la preponderante, e carnale in ultimo grado.

Certo la scientificità di queste rilevazioni non attendibile ma rappresenta comunque sempre un indicatore da non trascurare se comparato con i risultati prodotti da studi e analisi comprovate e testate a livello transnazionale.

In conclusione il “popolo diabetico” dei social vive bene la malattia e siccome la buona parte di questa popolazione ha meno di 40 anni d’età il valore del risultato è ancora più incoraggiante e pesante per la sua portata complessiva.

È evidente che i livelli di autarchia gestionale della malattia coniugati con un quadro patologico buono rendono bene in termini di condizione di salute.



Frittata con prosciutto

Frittata con prosciutto
Print
Tipo ricetta: Carni e Uova
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Per diminuire i tempi di cottura e conservare sia alle uova sia al prosciutto la loro fragranza è conveniente coprire la padella per i primi due o tre minuti, scoprendo e lasciando poi asciugare la frittata dopo averla rivoltata.
Ingredienti
  • uova di gallina (n. 4)
  • parmigiano (10 g)
  • prosciutto cotto (50 g)
  • sale (q. b.)
  • olio di semi (q. b.)
  • pepe (q. b.)
Preparazione
  1. - Tagliare a listarelle il prosciutto
  2. - Sbattere le uova in un recipiente
  3. - Unirvi il prosciutto, il formaggio grattugiato, il sale e il pepe
  4. - Mescolare sino a quando gli elementi si sono amalgamati bene
  5. - Scaldare l´olio nella padella (meglio se di ferro)
  6. - Versare il preparato quando l´olio inizia a fumare
  7. - Mescolare velocemente con un cucchiaio di legno
  8. - Girare e far cuocere dalla parte opposta appena inizia a solidificarsi
  9. - Cuocere a fuoco vivo per permettere alla frittata di colorarsi all´esterno e rimanere morbida all´interno
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 177 Grassi: 14 Carboidrati: 1 Proteine: 10

Diabete tipo 2: una soluzione iniettabile può tenere sotto controllo la glicemia per settimane

Nuovo trattamento dura più di due settimane nei primati, promettendo di eclissare le attuali opzioni di trattamento negli esseri umani

Gli ingegneri biomedici della Duke University hanno creato una tecnologia che potrebbe fornire settimane di controllo del glucosio per il diabete tipo 2 con una singola iniezione, la cosa sarebbe un notevole miglioramento rispetto alle terapie attuali. Nei primati, il trattamento ha dimostrato di durare per settimane, piuttosto che giorni.

Con la creazione di un meccanismo a rilascio controllato per un farmaco e ottimizzare il suo tempo di circolazione nel corpo, questa nuova iniezione di biopolimero ha il potenziale per sostituire le iniezioni giornaliere o settimanali di insulina con una sola, una volta  o due al mese neii trattamenti per il tipo 2 diabete.

La nuova terapia è descritto 5 giugno in Nature Biomedical Engineering.

Molti trattamenti attuali per il diabete di tipo 2 utilizzano una molecola di segnalazione chiamata glucagone-like peptide-1 (GLP-1) per provocare il rilascio dell’insulina nel pancreas per controllare lo zucchero nel sangue. Tuttavia, questo peptide ha una breve emivita e viene eliminato dal corpo rapidamente.

Per rendere i trattamenti più duraturi nel tempo, i ricercatori hanno in precedenza fuso GLP-1 con microsfere sintetiche e biomolecole, come gli anticorpi, che li rende attivi per due o tre giorni nei topi e fino ad una settimana negli esseri umani. Nonostante questo miglioramento, molti di questi trattamenti non includono un meccanismo per controllare la velocità di rilascio del peptide, che causa l’efficacia del trattamento di plateau dopo un uso prolungato.

Ora i ricercatori della Duke hanno creato una tecnologia che fonde GLP-1 ad un elastina come polipeptide sensibile al calore (ELP) in una soluzione che può essere iniettata nella pelle attraverso un ago standard. Una volta iniettata, la soluzione reagisce con il calore del corpo per formare un gel biodegradabile-like “depot” che rilascia lentamente il farmaco come si scioglie. In esperimenti su animali, la terapia offre il controllo del glucosio fino a tre volte più a lungo rispetto rispetto ai trattamenti attualmente sul mercato.

 

In ulteriori prove, la squadra ha trovato che la formulazione ottimale migliora il controllo del glucosio nelle scimmie rhesus per più di 14 giorni dopo una singola iniezione, mentre rilascia il farmaco ad una velocità costante per tutta la durata della prova.

“La cosa che è eccitante di questo lavoro è stata la nostra capacità di dimostrare che il farmaco potrebbe durare più di due settimane in primati non umani”, dice Kelli Luginbuhl, uno studente di dottorato nel laboratorio Chilkoti e co-autore dello studio. “Perché il nostro metabolismo è più lento di scimmie e topi, il trattamento dovrebbe teoricamente durare anche più a lungo negli esseri umani, così la nostra speranza è che questa sarà la prima formulazione bi-settimanale o una volta al mese per le persone con diabete di tipo 2”.

Attualmente, la più lunga durata d’azione trattamento di controllo del glucosio sul mercato, la Dulaglutide, richiede un’iniezione una volta alla settimana, mentre le terapie di insulina standard, spesso devono essere iniettato due volte o più ogni giorno.

Nonostante una varietà di opzioni di trattamento, il diabete di tipo 2 nella gestione pone ancora un problema. I pazienti non sempre raggiungono i loro obiettivi glicemici, e l’adesione a un piano di trattamento che si basa su frequenti dosaggi, specifici a pasto lascia spazio per l’errore umano. Limitando il numero di iniezioni una persona potrà  controllare meglio i livelli di glucosio, i ricercatori sperano che questo nuovo strumento permetterà di migliorare le opzioni di trattamento per la malattia.

I ricercatori hanno ora intenzione di studiare la risposta immunitaria alle iniezioni ripetute e testare il materiale con altri modelli animali. Chilkoti e Luginbuhl stanno anche valutando applicazioni aggiuntive per il sistema a rilascio controllato, come ad esempio la somministrazione di farmaci antidolorifici.

Chilkoti ha anche detto che, poiché il farmaco è sintetizzata all’interno di colture batteriche diE. coli, invece di cellule di mammifero, è più economico e veloce da produrre, il che lo rende un potenziale bersaglio per uso in paesi in via di sviluppo una volta che è commercializzato.



54 anni di mio diabete

La vita è progresso: nasci partendo da 0 e arrivi a due cifre, le mie oggi sono 54, pari agli anni di vita trascorsi con il diabete tipo 1. Una buona notizia no? Dicevano all’esordio che non sarei arrivato agli 8 anni d’età e a settembre ne faccio 56. Ma sappiamo, come la cronaca e i sondaggi confermano, che le previsioni e probabilità restano indicative.

Il mio diabete si appalesò nel 1963: cominciai con una sola iniezione d’insulina al giorno e senza controlli domestici dello zucchero nel sangue e nelle urine, ma tra l’esordio e fino al 1970 collezionai complessivi 38 mesi di ricovero in ospedale – pediatria.

Una tiritera che creava un atmosfera e ha lasciato il segno. A conferma di un semplice dato di fatto: ogni diabetico, per ragioni molteplici legate a: età della diagnosi, censo sociale, livello d’istruzione, clima familiare, preparazione e accettazione o meno della malattia, ha una evoluzione e crescita con tale patologia propria ed esclusiva. E comunque una predisposizione in generale a viverla in sé e non farne menzione con altri.

Io stesso fino a non molto tempo fa ho conservato un simile comportamento e non biasimo chi della cosiddetta mia categoria lo fa e la ragione è presto detta: tutti dicono di saperne di diabete, hanno qualcosa da dire, salvo poi mettere in evidenza banalità e luoghi comuni. L’elemento più marcato e noto è di fare di tutta un erba un fascio senza saperne una cippa delle differenze tra il diabete tipo 1 e tipo 2 e altre marcature ricomprese all’interno dello stesso 2, per non parlare poi del diabete LADA, Mody e gestazionale e via andare.

Una confusione che parte dalle molteplici sfaccettature mediche a quelle mediatiche e della rete che fanno del diabete una sorta di torre di babele, dove alla fine della fiera prevale e vince l’equazione: ciccione –mangione – diabetico.

Allora un tipo 1 ha due reazioni conseguenti: non smarronarsi con non ci arriva, fare quel che può in proprio perché tra dotti e sapienti poi non ti resta niente tra i denti.

54 anni di diabete – potrei raccontarvi una certezza circa la mia sopravvivenza con la tale patologia: ho avuto un gran CULO. Sì, poiché dall’esordio fino a circa 10 anni fa nessun medico era mai riuscito a tenermi compensata la glicemia. Tant’è che a un certo punto della mia esistenza, tra i 20 e 35 anni d’età smisi di farmi vedere in diabetologia al Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna ovvero dall’anno 1980 sino al 1995.

Pazzo? Lascio a voi il commento. Per quel che mi riguarda riporto sono un passaggio risalente al 1980: Facevi tra mezz’ora e un’ora per espletare la procedura di accettazione, stavi a digiuno per un solo controllo glicemico alle 8 del mattino e se andava bene via a casa, se andava male lo ripetevi verso le 11 fino a buon esito ma senza lettura di diari glicemici o istruzioni utili a migliorare il mio stato patologico.

E anche per quest’anno è andata.



Pag 1 of 512345

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

Newsletter



Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

IMD è mobile

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


2016 Image Banner 120 x 600