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nefropatia

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Dimenticavo?

L’esposizione dei vari aspetti che circondano il mondo diabete e gli argomenti ad esso collegati oggi mi porta a riflettere su un tema poco descritto, così sembra scorrendo i sacri testi divulgativi e scandagliando la rete. L’argomento in questione riguarda l’effetto del diabete lungamente scompensato sui reni e ancor di più sulla vescica.

L’aver sempre, spesso l’iperglicemia, con valori superiori a 240 mg/dl, tra i vari effetti sull’organismo, oltre a orinare spesso (poliuria), causa un sforzo eccezionale per i nostri reni e i primi risultati del peggioramento renale sono dati da esami quali: creatinina e microalbuminuria che indicano, se valori sono fuori parametro, la presenza di una nefropatia diabetica e insufficienza renale cronica, quest’ultima è ancor più frequente con la concomitante coesistenza diabete e ipertensione arteriosa. A lungo andare se non si normalizzano i valori della glicemia la condizione renale può portare alla emodialisi.

Un altro effetto dello scompenso glicemico, con il passare degli anni, interessa la vescica e comporta una difficoltà del suo rilassamento e conseguente svuotamento. La vescica dolente è un punto frequente in questi casi e lo si può controllare assieme ai reni, ad esempio, con un’ecografia addominale. L’accumulo di residui urinari nella vescica favorisce la sedimentazione batterica e qundi l’accensione di processi infiammatori nell’organo frequenti come la comparsa di una cistite. La presenza di questi sintomi non è mai da sottovalutare e rinviare pena l’insorgenza di ulteriori complicanze e problemi per la nostra salute.

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Reni contro

Un lato del diabete che mi ha colpito, ma per fortuna le conseguenze sono ancora oggi sotto controllo, riguarda i miei reni. La creatinina veleggia tra gli 1,2 e gli 1,3 e la microalbuminuria, ultimo dato, > 30. Questo organo del mio, nostro corpo, è uno dei più sensibili e reattivi ad un diabete mal gestito e controllato, e quando le cose non vanno bene comincia a dare segni di difficoltà in progressione. Più uno se ne frega e più rischia di andare incontro a percorsi esistenziali irti di difficoltà fino ad arrivare alla dialisi o al trapianto d’organo con tutto quello che ne consegue.

La cosa che noto in questo frangente della mia vita, e che interessa l’intreccio diabete e leggera nefropatia diabetica,  come con un piccolo accorgimento nutrizionale posso alleggerire il carico di filtraggio dei miei reni: semplicemente cercando di ridurre l’apporto di proteine animali nella mia alimentazione quotidiana, ovvero con una dieta leggermente ipoproteica.

La conclusione: tra i vari passaggi da compiere nel monitoraggio del diabete vi è anche quello di tenere curata la salute dei reni e quindi di fare controlli periodici non solo della creatinina e microalbuminuria, ma anche una volta l’anno un ecografia addominale renale per non abbassare la guardia.

Di cosa si tratta?

pressione

Quando si parla di diabete e ipertensione arteriosa capita spesso si sentire come una svalutazione dell’argomento: e in effetti è proprio così; l’affermazione è congrua e fondata dalla mia esperienza. Il sottoscritto proviene da una famiglia di ipertesi, e fin qui niente di strano perché la pressione arteriosa elevata è presente in molte famiglie italiane, ma come al solito quando la condizione di cui sopra risulta asintomatica o non fastidiosa nel fisico si snobba il punto. Ignorare questo problema è molto rischioso, e con la presenza del diabete ancora di più.

Gli effetti dell’ipertensione arteriosa, se trascurati e incontrollati, possono portare a conseguenze gravi per l’organismo, esempio classico: l’ictus; con la presenza del diabete l’estensione ad altre patologie si concretizza frequentemente. Le manifestazioni ricorrenti sono: la retinopatia e nefropatia diabetica (problemi agli occhi e ai reni); quindi non sono cose da poco.

L’ipertensione è spesso presente con il diabete, anzi direi che sono due condizioni quasi sempre compresenti . La mia esperienza di percorso mi fa dire che è quasi più semplice tenere controllata la glicemia, mentre l’ipertensione risulta più resistente al trattamento farmacologico: ho cambiato diverse terapie in quindici anni, ma non ho trovato ancora il modo di stabilizzare i valori della pressione, ci riuscirò? Bella domanda che mi faccio, perlomeno in estate i valori pressori sono migliori e per l’inverno si vedrà.

I due lati della medaglia

giano bifronte

Cosa rende in fondo diverso il diabete di tipo 1 da quello di tipo 2 visto dal lato pratico del diabetico? Il primo è solitamente di lungo corso, dura tutta la vita poiché mediamente compare durante l’infanzia o l’adolescenza; inoltre presenta sintomi più o meno marcati come: l’ipoglicemia, la cheto acidosi, vomito ed altre manifestazioni fisiologiche. Il secondo tendenzialmente si appalesa in tarda età (anche se l’evoluzione sta cambiando rendendo più precoce l’esordio); dal punto di vista sintomatologico normalmente non da luogo a fastidi o dolori particolari, ed proprio questo il punto che fa differenza. Il diabete quindi come leggo dopo tanti anni di vita con questa condizione patologica? Semplice, la patologia diabetica e una malattia acida e conseguentemente corrosiva: nel diabete di tipo 1 se non tieni i valori dello zucchero nel sangue controllati la sua azione erosiva dell’intero organismo entra presto in azione, e  non solo con ipoglicemia, iperglicemia, cheto acidosi ma anche attraverso l’arrivo di altre complicazioni frutto della condizione di prima (vedi retinopatia, nefropatia, ecc.). Nel diabete di tipo 2 l’azione acido-corrosiva è ancora più subdola poiché essendo silente va quasi direttamente alla rottura del sistema (quando resta poco da fare nelle condizioni odierne) mediante la comparsa delle patologie legate alle stesse complicanze del diabete di tipo 1 (occhio, reni, cuore). Il paradigma testé espresso vuole cercare di rappresentare in modo semplice e chiaro cosa vuol dire e che comporta il diabete oggi.

Quando proprio non lo vorresti

ipo

Il diabete provoca degli estremismi: ovvero l’ipoglicemia, mancanza di zucchero nel sangue; l’iperglicemia, eccesso di zuccheri nel medesimo. L’effetto del primo è nel caso limite la perdita di coscienza; nel secondo, fra i vari, poliuria ed astenia, insonnia e cefalea. I vari aspetti e controindicazioni di queste manifestazione dello scompenso o alterazione  diabetica alla lunga portano alla comparsa di diverse patologie dette anche complicanze  diabetiche, per citarne alcune: retinopatia, neuropatia, nefropatia, e mi fermo perché la lista è lunga; per questi motivi i medici e non solo consigliano ai diabetici e parenti di mantenere monitorato il diabete in tutti gli aspetti che incidono nel suo equilibrio (controllo della glicemia, assunzione dell’insulina o dei farmaci, alimentazione ed esercizio fisico). A tutt’oggi non esistono, o almeno non mi risultano essere disponibili, strumenti in grado di allertare il diabetico circa l’arrivo dello “tsunami” ipoglicemico o iperglicemico: ho provato ad interpellare il Beghelli, mio conterraneo, per sapere se intendeva realizzare un “Salva Ipoglicemia”, ma non ho ricevuto risposta. Noi diabetici italiani  potremmo invitare il Beghelli a buttarsi nel progetto di qualcosa di assomigliante  così come ha fatto una blogger americana con la Apple Immagine anteprima YouTube per quanto riguarda l’impiego dell’Iphone nel controllo dei parametri glicemici, chissà che non si combini qualcosa. Nella speranzosa attesa continuiamo a destreggiarci con i consueti utensili in uso per il diabete e manteniamo viva nei nostri cuori la speranza. Un altro lato oscuro della materia ipoglicemica ed iperglicemica riguarda la comparsa dei fenomeni nel sonno: se ci accorgiamo del loro arrivo, o comunque riusciamo a tamponare gli effetti, una cosa che proprio non riusciamo ad evitare è la rottura del riposo; in una parola riprendere a dormire diventa un bel problema (almeno per me). Io di mio sono sempre stato “un dormiglione” è questo ha salvato fin’ora la mia condizione cardiovascolare, ma col passare del tempo divento sempre più sensibile alle interferenze nel sonno (non solo da ipo o iperglicemia, ma rumori molesti ad esempio). Il desiderio di rendere note queste condizioni vuole rappresentare uno stimolo per cercare di capire meglio la nostra condizione e di concerto trovare una possibile strategia di convivenza, anche perché un riposo non riuscito incide, come si sa, sull’umore e di conseguenza va ad impattare nella vita di ogni giorno, nelle nostre amicizie, nelle relazioni sociali; quindi rendere armonioso il sonno non è un vezzo ma una necessità.

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