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neuropatia

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Verso la fine della neuropatia diabetica e non solo?

DoloreI ricercatori scoprono il meccanismo chiave che provoca il dolore neuropatico. Gli scienziati della Davis, University of California, hanno identificato un meccanismo chiave nel dolore neuropatico. Della scoperta potrebbero eventualmente beneficiarne milioni di pazienti con dolore cronico da traumi, diabete, herpes zoster,sclerosi multipla o altre condizioni che causano danni ai nervi.

Un processo biologico chiamato stress del reticolo endoplasmatico, o ER stress, è la guida significativa del dolore neuropatico, lo ha detto il capo dei ricercatori Bora Inceoglu della UC Davis Department of Entomology and Nematology and UC Davis Comprehensive Cancer Center, e il coautore Ahmed Bettaieb, Department of Nutrition. L’opera è stata pubblicata il 6 luglio negli atti del Proceedings of the National Academy of Sciences.

“Si tratta di una scoperta fondamentale che apre nuovi modi per controllare il dolore cronico”, ha detto il co-autore Bruce Hammock, illustre professore presso il Dipartimento Davis Department of Entomology and Nematology and UC Davis Comprehensive Cancer.

“Possiamo ora specificamente cercare gli agenti per il controllo del ER stress e le sue vie a valle”, ha detto Hammock. “Questa ricerca è già in corso in una serie di laboratori che lavorano sul cancro e altre malattie.”

Lavorando con il professor Fawaz Haj del Department of Nutrition UC Davis, Bettaieb ha trovato che le firme molecolari associate con il diabete e il dolore neuropatico diabetico sono state collegati allo stress ER. Il dolore neuropatico è una conseguenza comune di entrambe le forme di diabete di tipo 1 e di tipo 2, che colpisce fino al 70 per cento dei pazienti.

Inceoglu, il quale lavora nel laboratorio di Hammock, ha dimostrato che il dolore neuropatico potrebbe essere presentato dai composti causanti l’ER stress e invertendo gli agenti bloccanti.

I ricercatori hanno precedentemente dimostrato che una classe di lipidi bioattivi naturali ha potenti effetti analgesici nel corpo. Questi lipidi analgesici sono ripartiti nel corpo da un enzima, solubile epossido idrolasi. Il team è stato in grado di dimostrare che il blocco solubile lo stress epossido idrolasi blocchi ER e dolore neuropatico sono associati.

L’opera getta nuova luce su almeno un processo biologico che media il dolore neuropatico, sostiene Inceoglu. Con questa conoscenza, i ricercatori possono ora provare gli ER stress bloccanti nella clinica, e svolgere attività di ricerca fondamentale su come i diversi tipi di dolore raggruppati sotto il nome di “neuropatico” diversi l’uno dall’altro rispondono a nuovi farmaci.

Lo studio fornisce prove convincenti di un nuovo concetto di ciò che provoca il dolore neuropatico, ha dichiarato John Imig, professore di farmacologia e tossicologia presso il Medical College of Wisconsin, Milwaukee, che non è stato coinvolto nello studio. Il lavoro fornisce nuove opportunità per farmaci o combinazioni di farmaci per il trattamento del dolore cronico, ha detto.

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Piedi sicuri

g_pi18_Pressure-monitoring-stockings-to-prevent-wounds-in-diabeticsUna perdita di sensibilità nei piedi può avere gravi conseguenze, soprattutto per quanti hanno la neuropatia diabetica. Tali pazienti sono incapaci di percepire la pressione sui piedi spesso sviluppando gravi ferite che possono portare alla cancrena e amputazioni. I ricercatori dell‘Istituto Fraunhofer di Erlangen, in Germania hanno effettuato studi   sull’impiego dei silicati per i circuiti integrati creando una calza di monitoraggio della pressione da carico plantare, il prototipo lancia segnali all’utilizzatore di quando cambiare le posizioni, prendere una pausa, o continuare a camminare.

La calza ha 40 sensori elastici che combinano i dati per creare una mappa delle forze di pressione applicate ai piedi. Sono abbinate a suole delle scarpe intelligenti che misurano la pressione sulla parte inferiore del piede, ma il nuovo dispositivo copre una zona significativamente maggiore, compresa la caviglia e la parte superiore del piede.

I sensori sono realizzati in film di silicone con elettrodi flessibili che effettuano il collegamento elettrico. L’unità di controllo collegata alla calza è ancora un poco ingombrante, ma i ricercatori stanno lavorando sulla sua miniaturizzazione e vogliono renderla staccabile. Sono anche in corso di verifica i programmi per il lavaggio, poiché a differenza di molti altri dispositivi elettronici questo risulta essere puzzolente.

Mi stai sui nervi!

stare sui nerviCirca il 50 per cento dei pazienti con diabete soffre di danni ai nervi, o neuropatia. Non esiste cura, e il trattamento più efficace sta nel mantenere la glicemia sotto controllo, con l’effetto di rallentare soltanto la neuropatia. Un nuovo studio pubblicato Journal of Neurophysiology., però, introduce una nuova alternativa, gli omega-3 acidi grassi che si trovano nell’olio di pesce. Lo studio dimostra che gli integratori di olio di pesce sarebbero in grado di ripristinare la condizione dei nervi danneggiati dal diabete nei topi.

“La neuropatia diabetica è una complicanza molto costosa e debilitante del diabete. E ‘la principale causa di ulcere del piede e amputazioni legate da evento non traumatico e l’impatto della neuropatia diabetica sul paziente e famiglia non è misurabile,” ha dichiarato Mark Yorek del VA Medical Center in Iowa City, ricercatore principale dello studio. L’olio di pesce è un approccio di trattamento interessante perché “gli integratori sono considerati molto sicuri e possono essere facilmente tradotti in cura quotidiana. L’olio di pesce potrebbe essere facile da prendere, come una vitamina, e dovrebbe avere pochi effetti collaterali quando combinato con altri farmaci”, ha spiegato Yorek .

Precedenti studi su obesità e diabete hanno riportato una migliore gestione dello zucchero nel sangue, funzionalità epatica e infiammazione ridotta con il trattamento degli acidi grassi omega-3. I benefici per la salute sono stati attribuiti a molecole protettive prodotte dagli acidi grassi omega-3, di cui un tipo chiamato resolvine. Il gruppo di ricerca aveva già osservato che le diete arricchite con acidi grassi omega-3 da olio di pesce miglioravano la neuropatia diabetica nei ratti con diabete di tipo 1 e di tipo 2, e in questo nuovo studio hanno esaminato il motivo.

I ricercatori hanno usato un modello murino di diabete per studiare l’effetto dell’olio di pesce. I topi diabetici sono stati nutriti con una dieta ricca di grassi e trattati con iniezioni quotidiane di resolvin o una dieta ricca di grassi, in cui la metà del grasso veniva da olio di pesce. I risultati sono stati confrontati con topi sani, non diabetici.

I ricercatori hanno scoperto che i topi diabetici non trattati avevano diminuito il senso del tatto nelle loro zampe il che corrispondeva a un minor numero di nervi nella ??pelle della zampa e la trasmissione più lenta dei segnali lungo gli stessi. Gli occhi dei topi diabetici non trattati avevano avuto anche un minor innervamento. Anche se l’olio di pesce nella dieta e il resolvin non ha fatto abbassare i livelli di glucosio verso la linea della normalità glicemica, il trattamento ha migliorato la salute dei nervi, in termini di densità e trasmissione del segnale sensoriale. I ricercatori hanno anche osservato che le cellule nervose sono state stimolate dal Resolvin a crescere.

“Anche se ancora molto lavoro deve essere fatto, comprese le sperimentazioni cliniche con soggetti umani, i nostri studi sugli animali suggeriscono che l’olio di pesce può invertire alcuni degli effetti nocivi del diabete sui nervi. Il nostro intento è quello di fare più studi sugli animali per dimostrare che il trattamento mediante olio di pesce può invertire gli effetti nocivi del diabete sui nervi, anche dopo un lungo periodo di scompenso glicemico. Al termine di questo lavoro, speriamo di iniziare gli studi con pazienti diabetici neuropatici”, ha detto Yorek.

Quindi: olio di gomito e avanti!

Esisto e resisto

DoloreNonostante il dolore faccia il pieno come il fieno nei campi primaverili si copre di tante colture, nonostante allergie e altre brutte compagnie si appalesino costantemente nel corpo, nella carne io ancora non mi arrendo. A volte scrivo a stento, altre spengo e riaccendo, toccano i polpastrelli sullo schermo del tablet o sulla tastiera del Mac e un segnale dolente appare immediatamente a ricordarmi che non posso farci niente.

Sono simpatico? Vorrei essere antipatico: anzi preciso neuroantipatico, invece purtroppo sono neuropatico diabetico e non mi preoccupo del lato estetico ma di quello pratico, anzi manuale, poiché a lungo andare sento mi impedirà di poter fare ma spero non pensare. A volte per comporre i pensieri pubblicati anche nel blog mi affido a Siri ma francamente va bene per scritti brevi.

La neuropatia diabetica si presenta abitualmente come una polineuropatia prevalentemente sensitiva, simmetrica, distale, la quale provoca deficit di sensibilità che cominciano e sono di solito prevalentemente caratterizzati da una distribuzione a calza e a guanto. Essa può causare intorpidimento, formicolii e parestesie agli arti e, meno frequentemente, un dolore profondo intenso e debilitante e iperestesie. I riflessi achillei sono di solito diminuiti o assenti. La neuropatia autonomica insorge principalmente nei diabetici con polineuropatia e può causare ipotensione posturale, disturbi della sudorazione, impotenza ed eiaculazione retrograda negli uomini, compromissione della funzione vescicale, ritardo dello svuotamento gastrico (talvolta con dumping syndrome), disfunzioni esofagee, stipsi o diarrea e diarrea notturna. Nei diabetici, una riduzione della risposta della frequenza cardiaca alla manovra del Valsalva o all’ortostatismo e una mancanza di variazione della frequenza cardiaca durante la respirazione profonda sono un segno di neuropatia autonomica.

Le ulcere dei piedi e i problemi articolari sono cause importanti di morbilità nel diabete mellito. La causa predisponente più importante è la polineuropatia diabetica: la denervazione sensoriale compromette infatti la percezione dei traumi minori provocati da cause banali come le scarpe che calzano male o i sassolini. Le alterazioni della sensibilità propriocettiva conducono ad anomalie di distribuzione del carico corporeo e talvolta allo sviluppo di un’artropatia di Charcot.

Il rischio di infezioni da funghi e batteri è aumentato a causa della depressione dell’immunità cellulare provocata dall’iperglicemia acuta e dai deficit circolatori indotti dall’iperglicemia cronica. Le infezioni cutanee periferiche e il mughetto orale e vaginale sono le forme più frequenti. Un’infezione micotica può essere il processo iniziale che porta alla formazione di lesioni interdigitali umide, rotture, fissurazioni e ulcerazioni che favoriscono l’invasione batterica secondaria. I pazienti con ulcere dei piedi infette spesso non sentono dolore a causa della neuropatia e non hanno sintomi sistemici fino alle fasi avanzate di un decorso che viene in genere trascurato. Le ulcere profonde, e particolarmente le ulcere associate a una cellulite identificabile, richiedono il ricovero ospedaliero immediato a causa del rischio di sviluppo di una tossicità sistemica e di un’invalidità permanente. La presenza di un’osteomielite deve essere esclusa mediante indagini radiografiche dell’osso. La pulizia chirurgica precoce è una parte essenziale del trattamento, ma talvolta è necessaria l’amputazione.

Il guaio delle complicanze diabetiche sta proprio nella loro irrimediabilità e anche i trattamenti farmacologici, laddove esistenti, non danno sollievo, come il caso della neuropatia. Ma anche l’impiego degli antidolorifici va preso con estrema attenzione e previo confronto medico poiché sono molte le controindicazioni, in specie per il cuore, reni e fegato.

Esisto e resisto.

Eliminazione del dolore nella neuropatia diabetica periferica

doloreA piedi nudi sulla sabbia “e come camminare sul vetro”: questa la condizione per Keith Wenckowski, che ha vissuto per più di due decenni con diabete di tipo 1  e una complicanza neuropatica sviluppata agli arti inferiori.

Uno dei partecipanti in un nuovo studio della Northwestern Medicine dedicato a chi soffre di dolorosa neuropatia diabetica (PDN): Wenckowski finalmente ha trovato sollievo dal dolore costante al piede che gli imponeva di indossare scarpe in ogni momento, anche in spiaggia.

Lo studio ha trovato come quelli con PDN riceventi due cicli a basse dosi di una terapia genica non-virale chiamata VM202, hanno  avuto un significativo miglioramento e remissione del dolore per una durata di più mesi.

«Ora posso andare in spiaggia e camminare sulla sabbia senza sentirmi come del  vetro sotto la pianta”, ha detto Wenckowski.

I risultati di questa seconda fase dello studio, in doppio cieco, controllato con placebo sono stati pubblicati il 5 marzo sulla rivista Annals of Clinical  and translational Neurology.

In questo momento non esiste alcun trattamento per questa malattia dei nervi periferici che colpisce dal 20 al 25% dei diabetici. I pazienti con la forma più estrema della malattia provano dolore intenso anche con un leggero tocco o contatto con altra superficie di qualsiasi natura. Il dolore può interferire con le attività quotidiane, il sonno, l’umore e può diminuire la qualità della vita.

“Coloro che hanno ricevuto la terapia hanno segnalato più di una riduzione del 50 per cento dei loro sintomi e praticamente senza effetti collaterali”, ha detto il dottor Jack Kessler, autore principale dello studio. “Non solo il dolore si è riportato a livelli tollerabili, ma è anche migliorata la loro capacità di percepire un tocco molto, molto leggero.”

Kessler è professor di biologia delle cellule staminali nel reparto di neurologia presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine.

Il VM202 contiene il gene fattore di crescita degli epatociti umani (HGF). Il fattore di crescita è una proteina naturalmente presente nel corpo che agisce sulle cellule, in questo caso le cellule nervose, per mantenerle in vita, sane e funzionanti.  Lo studio Future è necessario per indagare se la terapia può effettivamente rigenerare i nervi danneggiati, invertendo sulla neuropatia.

Wenckowski si sentiva continuamente intorpidito, ma oggi, a più di un anno da quando ha ricevuto la terapia, i suoi sintomi non sono ritornati. “Spero gli effetti non smettano di durare,” ha detto, e noi con lui.

I pazienti con neuropatia diabetica dolorosa hanno anormalmente elevati livelli di glucosio nel sangue. Questi alti livelli di glucosio possono essere tossici.

Le cellule nervose danneggiate inviano segnali anomali, causando nei pazienti dolore, di solito a carico degli arti inferiori e delle mani. La condizione può portare a lesioni, ulcere del piede croniche e anche amputazioni.

Gli antidolorifici e altri farmaci possono alleviare i sintomi, ma questi farmaci spesso presentano effetti collaterali indesiderati e pesanti su fegato, reni e cardiovascolari.

“Speriamo che il gli effetti positivi del trattamento porteranno ad aumentare la produzione locale di epatociti del fattore di crescita per contribuire a rigenerare i nervi e far crescere nuovi vasi sanguigni e di conseguenza a ridurre il dolore “, ha detto la dottoressa Senda Ajroud-Driss, professore associato in neurologia presso la Feinberg, e medico presso il Northwestern Memorial Hospital nonché coautore dello studio.

Ottantaquattro soggetti con PDN hanno completato questo studio. Sono andati in una clinica per due volte in un periodo di due settimane per una serie di iniezioni nella parte posteriore dei loro muscoli del polpaccio e parte inferiore delle gambe. Alcuni hanno ricevuto iniezioni di un placebo salino, altri una bassa dose di terapia e gli altri una dose più alta.

“Abbiamo trovato che i pazienti riceventi il dosaggio basso hanno avuto una migliore riduzione del dolore a differenza di coloro trattati con dose elevata o il placebo”, ha detto Ajroud-Driss. “Gli effetti collaterali sono stati limitati a reazioni nell sito di iniezione.”

A tre mesi di distanza dall’avvio del trattamento i pazienti del gruppo a basso dosaggio hanno sperimentato una significativa riduzione del dolore rispetto al gruppo placebo. L’effetto persisteva a sei e nove mesi di distanza nel gruppo a basso dosaggio, hanno detto gli scienziati.

Prossimamente sarà avviata una fase tre dello ricerca con un bacino di pazienti molto più ampio.

“In questo momento non c’è farmaco che può invertire sulla neuropatia,” ha detto Kessler. “Il nostro obiettivo è quello di sviluppare un trattamento. Se siamo in grado di dimostrare con più pazienti che si tratta di un fenomeno molto reale, quindi siamo in grado di evidenziare che abbiamo migliorato non solo i sintomi della malattia, vale a dire il dolore, ma effettivamente migliorato la funzione, beh allora possiamo dire di aver assolto in pienezza il nostro compito è aver dato veramente un cura, la prima, in questo ambito, e le condizioni ci sono. “

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