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Danno del rene visto nella maggior parte dei pazienti con T1D di lunga durata

La maggior parte dei pazienti con diabete di tipo 1 (T1D) di lunga durata hanno un certo grado di insufficienza renale, secondo uno studio pubblicato online 4 ottobre in Diabetes Care.

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Tina Costacou, Ph.D., e Trevor J. Orchard dell’Università di Pittsburgh hanno esaminato il rischio cumulativo di complicanze renali di cinquantenni in 932 partecipanti da una coorte T1D diagnosticato in età infantile nel periodo 1950 -1980. In totale, 144 partecipanti è morto prima della linea di base (1986-1998), 130 sono stati seguiti con indagini periodiche e 658 con verifiche biennali.
I ricercatori hanno scoperto che la malattia renale nella fase finale (ESRD) aveva colpito il 60% della coorte con 50 anni di durata del T1D, mentre la macroalbuminuria e la microalbuminuria hanno interessato rispettivamente il 72 e 88 percento dei soggetti. Nelle coorte più “giovane” c’erano pochi riscontri circa una diminuzione dell’incidenza cumulativa, ad eccezione della ESRD, che ha avuto una diminuzione del 45% per quanti hanno una durata inferiore ai 40 del  T1D, mentre la microalbuminuria è aumentata del 3% e la macroalbuminuria non è cambiata. Il rischio più basso è stato visto nei diabetici tipo con insorgenza da non più di 6 anni, senza alcuna differenza di incidenza per sesso.
“Alcuni gradi di malattie renali in T1D sono praticamente universali per lunghe durate e non in declino, questi hanno importanti implicazioni per la sanità e le strategie di ricerca”, scrivono gli autori.



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Sono gocce di rugiada

Lo scarso sabato sono andato a ritirare il materiale di ricambio per il microinfusore d’insulina (kit d’infusione più sensori) e la dotazione utile all’autocontrollo domestico della glicemia come strisce e aghetti pungi dito, consegna e regolare la prossima fornitura sarà tra tre mesi. Nella dotazione ci sono anche tre confezioni di Keto – Diastix, strisce reattive per il controllo della glicosuria e della presenza di corpi chetonici (acetone) nell’urina. Un tempo quando non v’erano gli strumenti per il controllo a casa della glicemia l’unico modo di riuscire a capire se il diabete andava male o bene era attraverso il controllo della presenza dello zucchero nell’urina. Ciò avveniva dissolvendo nel campione contenuto in una provetta una pastiglia di reagente la quale, a seconda del colore che assumeva, blu andava bene, rosso andava male, indicava come ero messo. Oggi l’analisi delle urine,attraverso l’impiego delle menzionate strisce, per un diabetico è importante per due ragioni: primo a capire attraverso la presenza o meno della quantità di zucchero presente, l’impegno dei reni per filtrare il componente e così preservare gli stessi da nefropatia diabetica futura (una complicanza legata al diabete lungamente fuori controllo); secondo, la presenza d’acetone poiché anche questo è un ‘importante campanello d’allarme circa l’estremizzazione dello scompenso glicemico e l’aggravarsi della condizione. Un esame periodico del sangue per sapere ancora meglio lo stato dei reni nel diabetico è rappresentato dalla microalbuminuria: essa rileva la presenza nelle urine di una significativa quantità di albumina; e compare generalmente, ma non necessariamente, dopo un periodo più o meno lungo di microalbuminuria e indica un cattivo funzionamento dei reni. La microalbuminuria è una condizione patologica, transitoria o permanente, che può talvolta evolvere in proteinuria franca ed esprime un’alterazione della permeabilità dei glomeruli renali alle proteine.

Si osserva spesso microalbuminuria nella fase iniziale del danno renale conseguente ad ipertensione arteriosa e in quello della nefropatia diabetica. Inizialmente saltuaria e reversibile in seguito a terapia dietetica o farmacologica della condizione di base (in tale fase è dovuta prevelentemente all’iperfiltrazione renale), con il tempo tende a diventare permanente, esprimendo un danno strutturale dei glomeruli. In questo caso si può osservare il passaggio da micro- a macroalbuminuria (escrezione di albumina in quantità superiore ai limiti massimi sopra indicati). (fonte Wikipedia)

Ecco perché è altresì importante controllare la presenza di zucchero nelle urine e cercare di rimettere ordine alle cose dopo non molto tempo. Per finire giovedì e venerdì scorsi si è svolta la giornata mondiale del rene, per l’informazione e prevenzione delle patologie legate a questo importante e delicato organo. A Bologna l’iniziativa a avuto un enorme successo: quattrocento persone si sono sottoposte alla visita e molte che non avevano prenotato sono state rimandate indietro. Oltre i confini geografici e mentali di ciascuno di noi ricordiamoci di volerci bene dalla testa ai piedi con un colpo di reni ce la possiamo fare.

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Questione di reni

reneIl prossimo 12 marzo ’09 si svolge la Giornata Mondiale del Rene: un problema sottovalutato che va preso in anticipo a partire dal controllo dell’ipertensione arteriosa (quindi occorre monitorare la pressione) e naturalmente il diabete può costituire una minaccia se scompensato, attraverso una sua complicanza denominata nefropatia diabetica. A proposito io soffro di una leggera insufficienza renale cronica, e in tal senso ho fatto martedì scorso una visita nefrologica. L’esito del controllo medico è stato buono: la condizione renale, grazie anche al diabete ben equilibrato ed alla pressione arteriosa che di pari passo viene ben tenuta, è ben conservata. L’unica variazione suggerita dal medico riguarda il trattamento ipertensivo, tramite la sostituzione del farmaco Zanedip con il Cardicor (il medicamento aiuterebbe a contenere la mia tachicardia). Detto questo conviene non sottovalutare la condizione di salute dei nostri reni, poiché interventi tardivi potrebbero nuocere la loro funzionalità e quella dell’intero sistema cardiovascolare, con effetti nefasti per la nostra salute.

Pancreas+Rene

 rene

Secondo i risultati di una ricerca compiuta in Germania  rispetto al trapianto di rene, uno simultaneo di rene-pancreas,  migliora le probabilità di sopravvivenza a lungo termine in pazienti con diabete di tipo 1 e malattia renale all’ultimo stadio. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista "Journal of the American Society of Nephrology". Il capo dei ricercatori: Dr. Christian Morath, dell’università di Heidelberg, ha affermato che questo genere di trapianto aiuta, inoltre, il miglioramento delle condizioni cardiovascolari dei pazienti trattati. Aggiungo che i risultati della ricerca non sono, di per sé, nuovi; ma confermano un dato già presente nella realtà, infatti molti diabetici, anche in Italia, hanno tratto beneficio da questo genere di soluzione.

Ulteriori informazioni sono presenti sul sito dedicato al trapianto dei reni (in inglese) Kidney transplant.

 

La pillola promessa

Pillola

HAIFA, Israele,  24 dicembre – una sostanza derivata dal lievito è stata esaminata in Israele come trattamento orale potenziale per il diabete e le sue complicanze . La sostanza – fattore di tolleranza del glucosio, o GTF – promette di rallentare i processi di ossidazione che possono provocare l’ictus e gli attacchi di cuore. Il GTF nella fase iniziale del diabete può evitare, o fa ritardare, le complicazioni renali, così come le cataratte e i danni alla retina.

“la ricerca è ora nella fase in cui la sostanza è stata esaminata con successo sui ratti ed è stata provata per ridurre lo zucchero ed i lipidi nel sangue degli animali trattati,” ha così affermato il capo della ricerca Nitsa Mirsky dell’università di Haifa. “La fase successiva della ricerca deve valutare l’efficacia del GTF sull’uomo.”

I risultati indicano che GTF si comporta similmente ad insulina nei ratti. Abbassa il livello della lipoproteina a bassa densità, il colesterolo “difettoso” – e aumenta il livello delle lipoproteine ad alta densità, o “il colesterolo buono “. GTF sembra migliorare l’efficacia dell’insulina iniettata. Una ulteriore ricerca, afferma Mirsky, è necessaria per trovare un regime di interazione tra insulina e GTF come trattamento potenziale per il diabete.

Fonte: UPI

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